Ahhh la toscana… Ricordo con piacere, dal punto di vista culinario (data la mia mole di metallaro mangione) due particolari posti: Aulla per i suoi rinomati e gustosi panigacci e Siena per una gustosissima polenta con crema di parmigiano e salsiccia di Chianina che mi ha letteralmente fatto sbavare… 

Tuttavia quest’oggi non parleremo di cucina. Oggi parliamo dei Vexovoid, una band che si presenta come l’autrice di un prog-thrash metal interstellare, anche se il richiamo alle storie dello spazio rimane relegato “unicamente” alle tematiche trattate nei testi.

“Heralds of the Stars” è un EP senza sconti di pena. Dritto, violento, potente, come un colpo di fucile al plasma. Totò, batterista della formazione (defezionario dopo la pubblicazione dell’ep) è un batterista bravissimo, genuino e preciso. A tal proposito, apprezzo il suono grezzo e cristallino del lavoro, che ricorda molto i Morbid Angel di ‘Blessed Are the Sick’, mentre le chitarre stridenti sembrano strizzare l’occhio agli Annihilator di Alice in Hell. Peccato che il basso sia tenuto un po’ troppo indietro nel mix.

È difficile farsi un’idea sufficientemente completa della proposta dei Vexovoid avendo a disposizione soli quattro brani. Tuttavia è necessario dire che talvolta è meglio ridurre la quantità in favore della qualità e, i nostri, sembrano aver fatto loro questo concetto.

Il disco si apre con l’intro Sector 05, dove chitarre pulite, suoni fantascientifici ed effetti sonori fanno breccia nelle orecchie dell’ascoltatore, procedendo la potente “The Great Slumberer”, che ha sì elementi thrash, ma fa spazio anche a qualche elemento di black.

“Prophet of the Void” è un episodio dove domina maggiormente la melodia delle chitarre, mentre la batteria tesse ritmiche a tratti death metal. Notevole l’uso delle dual leads, dimostrazione di cognizione di causa da parte dei Vexovoid.

Il disco si conclude con la maestosa e violenta “Heralds of the Star”, con un intro che più epic/sci-fi di così non si può.

Nel complesso si può ritenere la prova dei Vexovoid sufficientemente coerente con l’immagine che si sono creati, nel puro rispetto dell’etichetta di genere che si sono dati. Qualche attenzione in più in fase di mixaggio e una maggiore presenza di riff più semplici e oscuri potrebbero far sì che anche l’ascoltatore più intransigente non rischi di sentirsi “svanito” in una trama così fitta di riff al fulmicotone. Nel mentre, faccio i complimenti ai Vexovoid e spero di rivederli presto in pista.

 

Edoardo Napoli

75/100