I Porta Daemonium sono una band cilena nata a Santiago nel 2011, dalle ceneri dei Porta Salomoniis – ex band del cantante Avitchi e del chitarrista Ignigarak che vide alla luce una demo nel 1999. 

La line-up della band vede Avitchi alla voce in growl, Juan "Ignigarak" Mardones alla chitarra, Necroterror al basso e Okay “Ocultavio” Chau alla batteria.

Dopo svariati singoli e una demo pubblicata ad inizio 2016, la band si mette all’opera per pubblicare un album verso Maggio. Così, da tutti questi sforzi, la band rilascia “Serpent of Chaos” come primo full-lenght (che è il disco di cui sto per parlarvi).

Il disco si apre con una lunga intro che mi trasporta già dentro il disco con un senso di inquietudine. Una voce recita parte di un’invocazione di Mezzogiorno a Satana pronunciando le parole “Zazas Zazas Nasatanada Zazas”, che rappresentano anche il nome della traccia stessa che fa da introduzione ai brani successivi.

Il secondo brano del disco è “Via Sinistra” che si dimostra un brano ferocissimo di stampo Death metal che mi ricorda un po’ il sound degli Immolation e degli Incantation, ma ancora più feroce grazie ad Okay “Ocultavio” Chau che porta il tutto su direzioni più brutal con una dominante base ritmica di gravity blast.

“The Blood of the Dark Madness” si rivela un brano molto interessante tra riff e ritmiche alternate da tempi di media velocità fino alle altissime velocità del primo brano. Non mancano richiami più classici in stile Possessed verso metà brano e abbiamo anche qualche dimostrazione di scream da parte di Avitchi, che già dal primo pezzo del disco ha orientato la sua scelta vocale per un profondo growl.

In “To the Left of God” si notano delle influenze più tipiche della vecchia scuola Death metal tra riff e stile batteristico. Le chitarre si ispirano direttamente al sound distorto “buzzsaw” tipico degli Entombed.

“A las Primordiales Serpientes del Caos” è il quinto brano dell’album e si rivela un pezzo fantastico dove tutta l’abilità chitarristica di Juan “Ignigarak” Mardones riesce a sorprendermi tra riff e un gradevolissimo assolo ricco di melodie, senza mancare comunque di momenti. 

“The Apep's Chaotic Dreams”, a differenza degli altri brani dell’album, si dimostra prevalentemente un brano Doom/Death con atmosfere molto cupe. Successivamente, dalla seconda metà del brano, inizia a movimentarsi di più verso ritmiche mid-tempo che però in alcuni tratti accentuano alcuni riff con sprazzi di blast beat.

“Porta Daemonium” torna a dimostrare al meglio l’anima più black/death della band riservando anche spezio per un altro assolo di Ignigarak.

“Under the Sigils of the Fallen Angels” si rivela marcatamente un pezzo black metal che non manca di riferimenti al metal di metà anni 80. Il missaggio della traccia sembra leggermente differente rispetto a quello usato per il resto del disco, almeno per quanto riguarda la chitarra e la batteria.

In questo disco sicuramente c’è un bel mix di stili diversi di metal estremo tra il Black e il Death Metal. La band definisce il suo stile come “Raw, Speed & Occult Death metal”.  In effetti, per quanto riguarda il termine “Raw”, c’è da dire che una caratteristica di questo album è la composizione un po’ caotica in alcuni punti e una definizione sonora grezza per scelta stilistica. Credo che ci sia un buon songwriting e che il disco sia stato anche ben bilanciato senza troppi momenti ripetitivi e che qui, pur non avendo nessun aspetto innovativo, abbiamo comunque un buon Death Metal pronto a tritare le ossa. A questo punto, quel che mi resta da dirvi è questo: se amate il Brutal Death in stile New Yorkese dei primi anni '90 e se vi piace anche il Black Metal in stile americano con produzioni sonore non troppo elaborate, varrà la pena per voi dedicarci un ascolto!

 

 

Nadhrak

75/100