L'australiana Darkyra Black (al secolo Gina Bafile) torna con il suo secondo Full-Lenght, dopo il debut "Dragon Tears". Fool (Cargo Records) si presenta come un concept album, concentrato su una misteriosa "fontana dei desideri" dalla quale poter osservare, interpretare la vita di molti, costellata da miriadi di inutili ossessioni. 

La partenza promette tutto sommato bene, intro orientaleggiante quanto trascinante e via verso il primo brano: behind closed doors. Sonorità lontanamente alla Therion alternate a scale orientali regalano un buon esordio, insieme all'inserto (interessante e indovinato, in verità) delle percussioni e al buon cantato di Darkyra. L'atmosfera dell'album sembra essere stata delineata, chiaramente. Ma ecco giungere la prima (non tanto gradita) sorpresa: si cambia improvvisamente registro con il secondo brano, dove sono tastiere e synth blues misti a riff nostalgici dei '70 a farla da padrone, per poi lasciare spazio ad un parlato in lingua greca e al cantato graffiato della nostra (quasi Doro style), prima di tornare a qualche scala orientale. Si continua con Truth or Dare, brano dai buoni e accantivanti riff ma nulla più. Dalla traccia numero 4, Of Fools and Gold, si torna ad atmosfere più symphonic, con qualche richiamo agli olandesi Epica, ma sembra mancare la giusta ispirazione. Seguono brani si accattivanti, molto easy, come Where will I be e bleed, ma risultano piuttosto deboli all'ascolto. Con Desperation si torna ad atmosfere più dark e più  nelle corde del progetto, Flawless ci vorrebbe ricordare qualche stralcio degli ultimi After Forever, ma anche qui l'ascolto risulta quasi faticoso. Spicca la voce di Darkyra in it takes 2 kinds of fools e ne risulta indubbia una certa versatilità. 

La tendenza generale dell'album viene riconfermata da The fountain of frozen dreams, per poi lasciare spazio all'evocativo, quasi onirico outro. 

Non ho trovato molto da dire su questo disco, l'ascolto non è risultato semplice, e dopo un paio di giri l'impressione rimane inalterata: il progetto sembra alla ricerca di uno stile. Perchè uno stile al momento si direbbe non esserci, si sfiora l'effetto patchwork, seppur somministrato con una certa dose di tecnica. Ma i cambi sono fin troppo bruschi, frammentari, rendendo la fruizione poco immediata ed emozionante, con richiami ad altre realtà a volte spudorati.

Insomma, Fool è un buon album, ma manca quella scintilla che farebbe di Darkyra un progetto pronto a decollare in un mercato che,lo si sa, più passa il tempo, più si rende difficile. Se si è fan sfegatati di qualsiasi tipo di goth-female fronted metal band, non si può non ascoltarlo, ma a ben vedere, anche quel tipo di ascoltatore potrebbe rimanerne deluso per l'eccessiva manierosità. Tecnica e maestria di voce (sebbene a mio modo di vedere non troppo a livello interpretativo) e strumenti reggono il lavoro, ma manca quell'estro necessario a volare. Peccato, un'occasione mancata. Speriamo in un futuro più ricco, il terreno sarebbe anche fertile.

 

 

Karen

60/100