Gli A Rebel Few  sono stati una gradita sorpresa e penso lo saranno anche per chi non ama il metal estremo, ma quel southern hard rock/metal tanto caro ai Pantera. Non a caso il disco in recensione è stato prodotto da Sterling Winfield, produttore di varie release del band succitata.

 

As the Crow Flies è il disco di debutto di questa band nata nel 2013 ed originaria di Cambridge, Ontario Canada, composta da:

 

Chris Raposo-Voce/ Chitarra

Barry Martin-Chitarra

Chris Spiers-Batteria

Adam Shortreed-Basso

 

L'abum in questione è composto da nove tracce:

 

Born again: l'apertura è allegra, bello il riff di chitarra, decisamente sporco, la voce è roca, mai estrema, la batteria suona corposa e rotonda, il ritornello è commerciale quanto basta a fartelo entrare nel cervello, interessante l'assolo di chitarra accompagnato dalla sua collega di reparto e dalla batteria, anche il finale è monolitico.

 

Rebel Few: intro di basso con la batteria in secondo piano, il ritmo è incalzante, ridondante, quasi rimbalzante, mi piace la pausa a tre quarti del brano dove la chitarra ha il sopravvento per poi ripartire di slancio a conclusione del pezzo, anche qui il ritornello è molto ammiccante.

 

Empires Fall: allegria!!! fantastico l'inizio, il basso appena accentuato, e la chitarra in primo piano, sempre melodia e positività, questo brano è studiato per divertire l'ascoltatore, non si può dire che sia un pezzo difficile da ascoltare, fa parte di quegli easy listening che non si possono non apprezzare, pochi leziosismi ma tanta passione.

 

Dyin'Breed: puro e semplice hard rock, l'ascoltatore si sente proiettato in un highway americana su una convertibile e con questo pezzo a tutto volume, il brano accelera in modo considerevole man mano che ci si avvicina alla fine.

 

Said n Done: ascoltatore...non puoi far a meno di muovere la testa!!! Bello l'inizio e bello il coro, le chitarre sono ruvide come la terra del deserto, la batteria pesta come non mai mentre il ritornello, sempre molto melodico e commerciale, si insinua nella tua testa.

Il pezzo è più duro dei precedenti anche se la "violenza" è spezzata da un paio di assoli di chitarra di ottima fattura.

 

Serious: il pezzo più lungo del disco con i suoi sei minuti si apre con un arpeggio di chitarra, diciamo che questo è il pezzo più costruito e più tecnico che i canadesi ci propongono, con svariati cambi di tempo, il brano è decisamente ben strutturato, molto più metal dei precedenti e  le parti strumentali sono potenti e compatte.

 

Who Knows: southern rock, ritmi piuttosto blandi, sembra che non parta mai, un brano molto tranquillo e rilassato anche se le chitarre sotto fremono e ogni tanto partono degli assoli che spezzano la quiete.

 

Bitter Man: da questo brano è tratto  l'ultimo videoclip della band, molto commerciale con il riff di chitarra sempre molto allegro, in generale tutto il brano è molto sostenuto la batteria è carica, interessante il ritornello ed un po' pacchiano il coro,  devo ammettere che questo è il brano che mi è piaciuto di meno dell'intero disco.  

 

Pure Revolution: ultima traccia, il ritmo iniziale è lento anche se il brano è un crescendo di potenza ed di carica, sicuramente la melodia la fa da padrone.

Si ferma poi riparte davvero interessante, questo brano davvero ben congegnato.

 

La produzione è potente, ogni strumento risponde forte e chiaro alle sollecitazioni dei musicisti, la carica tecnica dei canadesi è buona, non eccelsa, ma quanto basta a sfornare un bel platter che merita di essere ascoltato; non si può gridare al miracolo non possiamo considerare questo cd un capolavoro ma un disco come anzidetto deve essere apprezzato dagli amanti del rock/metal più tranquillo, un po' più sporco e senza tanti fronzoli.

 

 

Igor Gazza

77/100