Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

FUNK TRAVOLTA: Personalmente ho scoperto di amare la musica metal quando avevo 12/13 anni, e fu mio cugino a farmi ascoltare il primo CD metal che io abbia mai ascoltato, ovvero Toxicity dei System Of A Down. Che sia stata una semplice casualità che proprio mio cugino Funk Spencer mi abbia aperto le porte verso il mondo del metal? Dopo quell'album però cominciai ad interessarmi a gruppi leggendari come Iron Maiden, Metallica, Deep Purple, Dream Theater. Queste sono state le band che hanno accompagnato tutta la mia adolescenza.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

ARNOLD FUNKENEGGER: Un minimalismo che affonda le sue radici nella realtà. Non siamo interessati a costruire personaggi o situazioni artificiose, suoniamo quello che siamo. Il nostro scopo era quello di realizzare un album in cui la musica è la componente principale e tutto il resto è stato pensato in modo da essere snello e non rubare spazio alla sostanza.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

FUNK NORRIS: Il progetto in generale è quello di accogliere nella grande famiglia degli Yattafunk tutte le persone fortemente scontente di quello che televisione e talent obbligano ad ascoltare anche involontariamente e ripetutamente fino alla lobotomia. Ma questo è un discorso molto ampio che credo abbracci tutti quelli che decidono di fare metal o hard rock in Italia. Più nel particolare vorremmo creare una grande famiglia di persone che combattono quotidianamente contro la legge di Murphy, dove ad ogni azione corrisponde un problema da risolvere. Con la nostra musica vorremmo congelare quel momento e alzare un bel dito medio tutti insieme nei confronti della sfortuna. Noi ne siamo i portabandiera, per lo meno io personalmente potrei stare qui a raccontare per ore quanto il caro Murphy abbia contribuito a rendere sempre piena di ostacoli la mia carriera musicale e non solo. Ma non mi sono mai arreso e non ho mai staccato il distorsore dalla chitarra per questo.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

FUNK NORRIS: Lo scheletro di ogni traccia presente su “Yattafunk Sucks” è nato da varie jam, improvvisazioni, per poi sviluppare il brano. Il risultato ci è piaciuto ma ora che stiamo già iniziando a lavorare a nuove idee, vorremmo qualcosa di molto più ricercato, provare ogni variabile fin quando il risultato finale non sarà per tutti e quattro soddisfacente al massimo, in modo da non rischiare di ripeterci. Stavolta potrebbe essere un qualsiasi strumento o una semplice idea a dare il via alle danze. Poi arrivano i testi, di cui mi occupo io.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

FUNK SPENCER: È vero c'è tantissima concorrenza, è pieno di band che provano come noi ad emergere e portare in giro il piú possibile la propria musica ma credo fortemente nel progetto Yattafunk perchè siamo forse gli unici in italia a trattare la musica con ironia, senza affrontare troppo seriamente temi sociali spiacevoli con cui la stragrande maggioranza delle persone si ritrova a fare i conti quotidianamente. Ma soprattutto lo facciamo suonando funk metal, quale altra folle band lo sta facendo? Ed è proprio per questo che dovrebbero seguirci.

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

FUNK NORRIS: A grandi linee si, o comunque per l’immediato futuro sarà sicuramente così. Per “Yattafunk Sucks” invece abbiamo voluto osare molto e tirare fuori un prodotto che suonasse come una band metal teletrasportata negli anni ’70. Abbiamo volutamente modificato alcune cose per rendere l’idea. A qualcuno è piaciuto, qualcun altro ha invece sottolineato come la cosa non fosse un granchè. Un esperimento per essere differenti dagli altri. Per i successivi abbandoneremo sicuramente il teletrasporto e cercheremo di entrare nell’era moderna il più possibile, stavolta creando un sound particolare piuttosto che dare l’idea di un qualcosa catapultato in un’altra epoca. La nostra prerogativa è non ripeterci mai, anche se le cose sono andate bene, ma evolvere, mai smettere di crescere musicalmente.

 

 

Silvia Agnoloni: 

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia?

 

 

ARNOLD FUNKENEGGER: Non ce lo aspettiamo, sinceramente. Il progetto nasce per divertimento e si sviluppa in una direzione goliardica. Sappiamo di non avere un appeal commerciale, ma sappiamo anche che lì fuori ci sono molte persone interessate a proposte alternative come la nostra. Contrariamente a quanto si può pensare, l'Italia è un mercato piuttosto buono per il rock e il metal, ma sfortunatamente siamo storicamente disinteressati alla musica emergente. Per cui, piuttosto che inseguire sogni adolescenziali di successo, preferiamo prendere le cose alla leggera e lavorare duro per fare in modo di attrarre l'attenzione di più persone possibile per farle entrare nel magico mondo del groove psicotico degli Yattafunk!

 

 

Ed: 

Che cosa ne pensate del sistema discografico italiano? Come vi ponete nei confronti di esso?

 

 

FUNK NORRIS: Deve essere fatta una grossa distinzione tra underground e mainstream prima di tutto. Le grandi case sono aziende in tutto e per tutto con centinaia di dipendenti da stipendiare, non investirebbero mai in un prodotto particolare, preferiscono andare sul sicuro grazie alla pubblicità quasi gratuita che viene dai talent show e dalle continue scopiazzate dal pop americano. Molte label underground invece stanno in piedi solo per passione, non vogliono arricchirsi e magari sono ex musicisti che ancora sperano tutto sommato nel futuro. E’ e rimane comunque una questione di investimenti. Sono assolutamente sicuro che se un paio di label decidessero di riempire televisione e palinsesti radiofonici con un genere diverso da quello ormai consolidato, aumenterebbero esponenzialmente anche i fruitori. Inoltre in un mondo dominato dall’immagine quale genere si presterebbe meglio nella lotta contro mille nemici come può solo fare il rock?

 

 

Curse Vag: 

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere,quale sarebbe e perchè?

 

 

FUNK NORRIS: Domandone! Il risultato di ogni brano degli Yattafunk è caratterizzato dal fatto che è divertente, spensierato, irriverente o dissacrante, per non dire folle in alcuni momenti. Nonostante questo per me ad esempio è molto più facile scrivere musica, a prescindere dal risultato finale che avrà, quando non sono in una situazione emotiva favorevole. Ma per descrivere la musica degli Yattafunk, si, userei la parola “crazy”.

 

 

Roberto Bertero: 

Quali bands vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band?

 

 

FUNK NORRIS: Per quanto riguarda questo progetto, i maestri sono gli Infectious Grooves, i Suicidal Tendencies, i Red Hot Chili Peppers e i Faith No More. Ognuno di noi però ascolta mille cose, io sono fissato con i Lynyrd Skynyrd, i Deftones o i Metal Church. Ascoltiamo tantissima musica, non solo necessariamente heavy e questo fa si che alcune piccolissime idee particolari vadano ad influenzare ogni nostra composizione funk metal, genere principe sul quale si basa tutto il progetto Yattafunk. 

 

 

Nicole Clark: 

Avete background musicali simili o differenti?

 

 

FUNK TRAVOLTA: Veniamo principalmente tutti dal metal, o dall’hard rock. Ma io sono l’unico che non riesce proprio ad apprezzare tutto quello che è il mondo dell’alternative o new metal, sono molto ancorato ai gruppi classici, nonostante come ho detto prima siano stati i System Of A Down ad aprirmi la strada. 

 

 

Team:

Per concludere l'intervista:

 

 

FUNK SPENCER: Grazie alla redazione e ai lettori. Grazie a tutti quelli che ci stanno supportando e a tutte le realtà che stanno lavorando insieme a noi, come Ghost Record Label e Ronin Agency. Venite a sostenere gli Yattafunk sotto il palco, su Facebook, dove vi pare. Andiamo a prendere a calci il boss finale dell’ultimo.