Il panorama underground italiano è veramente stracolmo e saturo di band più o meno valide, a seconda dei generi, gusti musicali e professionalità varie ed eventuali. Tuttavia non è sempre vero che una band debba essere per forza "true" metal underground, per essere professionale e valida...specie quando si hanno delle idee ben precise in testa, quando tutti quanti i membri di un gruppo sanno bene che cosa vogliono ottenere dal loro modo di concepire la propria Arte, la propria Musica. Insomma, un prodotto musicale con i "cosiddetti", perchè è vero che la passione è alla base, ma non basta. Ci vogliono competenze, studio ed una sana dose di buona volontà e se vogliamo, una buona azione di marketing per vedere realizzato un sogno.

 

In questo caso è il sogno dei Virtual Symmetry, band che nasce nel 2009 per opera di Valerio Villa( un polistrumentista che ad inizio della carriera, si occupa di buttare giù le basi per questo progetto). Un progetto ambizioso ma anche ben chiaro: la composizione di un progressive metal influenzato da elementi ambient, pop, fusion e musica contemporanea. Il loro sound è spesso caratterizzato da un forte impatto cinematico, ottenuto tramite una minuziosa e molto attenta composizione per bilanciare melodie e sensazioni ( capito quando dico che la passione, da sola, non basta?)

Fatto sta che i V.S nell'agosto del 2014 rilasciano una traccia chiamata 'Program Error (we are the virus)', una suite di dieci minuti la quale vede la collaborazione di Jordan Rudess ( non uno dei primi arrivati, Dream Theater per chi non lo sapesse) e Alessandro Del Vecchio alla voce, che interpreta un monologo tratto da Matrix ( in particolare dall'Agente Smith).

 

Senza dilungarci oltre con la biografia del gruppo andiamo a vedere che cosa abbiamo davanti; "Message From Eternity" è composto da sette brani, per un totale di sessantatre minuti di musica. Avremo due lunghe suite all'interno, ovvero "Program Error (We are the virus") e la title-track, "Message From Eternity" che si aggira intorno ai ventitre minuti di lunghezza. Pronti?

 

"Darkened Space" è la prima traccia ed è una strumentale nella quale si fa largo uso di sintetizzatori, archi, tastiere per creare un primissimo impatto sonoro molto cinematico e trascinante. Serve ad introdurre l'ascoltatore nel loro mondo virtuale e futuristico, nel mondo dei V.S, a tratti oscuro ed a tratti affascinante.

Ed eccoci entrati nel pieno sound di "Program Error (We are the virus") nella quale subito si possono percepire le varie influenze dei musicisti, a cavallo tra progressive e musica contemporanea. Tecnicamente avanzatissimi, i V.S ci trasportano con l'ausilio di composizioni ragionate ma pur sempre melodiche, sorrette da un cantato in clean veramente molto valido. Per quanto riguarda le sezioni più spedite, i nostri riescono a mantenere un approccio melodico ed interessante senza cadere nel banale. Anche la sezione ritmica è molto curata, precisa e d'impatto, grazie ad una produzione veramente molto buona che riesce a valorizzare ogni strumento ( dalle chitarre, ai synth, alle tastiere, anche alla voce). All'interno di questo brano gli assoli di Jordan Rudess spiccano incontrastati, tuttavia c'è da dire che anche tutto il resto del brano è magistrale. Per non parlare dell'assolo di chitarra, concepito per essere melodico e virtuoso al contempo. Per riassumere questi primi dieci minuti, un mini capolavoro come inizio ci può tranquillamente stare in un album progressive metal con Jordan Rudess che spacca tutto ( e sennò non era lui).

 

In "Soul's Reflection" la band dimostra un approccio al progressive quasi AOR, ma non troppo perchè comunque le influenze sono molto varie, come già detto; ma è innegabile che questo brano sia più accessibile del precedente, anche se rimane il progressive metal di prima. Il brano è anche questo caratterizzato da una composizione decisamente molto curata, più easy-listening se vogliamo ma comunque molto armonioso, e trasmette un senso di completezza e tranquillità come pochi altri brani che nella mia vita ho sentito. Un assolo di chitarra va a confermare il fatto che questo brano è oggettivamente una figata, poi gusti a parte, qua stiamo sentendo dei fenomeni e vorrei ben evidenziarlo. Anche il solo di tastiera è particolarmente incredibile e spiazza tutto e tutti, ma che vi aspettate...a questo punto è palese la bravura di questi musicisti.

"Pegasus" è un altro brano relativamente lungo per i nostri ( otto minuti) ed è anch'esso in chiave progressive metal, leggermente più aggressivo dei brani precedenti ma comunque molto armonioso e melodico. Non riesco a fare paragoni con altre band poichè sarebbe riduttivo ma sappiate che qua abbiamo dei mostri sacri, non esagero se penso che anche questa traccia è incredibilmente bella da sentire. Ci sono sezioni curate con dovizia, inserti di tastiere e synth da far paura a band straniere, e pattern ritmici da brivido. Anche qua gli assoli sono spaventosi, grazie ad approcci più hard rock tendenti al metal neoclassico. Le parti vocali sono si interessanti ma un pò sottotono a mio personale avviso, tuttavia non è un punto a sfavore anzi.

 

Ritornando a noi, dopo una breve pausa che mi sono preso, continuiamo con "You'll Never Fall Again"; traccia alquanto emotiva e passionale almeno inizialmente, possiamo intuirlo da un approccio molto melodico ed introspettivo, ottenuto grazie alle tastiere che donano quel tocco di symphonic al tutto. Un brano che potremmo definire una ballad moderna, impreziosita da un cantato molto valido e sorretto da ritmiche decise ma comunque molto "aperte" a variazioni melodiche. A lei il compito di spezzare un pò quell'atmosfera serrata del progressive molto tirato ed orchestrato, ed il compito di rendere più varia un'opera che già di suo è completa in moltissimi aspetti. Arricchita da un solo lento ma emozionante e ben costruito, questa ballad è incredibilmente trascinante e credo riuscirà a piacere un pò a tutti i metallers/rockers in circolazione ( almeno che non abbiate dei gusti particolarmente diversi).

 

Sulla scia del brano precedente abbiamo "Silent Sweetness", il penultimo di quest'album. Anche qui l'approccio compositivo è principalmente concentrato sul piano e sulle tastiere, almeno inizialmente. Le linee melodiche disegnate da questi strumenti sono oniriche e in un certo senso ricolme di un misto tra malinconia, ma anche rinascita e speranza.

 

Dopo questa bellissima atmosfera, ci addentriamo nella suite più lunga, e sicuramente la più completa e complessa di tutto il disco, ovvero la title-track "Message From Eternity". Inizialmente il piano e un synth si intrecciano come per creare un vortice di suoni, e con la chitarra in acustico e quello che sembra un violino elettrico, questi primi minuti della traccia sembrano eterni. Con la chitarra elettrica in entrata, i V.S disegnano uno scenario sognante ma anche ben definito come a voler dipingere la loro realtà virtuale. Il Comparto ritmico è molto valido, anch'esso ben curato e definito; serve a sorreggere i vari soli di tastiera e i vari inserti di chitarra, che si intrecciano in un tripudio di suoni. Successivamente, un solo di chitarra si erge sorretto da tappeti di tastiera, archi e da una ritmica sempre molto adatta al contesto. Finiti questi cinque minuti, ritorna solo il piano a calmare la situazione e solo poco dopo, entra il vocalist. Con un approccio molto leggero, le prime strofe voleranno via in un battibaleno, e lasceranno spazio ad un solo di chitarra acustica impreziosita da un tappeto di tastiere. Ancora una strofa sorretta da una giusta parte strumentale e poi ci sarà un cambio di atmosfera, dovuto all'ingresso di un synth e degli archi. Anche la linea vocale cambia, sempre adattandosi al background sonoro sino al ritornello, nel quale i nostri ci catapultano nel vivo del sound Virtual Symmetry.

Nella sezione successiva avremo un cambio di sonorità, questa volta il progressive metal ritorna sovrano in tutta la sua epicità, e con tutti gli strumenti potremmo assaporare delle atmosfere sognanti ma anche belle aggressive. Come si può notare ci sarà un duetto tra chitarra e tastiera, una gara alla pari ma che alla fine ci porterà a capire che solo col duro lavoro e con l'esperienza si possono creare questi tessuti sonori senza stancare troppo l'ascoltatore. Il culmine del solo verrà sormontato dalla tastiera e solamente dopo ritornerà il tema iniziale suonato col piano.

Piano che verrà poi impreziosito questa volta con quello che pare un violoncello, ed un flauto. Cioè, sto sentendo di tutto in questo album e lo riascolterei un'altra volta perchè merita tantissimo.

Insomma, quest'atmosfera finale ottenuta tra tastiere, flauti e violoncelli ci porterà verso la sezione definitiva della lunga suite.

Rientrano le chitarre distorte e le tastiere, e questa volta l'assolo di chitarra è in solitaria; sempre sorretto da ritmiche essenziali ma comunque perfette per il contesto, questo assolo è il più sentito e uno dei più curati all'interno di tutto l'album ( non che gli altri siano di meno, perchè qua c'è da dire che è tutto un capolavoro di armonia, melodia...sound, produzione...è tutto incredibilmente curato).

E tra sweep, shreddate ed interpretazioni di vario tipo, i nostri mettono veramente tanta carne al fuoco; persino gli archi andranno a sorreggere questo assolo, nella sua magnificenza ed in tutta la sua complessità ( esecutiva e non solo).

 

E' finito ed io sto qua, scioccato e stupito. Dico "Mo lo rimetto da capo dai non può essere che sia finito così". Ti lascia in sospeso, come se mancasse qualcosa. Cosa manca non saprei dire, so solo che c'è la sensazione di incompletezza, che ti fa pensare "Cristo che capolavoro, ora lo risento".

 

I Virtual Symmetry hanno dimostrato di entrare di diritto, in quel filone di band incredibili e preparate come DGM, Eldritch o Dark Quarterer le quali ormai hanno un proprio seguito. I Virtual Symmetry andranno oltre? Chi lo sa. Per saperlo, dovrete sentire questo disco. E sostenere questo progetto. Non è detto che i Virtual Symmetry un giorno potranno essere quella band italiana che verrà ricordata di più all'estero che non Italia. Ma tant'è, che le idee ci sono e la qualità pure. Le competenze non mancano.

Qualcuno potrebbe dire " Eh ma sono i nuovi Dream Theater" e tu hai detto niente... Non è facile proporre qualcosa di diverso che sia a prova di udito. Ma l'opera c'è, ed il nome pure...

 

Alla prossima, lettori di I.V.L.

 

 

StonedLord95

95/100