Blackened Doom Metal. Così si presentano gli Éohum, band proveniente da Montreal e autrice di questo “Ealdfaeder”, prodotto da Chris Donaldson dei Cryptopsy con impeccabile qualità. L’album, dopo un attento ascolto, non presenta quasi per nulla gli elementi doom che la band cita nella propria presentazione: la cosa non deve però distogliere dal godersi la pregevole fattura di questo prodotto, in quanto tali caratteristiche sono rintracciabili essenzialmente nei testi, dal carattere iconoclasta ed irriverente.

L'album presenta anche la collaborazione di Simon Mackay (The Agonist) ed è un manifesto di cattiveria e maestria strumentale.

L’opener ‘Eurocide’ ha un incipit epicheggiante, per poi aprirsi a un tessuto black-death veemente e dritto in faccia, con interessanti inserimenti di fiati sotto le parti più potenti.

“Unmasking a World of Deceit” è un brano che potrebbe essere stato composto dai Dimmu Borgir dei tempi d’oro (notevole la somiglianza con Shagrath del cantato). Un classico che fa gelare il sangue nelle vene. Particolarmente solida e serrata la sezione ritmica composta da Cesar Franco e Ludo.

“The Apathetic Plague” puzza di Marduk e Belphegor e nella mia stanza un odore di rose si sparge, tanto è l’odio che sprizza dalla sprezzante e maligna voce di Barrie Butler. Uno degli episodi meglio riusciti dell’album.

“Ode to a Martyr” si sposta su territori che richiamano addirittura i Morbid Angel, per spostarsi poi a sonorità adducibili ai primordi del black metal. C’è spazio per melodia, cattiveria, inserti di corno francese, sfuriate di doppio pedale, il tutto in una melangerie senza forzature. Sicuramente l’episodio meglio riuscito dell’album.

“Ealdfaeder” si chiude con la maestosa e imponente “Curative Undulations”, dove si rientra appieno negli stilemi tipici del genere black metal con qualche tinta di thrash. Sapiente, anche qui, la scelta nei cambi di tempo e nelle digressioni melodiche, nonché nella fusione tra parti gutturali e più acute.

 

Sostanzialmente siamo davanti a un prodotto maturo, che riflette il potenziale e la perizia di un gruppo musicale che sarei curioso di vedere dalle nostre parti in qualche festival importante. Tuttavia credo che l’”imposizione” di determinate etichette stilistiche possa trarre in inganno l’ascoltatore che si attende un prodotto e (nel mio caso, con piacere) si ritrova uno scenario differente. In ogni caso, lunga vita agli ÉohuM.

 

 

Edoardo Napoli

80/100