Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Beh, premesso che abbiamo cinque diversi approcci alla musica in generale (e al metal in particolare), per tutti noi la passione per un certo genere è nata nell'adolescenza. Per qualcuno è successo con i classici del buon vecchio thrash (Metallica, Anthrax, Slayer), e ancora con il punk/hardcore italiano e statunitense, per altri con le forme più "tecniche" derivanti dal prog, sempre e comunque con forti radici nei suoni oscuri nati sin dagli anni '70.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere?

 

 

L'artwork di "Songs from the Counter Island" deriva direttamente dai contenuti del disco, un po' come avvenne per il precedente "The String Theory". L'isola ciclopica in mezzo al mare, le tre lune nel cielo, l'atmosfera rarefatta e pre-apocalittica sono tutti elementi costitutivi del concept proposto.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

All'inizio era fondamentale jammare, poi abbiamo cominciato a comporre "a distanza" partendo da un riff o un arpeggio di chitarra, o ancora da una base di tastiere e campionamenti. I testi e le linee vocali arrivano sempre dopo, influenzati dell'atmosfera del pezzo.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Consiglieremmo di dare un'occhiata al cover concept per poi ascoltare i brani e provare ad "immergersi" in quello stesso stato d'animo che tutti noi abbiamo provato, una volta completato il disco. Se la corrispondenza funzionerà come ha funzionato per noi, allora sarà amore a prima vista. Altrimenti, ci odieranno profondamente.

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

I Wormhole non hanno mai avuto un tastierista in studio o live, in quanto è Paolo ad occuparsi del sequencer, un elemento che ci accompagna sin dagli arrangiamenti dei nostri primissimi pezzi, un ideale canale di comunicazione tra il metal e il post/rock. Dal vivo tendiamo a riprodurre le stesse atmosfere, con un ovvio approccio più "sanguigno" all'esecuzione.

 

 

Mystisk Død:

Qual' è la storia dietro il vostro nome e, se lo avete, dietro al vostro logo?

 

 

Il nome Wormhole riprende un concetto astrofisico e rispecchia perfettamente la filosofia degli opposti che si incontrano, che è un po' la metafora del nostro sound. Una canale di comunicazione tra Amore e Morte, tra le sferzate tipiche di certe sonorità oscure e un approccio melodico teso alla riproposizione della tanto vituperata "forma canzone". Il logo? Progettato da Paolo e Valentina, ha nei suoi ghirigori tentacolari ancora una volta una simile dicotomia: passione per il bello ma anche per la tempesta che è dietro l'orizzonte.

 

 

Silvia Agnoloni:

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia?

 

 

Il fatto stesso di aver voluto stampare il cd (cosa che non tutti fanno, al giorno d'oggi), proponendo un packaging curato e dei contenuti legati ad un concept spazio-temporale, ci direziona verso quella fetta di pubblico che non si accontenta, che vuole che le cose siano fatte per bene e "alla vecchia maniera". Se questo approccio alla lunga pagherà o no, poco importa: noi avremo seguito le nostre idee, con coerenza.

 

 

Ed:

Che cosa ne pensate del sistema discografico italiano? Come vi ponete nei confronti di esso?

 

 

Non ci interessa essere fagocitati dalla macchina delle produzioni piatte e standardizzate, ammesso che esista ancora e che non sia stata essa stessa sotterrata dal crescente disinteresse del pubblico. Veniamo dal punk/hardcore, abbiamo sviluppato da tempo uno spirito indipendente nel fare le cose. Ovvio che siamo supportati in ciò dalla Ghost Record Label/Crashsound, che ha svolto un ottimo lavoro di promozione sin dal precedente disco.

 

 

Curse Vag:

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere,quale sarebbe e perchè?

 

 

Inquietudine. Per il motivo stesso del concept dietro "Songs from the Counter Island": la descrizione di scene di vita quotidiana in contesti inusuali, ossia nei più remoti angoli della galassia. Propio quando la narrazione è rassicurante avviene l'imprevedibile, esattamente come descritto da Bradbury nel suo The "Third Expedition"...

 

 

Roberto Bertero:

Quali bands vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band?

 

 

All'epoca in cui sono nati i Wormhole (inizio anni 2000) il classico gothic sound rappresentato da Type 0 Negative e Paradise Lost vedeva man mano emergere le voci femminili, che inevitabilmente portavano più melodia e un approccio più easy-listening al filone. Le possibilità aperte da questa svolta hanno colpito la nostra immaginazione, insieme alla (ri)scoperta di un po' di band della classica dark/wave dei primi anni '80. Non bisogna dimenticare nemmeno l'alternative rock al femminile degli anni '90... insomma, un bel calderone, che si è unito ai nostri gusti "classici": rock e prog anni '70, metal, punk/hardcore.

 

 

Nicole Clark:

Avete background musicali simili o differenti?

 

 

Come dicevamo in precedenza, abbiamo cinque personalità distinte. Ovvio però che, suonando insieme anche in altri progetti, passati e presenti, certi elementi sono in comune.

 

 

Team:

Per concludere l'intervista:

 

 

 

Ascoltate "Songs from the Counter Island", non ve ne pentirete! Ci trovate sul sito (http://www.wormhole.it/) su Facebook (https://www.facebook.com/wormholeband) e sul bandcamp dell'etichetta (crashsoundistribution.bandcamp.com/album/wormhole-the-string-theory). Diteci la vostra e dateci dei feedback, saremo felici di comunicare con voi!