Tenendo fede al loro originalissimo moniker i V-Anger ci regalano un debut album che e' una badilata sui denti!!!

Era da un po' che una band all'esordio non mi faceva sbattere la testa cosi, un pezzo dopo l'altro.

Fondamentalmente la formula V-Anger prevede un Thrash Metal nella sua versione anni '90, ovvero    tracce a velocita' warp, arricchite da stacchi apri-mandibole.

La componente hardcore li rende molto vicini anche a gruppi come gli Hatebreed, specialmente nella parte vocale.

I pezzi sono di breve durata, di impatto, dalla formula molto semplice; a dimostrazione che non serve complicare il pane per fare Metal di qualita'.

Naturalmente il risultato nasce dall'esperienza, il combo milanese non e' composto da ragazzini di primo pelo, e questo porta ad un quid di esperienza e di know how indispensabile per un lavoro ad alto tasso di qualita'.

Il groove tende talvolta a prevalere come in Mad For Hate, dove fanno capolino alcune sonorita' care ai Meshuggah che si mescolano alla perfezione col mid-tempo incalzante.

Il paragone piu' vicino che si puo' azzardare e' quello coi primi Machine Head, carichi di stacchi spezza ossa e parti da mosh sfrenato.

In Shovel We Trust, il (geniale) titolo dell'album, si candida seriamente al ruolo di migliore uscita underground degli ultimi anni, e in ambito strettamente thrash siamo di certo nella top 5.

Non si fa in tempo ad immergerci nell'atmosfera pienamente 90ies che il quartetto meneghino ci offre un ulteriore indizio dei loro ascolti preferiti.

Biotech is Godzilla made in V-Anger arriva diretta come un pugno in faccia, con una tale violenza che renderebbe orgoglioso lo zio Max.

In effetti la scelta dei suoni porta molto alla memoria i jungle boys nel periodo del loro massimo splendore commerciale ('93/'96), i suoni delle chitarre sono corposi, il basso e' un gorgoglio che ti scuote da dentro e la batteria “mena” come se ti suonassero di fronte.

La bravura di questi ragazzi sta nell'aver trovato il perfetto equilibrio tra un groove carico e mai banale, e parti tirate a velocita' supersonica. Nonostante la formula in se' sia semplice (beh a patto che sappiate suonare come loro), i pezzi scorrono sorprendendoti sempre, dal momento che offrono numerose variazioni sul tema.

In conclusione possiamo dire che i V-Anger  ne sanno un bel po', di sicuro piu' di tanti gruppi blasonati e ben piu' “pubblicizzati” del torbido underground italico.

La mia speranza e' che trovino al piu' presto lo spazio che gli spetta, prove alla mano, di diritto nel panorama metal tricolore.

 

Alle Rabitti

85/100