Un netto salto nel passato, questa la sensazione che mi attraversa ascoltando le tracce dell'album in questione, un mix interessante delle sonorità tarde anni settanta di mostri sacri dell'heavy metal come Judas Priest, primi Iron Maiden e Saxon,  riproposte con la solita verve e lo stesso entusiasmo degli originali ma, ahimè, con una produzione un po' troppo approssimativa e spompata per il genere proposto. Peccato  perché le qualità della band sono evidenti nella costruzione di riff dalle ritmiche arrembanti coadiuvati da una base ritmica possente, assoli di pregevole fattura (anche se poco fantasiosi) e delle vocals  che inseguono soluzioni old school in modo deciso e convinto. 

L'influenza delle band citate è evidente ma la band riesce comunque  a mettere farina del suo sacco facendosi apprezzare anche per l'alternarsi di soluzioni muscolose e altre più intime e raccolte sempre all'interno dello stesso brano  (e dove escono anche le influenze più moderne di band come Mastodon e Baroness per citarne un paio) non cercando a tutti i costi (e questo per me è un pregio) il ritornello da cantare a squarciagola.

In conclusione un esordio solido che denota cura negli arrangiamenti e  ricerca di soluzioni interessanti  che la band potrà sviluppare ancor meglio in futuro,  cercando di render più personale la propria proposta ma che per adesso ci sentiamo di promuovere. 

 

 

Emiliano Valente

80/100