Gli Stojar,band russa che si occupa di un interessante pagan folk metal con incursion a tratti black ed epic,approdano a questo full-length ricalcando quanto già proposto nel precedente “Slava Perunu!”.

 

Paganesimo e patriottismo sono i temi centrali sui quali il quintetto sviscera le otto tracce di buona fattura in questo “At Twilight of Battles By The Hammer Of Thunderstorms”,uscito per la s Stygian Crypt Productions,otto tracce sorrette da una produzione che miscela in modo ben equilibrato l’attitudine live a quella da studio,e dove si trovano gli elementi tipici del genere : strumenti folk,tastiere di contrappunto che entrano ed escono dalle canzoni con incursioni sonore di rilievo,blast beats e una voce melodica femminile che si alterna a screams di stampo black e che fanno da collante ad un amalgama ben costruito ed assemblato.Una copertina ben concepita,e tipicamente dal sapore tradizionale,ci portano attraverso questo album interessante,seppur,a tratti caotico.

 

L’iniziale “Zatumanilsya Lik Svetlookikh Berez” si appoggia sul contrasto tra voce scream che sorregge una fanfara folk che ha nell’uso dei fiati e della fisarmonica il pezzo forte e la voce melodica che contrasta il tappeto a tutta velocità messo in opera da chitarre e batteria.Un intermezzo di chitarra acustica che introduce una variante pestona e che si sviscera in un assolo di pianoforte chiude il pezzo in maniera inaspettata,quando invece ci si prefiggeva un ritorno al ritornello principale.

 

“Pamyati Slava” è una corsa pagan folk metal di tutto rispetto,con un tappeto veloce ed una parte dimezzata che sfocia quasi nell’epic con i suoi fiati a tutto spiano.La voce melodica e gli scream si equivalgono nelle loro parti senza infastidirsi o dare l’impressione di voler prevalere una sull’altra.

 

L’intro insolito,affidato a basso e pianoforte,di “Netornyye Tropy” ci porta in un pezzo più lento e quasi da cavalcata,questa volta con la voce femminile in primo piano ed unica protagonista,e che a tratti si imposta come recitativa.Il lavoro tastieristico è notevole,incentrato sul dualismo pianoforte/keyboards,e rende il pezzo forse più vicino al gothic che non al mix di influenze dei primi due pezzi (assenza quasi totale di strumenti folk).

 

“Kromeshnyaya Osen” riprende sonorità ed arrangiamenti tipici della tradizione russa e li unisce in un pezzo in due tempi,divisi tra brutalità della voce scream e la parte melodica della voce femminile che si impone in una sorta di inno a ritmo di cavalcata dalle sonorità maggiori e quasi allegre,mentre la successiva “Molotom Groz V Sumerki Bitv”,utilizza un botta e risposta tra scream e melodia attraverso un pezzo tirato e che alterna blast bleats,ritmi epici,metal classico e dimezzamenti,il tutto amalgamato attraverso un’atmosfera ambient che fa da background alla canzone e che spunta qua e là tra le trame del pezzo,non di menticando di mettere in primo piano gli strumenti tradizionali filtrati da un lavoro tastieristico quasi di ‘routine’.

 

La lenta e cadenzata “Na Kholodnykh Kamnyakh Odeyalom Iz Mkhov”,che potrebbe tranquillamente accostarsi al black metal sinfonico (uso di soppia cassa su tempo dimezzato e chitarre motosega che tranciano l’orecchio),sfocia in un ritornello quasi pop metal,con una voce melodica effettata e un pianoforte trasformato in un simil-clavicembalo che sorregge tutto il pezzo in connubio con un tappeto infinito di tastiere.

 

Si passa quindi a “Kholodnym Marevom Zakata”,con un intro che arriva dritto dalla tradizione affidato alla fisarmonica e che si apre in una cavalcata dove c’è un insolito botta e risposta tra voce melodica e scream.

A fare la parte del leone,oltre alle solite tastiere,troviamo un interessante arrangiamento di batteria,non di certo originale,ma efficace e di gusto.

 

La conclusiva “Na Styage Plamennoy Zari” inizia con un intro che potrebbe ricordare la dance anni ’90,e che improvvisamente cambia registro esplodendo in un ritmo a tutto spiano che ricorda l’inizio del disco,quasi a chiudere ciclicamente il lavoro,e dove si ritrova il dualismo equilibrato tra scream e melodica.L’estremismo sonoro,porta sovente in una confusione strumentale,che però ritorna subito sulla via principale.

 

Sebbene la produzione sia di ottimo livello, “At Twilight of Battles By The Hammer Of Thunderstorms” presenta spesso una sovrabbondanza di suoni : tatsiere e chitarre sovrastano spesso la batteria,soprattutto nella prima metà del disco,mentre le voci sono ben equilibrate e ‘in mezzo’ alle canzoni,a tratti la sovrapposizione di così tanti strumenti fa sì che ci si trovi a districarsi in qualche punto di caos,pur ribadendo che la band fa un ottimo lavoro,soprattutto negli arrangiamenti ritmici e chitarristici.

 

Pur confezionando un album dalle sonorità brillanti,gli Stojar non dicono nulla di nuovo rispetto al precedente disco,anche se,mantenendo alto il livello delle canzoni proposte,offrono un senso di continuità senza scendere di livello nella loro proposta.

 

Probabili futuri partecipanti al PaganFest,gli Stojar sono un buon risultato di pagan folk metal,che potrebbero fare breccia negli appassionati del genere e risultare piacevoli ai non ferratissimi.

 

 

TRACKLIST :

 

1. Zatumanilsya Lik Svetlookikh Berez

2. Pamyati Slava

3. Netornyye Tropy

4. Kromeshnyaya Osen

5. Molotom Groz V Sumerki Bitv

6. Na Kholodnykh Kamnyakh Odeyalom Iz Mkhov

7. Kholodnym Marevom Zakata

8. Na Styage Plamennoy Zari

 

 

LINE-UP

 

Non pervenuta, variabile dai 4 ai 5 elementi.

 

 

 

Ed

68/100