La folla delle grandi occasioni è quella che accoglie in questa magica serata a Genova i Toolbox Terror e i Path Of Sorrow, due fra i tanti astri nascenti e splendenti della scena death metal della nostra regione. Prima dell'evento abbiamo avuto l'occasione di sentire i pareri dei due frontmen (Bordo per i Toolbox Terror e Mat per i Path of Sorrow) sull’importanza del supporto della scena e su cosa provassero prima dell'evento: la giovialità e l’emozione per la mia mini intervista inaspettata dei due non poteva certo lasciare intendere l'inferno di suono che si sarebbe scatenato di lì a poco.

I primi, i Toolbox Terror, fanno della brutalità e della cattiveria sputata in faccia il loro palinsesto di terrore: l'unico spazio lasciato per respirare è dato da riff potenti e pestati come con uno schiacciasassi, caratteristiche evidenti nel loro album Bind Torture Kill, uscito nel 2013. La band ci regala una prestazione senza sbavature, maleducata, irriverente e chi più ne ha più ne metta. Non è possibile perdere l'attenzione, il frontman Bordo se la gioca bene con il pubblico e la presenza scenica è eccezionale, soffermandosi sovente in epiteti spietati per presentare il proprio spettacolo di splatter e brutalità, il che conferisce alla band un’impronta professionale davvero azzeccata e mai banale.

Da segnalare la pregevole maestria di Andrea, chitarrista eccezionale, unitamente a quella di Roberto: insieme tessono le trame di un muro di chitarre imponenti, anche grazie ad una scelta sapiente dei suoni (complice anche il fonico del locale, davvero bravissimo).

D’altro canto Luca e Sergio costituiscono una solida sezione ritmica, precisa e brutale: i blast beats eseguiti con disarmante tranquillità e potenza da parte di Luca si incastrano come mattoncini nei fendenti a colpi di basso di Sergio. 

Insomma: dopo un iter perpetrato da cambi di formazione senza sosta, i Toolbox Terror hanno trovato, a mio avviso, una formula che potrà senz’altro portarli lontano, considerando quanto il vivaio degli artisti liguri si stia muovendo verso il resto del paese e del continente.

è poi l'ora dei Path of Sorrow: il fumo invade la sala e i loschi figuri della band, dalla faccia coperta in stile "Tristo Mietitore", si avvicinano tombali, impietosi, verso un pubblico che ha già le orecchie sanguinanti. Un pulpito mostra in un tomo i titoli del nuovo lavoro "Feary Tales", quasi come se la band stesse leggendo un testo sacro. Qui, di sacro, c'è la grande performance dei musicisti (eccezionalmente incontriamo Andrea Kala, nelle vesti di special guest, per una performance a tre chitarre per alcuni brani). Non c'è spazio per farsi gli affari propri: i Path sanno il fatto loro e il loro lavoro è tanto potente quanto piacevole (da segnalare la pregevole . La scuola svedese nel sound c'è, ma non si fa sentire troppo e la band ha un'identità propria, convincente e di sicuro impatto.

Tutti i brani sono stati suonati con perizia e convincente impeto, ma in particolare ci tengo a segnalare la monumentale “Lords Of the Darkened Skies“ e la conclusiva e spietata Under the Mark Of Evil. Undici brani, compreso l’intro, davvero eccezionali.

Da segnalare inoltre il grande calore della band verso il pubblico (cosa che artisti molto in alto dovrebbero tenere a mente più spesso). Un imponente muro di chitarre si fa strada nei meandri di una sezione ritmica in notevole forma, con un Alessandro Fanelli aka Attila violento e spietato e un Robert Luxifer aka Roberto Crisci senza freni. Nel complesso riteniamo che una serata così era da tempo che non si teneva: abbiamo avvertito quella voglia di musica che molti danno per morta.

In conclusione posso dire che gli artisti e il locale hanno lavorato in modo sinergico, senza costrizioni o ricatti verso il pubblico, per far sì che i presenti fossero spontaneamente in loco per godersi una fantastica serata di musica dal vivo che ricorderò a lungo.

 

 

Edoardo Napoli