Endlos, band black/doom nata nel 2012 nella Bassa Sassonia (Germania) da un’idea di J. (Jorn Hermann) e C. (Carsten). Dopo aver fatto esperienza a suon di demo e EP, prendiamo in esame il loro primo full-lenght “IM FALLEN VERLAUFEN”, disponibile in versione digitale o in cd in edizione limitata a 500 copie. 

L’album inizia con l’intro solo parlata di “Frontbericht”, che dopo un minuto si trasforma in una scarica violenta di note che viaggiano sul death e a brevi tratti anche sul thrash.  La canzone prosegue su questi binari per tutta la sua durata, nonostante qualche rallentamento nella sola parte strumentale. Il finale lascia un po’ perplessi...

La seconda canzone è “09032013” (che sia un numero di telefono?): qui la band svolta su canoni più consoni al genere da loro dichiarato, con le atmosfere che si incupiscono  e un growl che si abbassa sensibilmente. Intrigante il piccolo intermezzo simil-acustico a circa metà brano.

La terza canzone “Tragendes Meer” parte subito forte con una batteria bella incisiva, anche se piuttosto “semplice”, al contrario di chitarra e basso, che risultano quasi monotoni all’ascolto a causa dei pochissimi accordi ripetuti più e più volte. Bello invece il gioco della doppia voce, in un godibile contrasto alto/basso.

Ben altre impressioni si hanno all’inizio di “Spiegelbild”, canzone che non sfigurerebbe nella colonna sonora di un qualche film horror: chitarra in partenza, con basso e batteria che subentrano successivamente molto lenti e cupi. Buona parte di questa traccia è parlata e non cantata, in modo da accrescere leggermente il senso di inquietudine che trasmette. Altra cosa a spiazzare leggermente sono i diversi cambi tra battere e levare nella sezione ritmica.

“Das Hassliche - Der Mensch”, traccia che parte a ritmi elevati e chitarra distorta e vagamente dissonante. Una canzone dove si ha finalmente una linea di basso percepibile distintamente, unita ad un cantato più tipicamente black.  Ma questa nasconde una sorpresa: cantato in growl su una chitarra in stile reggae! Una genialata!

La sesta traccia vede la prima collaborazione: infatti con “Deranged” non abbiamo un inizio potente e dal cantato aggressivo, ma un’atmosfera quasi da film noir coronata dal cantato pulito e gentile della tedesca N. (non ci è dato sapere di più di lei). Brano interamente semi-acustico, davvero un buono stacco dopo la scarica dei brani precedenti. Si tratta, oltretutto, dell’unica canzone in lingua inglese del disco.

“Quand vient la fin”, a differenza del titolo in francese, ci riporta al cantato in tedesco ed a sonorità più metal. Qui va in scena la seconda collaborazione, stavolta con Tenebras dei Nuit Noire. Purtroppo abbiamo a che fare con un punto basso della release: se non fosse per i frequenti stacchi di batteria la canzone filerebbe senza gloria dall’inizio alla fine. Growl e cantato pulito si intervallano senza creare la giusta amalgama e la porzione di brano cantata in francese dà l’impressione di essere stata infilata a forza nel contesto.

Passiamo all’ottava canzone: “Freiheitstanz”. La partenza è molto soft, ma presto l’inquietudine spunta in tutta la sua irruenza: batteria “cattiva”, basso pesante, accordi di chitarra che lasciano un senso di disordine interno non indifferente... Il tutto unito ad un cantato ricco di pathos, come in nessun’altra canzone di questa release. Potremmo considerare questo pezzo come la vera ciliegina dell’album!

“Zeitloses Schweigen” inizia con un piacevole “assolo” di basso, con toni che rimangono bassi anche all’inserimento degli altri strumenti per circa un minuto, per poi tornare a momenti più potenti nel ritornello. Anche in questa canzone si fa molto uso del parlato. Molto suggestiva invece la componente strumentale, con spunti di buon livello in questo brano, come l’ultimo minuto davvero piacevole e rilassante.

“Greifen”, l’ultimo brano del disco, parte con intro di solo pianoforte, alla quale si aggiunge nuovamente il parlato. Ci si aspetterebbe, data l’esperienza delle canzoni precedenti, una nuova mitragliata violenta, e invece no: la canzone continua con solamente il pianoforte e la voce che aumenta il pathos. Davvero un bel finale per questo album.

In conclusione, questo concept è assolutamente ascoltabile e le buone idee non mancano. Quello che manca è quel guizzo in più: a parte un paio di canzoni, ben poco resta impresso nella mente. Dopo due anni di lavorazione (come ammesso dalla stessa band) ci si poteva aspettare di più. Si tratta pur sempre di un primo full-lenght e non tutte le band hanno lo stesso cammino di sviluppo: gli Endlos hanno ampi margini di miglioramento.

 

 

Robin Bagnolati

70/100