In occasione dell'uscita di "Mondoscuro".

Due grandi nomi del panorama metal italiano si uniscono per dar luce a questo progetto.

Di seguito la doppia intervista Cadaveria + Necrodeath

 

(domande a cura di Valeria Campagnale e Lorenzo "barabba" Suminier)


L'accoppiata Cadaveria - Necrodeath è d'effetto, con il disco “Mondoscuro” , ci potreste parlare di  come è nata questa collaborazione?

 

Cadaveria: Le due band si conoscono da anni, principalmente perchè Marçelo Santos, batterista dei CADAVERIA e mio storico amico con cui faccio musica da venticinque anni, è anche il cantante dei Necrodeath (lì meglio conosciuto come Flegias). Circa un anno e mezzo fa Peter Dayton (ovvero GL, bassista dei Necrodeath) è entrato anche nei CADAVERIA, quindi il legame tra le due band si è stretto ancora di più. I due gruppi hanno percorsi e identità distinte, oltre che una fan base differente, ma più di una volta in passato si è parlato di collaborare in qualche modo, più che altro in maniera disimpegnata in sede live. L’anno scorso l’idea di creare qualcosa insieme ha preso forma concreta. Dapprima Flegias ha sparato un po’ di idee e ha raccolto le opinioni dei due gruppi facendo da collante, poi il contenuto della collaborazione si venuto a precisare e ad arricchire fino alla definizione della tracklist, che alla fine include anche brani composti insieme e cover reciproche. In sintesi ciò che era nato un po’ per scherzo si è trasformato in un progetto decisamente impegnativo.

 

Nell'album ci sono due cover, quella interpretata da voi è “Christian Woman” dei Type O’ Negative,  A cosa potete attribuire la scelta di questo brano?

 

Bloody Kisses è un album che tutti i membri dei CADAVERIA hanno consumato in gioventù e ci piaceva l’idea di pescare dal nostro passato e di rendere omaggio ai TON. Christian Woman è stata una scelta… beh direi una scelta un po’ pazza, come quelle che ogni tanto mi capita di fare un po’ per sfida, un po’ per autolesionismo (leggi darsi obiettivi difficili da raggiungere e complicarsi la vita inutilmente), un po’ per puro divertimento. Cadaveria che canta “Jesus Christ looks like me” mi faceva sorridere e, anche se può non sembrare così, io sono una persona autoironica. Da una parte quindi c’è un attaccamento ai TON e alla figura del grande e geniale Peter Steele, dall’altra il divertimento di cimentarsi in un brano distante dal mio stile vocale. Rispetto e dissacrazione allo stesso tempo.

 

La vostra musica è difficilmente etichettabile, il che secondo me è un bene, la critica vi ha definito band Horror Metal, tanto che avete intitolato anche un album in questo modo “Horror Metal”appunto. Quanto vi ritrovate in realtà in questa definizione?

 

Il nostro quarto album è Horror Metal in tutto e per tutto, dalle musiche, alle emozioni, ai testi, alla grafica. “Silence”, uscito a fine 2014, ha mantenuto atmosfere orrorifiche nella musica e nell’interpretazione vocale, strizzando nuovamente l’occhio al Black Metal, di cui era infarcito il nostro debut album “The Shadows’ Madame”. Gli altri full length che abbiamo realizzato stanno in mezzo e sono davvero difficili da definire, perchè accoglievano anche influenze Doom, Death, Gothc e Progressive. Difficile dirti ora in che lidi approderemo col prossimo lavoro in studio. Ho in mente qualcosa di pesante e articolato ma il nostro stile non lo costruiamo a tavolino. In generale ci vanno strette un po’ tutte le etichette e anche la definizione Horror Metal va presa con le pinze. Chi non ci conosce non si aspetti di vedere sul palco quattro persone vestite a festa per la notte di Halloween: il nostro horror è cerebrale, l’oscurità proviene dalle nostre viscere, la nostra teatralità è misurata e composta.

 

Da cosa nasce il fatto che i membri del gruppo portano il nome di personaggi dei film di David Lynch?

 

Dal fatto che io e Flegias ne siamo grandissimi estimatori. Entrambi siamo video maker e Lynch è il nostro riferimento artistico assoluto. Quando abbiamo fondato i CADAVERIA mi stavo laureando con una tesi su Lost Highway e, assodato che tutti i membri della band avrebbero avuto uno pseudonimo tranne me, abbiamo deciso che i nomi dovevano provenire dai “cattivi” dei suoi film. Anche con un paio di new entry nella line-up la tradizione si è mantenuta.                                  

Come e’ nata la collaborazione con i Cadaveria?

 

FLEGIAS: Da quando sono entrato nei Necrodeath nel 1998 è stato chiaro fin da subito che i due gruppi avrebbero dovuto lavorare insieme poiché suono la batteria anche nei CADAVERIA. Abbiamo ovviamente un’agenda unica dove si collabora per non accavallare impegni. Spesso, nel corso degli anni, si è parlato più di una volta di organizzare qualcosa insieme e ogni tanto è capitato anche di avere Cadaveria come ospite sul palco. Volevamo fare qualcosa di più tangibile, qualcosa che rimanesse scritto nella storia delle due band. E’ nata quindi l’idea di “Mondoscuro” anche se all’inizio si parlava solo di fare due pezzi, poi con il passare del tempo e lo sviluppo delle idee è nata una collaborazione più articolata e completa.

 

In “Mondoscuro” ci sono due cover, la vostra è “Helter Skelter”, come mai la scelta è ricaduta proprio su questo pezzo?

 

FLEGIAS: Era chiaro fin da subito che i Beatles fossero il gruppo scelto in quanto Peso è un grande estimatore della band e di Ringo Starr in particolare. Il suo modo di suonare e di concepire il drumming ha rivoluzionato completamente il mondo della musica e oggi probabilmente non esisterebbe neanche l’heavy metal senza di loro. Era doveroso rendergli omaggio. L’unico dubbio rimaneva sul brano… all’inizio ero abbastanza scettico su tutti i brani proposti, poi quando si è parlato di “Helter Skelter” e mi hanno fatto sentire la demo di come l’avrebbero suonata, mi sono convinto subito.

 

Siete stati uno dei primi gruppi trash italiani, la vostra musica è un accordo tra thrash metal ed uno stile vocale peculiare del black metal, con testi schiettamente anti-cristiani. Avete ancora, come agli inizi, delle band di riferimento?

 

FLEGIAS: Si, i riferimenti sono sempre quelli degli inizi: un bel mix tra Slayer e Venom. Ovviamente con il passare del tempo ascolti anche altra roba e magari indirettamente ne vieni influenzato, ma non perderemo mai di vista le nostre origini per non perdere il nostro classico trademark.

 

Voi vi siete formati nel 1984, nel corso degli anni, fino ad arrivare al periodo attuale, avete visto tutti i cambiamenti all'interno della scena musicale. A vostro giudizio, è cambiato qualcosa nel genere trash/metal? Se si in che modo si è evoluto questo genere?

 

FLEGIAS: Il bello di questo genere è che non si evolve più di tanto. Si, cambiano i suoni, le tecnologie, ma il feeling rimane sempre quello, diretto come un pugno in faccia. Anche noi nel corso della nostra discografia abbiamo cercato di sperimentare soluzioni nuove (vedi ad esempio un disco come “Idiosincrasy” che è un unico brano di 40 minuti, ben distante dagli standard thrash) ma come ti dicevo prima, cerchiamo di mantenere inalterato il nostro sound tenendo sempre come riferimento i gruppi e i dischi che hanno influenzato la nostra storia fin dagli esordi.

 

Un'altra domanda di “evoluzione musicale”, a vostro giudizio, quanto è cambiato l'approccio da parte degli ascoltatori verso la musica? Magari è solo una mia impressione o è mutato proprio l'approccio alla musica e in senso un po' freddo rispetto al passato?

 

FLEGIAS: Certo, l’approccio è cambiato tantissimo nell’epoca di internet. Alla luce di un monitor o su un telefonino oggi puoi decidere subito se un gruppo ti piace o ti fa schifo. Una volta ti informavi attraverso una stampa difficile da reperire (sto parlando prima dell’avvento di H.M., Metal Shock, ecc.), andavi a tutti i concerti e si faceva scorpacciate di “cassette miste” per capire qual era il prossimo gruppo su cui avresti investito tutti i tuoi risparmi di un mese per poterti comprare un disco. Capisci bene che sono cambiate molte cose. Per fortuna, ogni tanto, a qualche festival o concerto mi capita ancora di vedere qualche ragazzo che sfoglia i cd nei vari banchetti merchandise con la stessa luce negli occhi che avevo io quando tempo indietro arrivavano i nuovi titoli nel mio negozio di dischi di fiducia.

 


La vostra carriera musicale nasce nel 2001, quindici anni d'attività non sono pochi, seppur con cambi di line up, come siete riusciti a tenere salda la vostra band?

 

Quando sono nati i CADAVERIA tutti i membri che facevano parte della formazione originale avevano già un passato come musicisti e diverse esperienze nell’underground metal italiano con altre band. Nessuno era lì per caso, perdere tempo o farlo perdere agli altri. In sostanza la formazione era costituita da gente in gamba e di fiducia e così è stato sempre ed è ancora oggi. Conoscevamo già sia Dick Laurent, entrato in formazione nel 2009, che Peter Dayton, con noi dal 2015. Il gruppo è una tua creatura e la fai toccare solo dalle mani di chi conosci. E indispensabile essere in sintonia per poter essere franchi e sentirsi in famiglia. 

 

Al di là dei generi hard rock e metal, come vedete e definireste la scena underground italiana?

 

Oltre al rock e al metal ascolto un po’ di jazz e di musica elettronica. Mi pare che quest’ultima sia ben strutturata, che ci siano buone promesse tra le nuove generazioni e che gli eventi siano ben organizzati. Nel metal vedo tanto fermento non sempre produttivo, decine di nomi che nascono e muoiono sfornando CD inutili. Chi è bravo, ha tanto carisma e la fortuna di essere seguito da un management che fa qualcosa di concreto per loro e non gli ruba solo i soldi può fare un po’ più di strada, ma geni recenti non ne ho visti. Lo sappiamo, è un genere difficile, in Italia ancora di più, anche (o forse soprattutto) nel 2016.

 

Cosa ne pensate invece della questione del “Pay to Play”?

 

Odio e aborro.

 

Cosa vi ha ispirato nella composizione fin’ora? Quali sono i messaggi che volete far arrivare ad ascoltare al pubblico?

 

Ci ha ispirato la vita, che vuol dire dalle letture fatte alle esperienze vissute, il presente e il passato, i malesseri, i desideri, gli incubi. Noi siamo musicisti indipendenti e continuiamo a suonare con passione perchè qualcosa dentro ci spinge a farlo e qualcosa da dire c’è. Non suoniamo per dare dei messaggi ma per esprimerci, per soddisfare un’esigenza interiore.

 

Chiudiamo l’intervista con un vostro messaggio alle giovani band e con qualche anticipazione futura.

 

Ragazzi lasciate perdere, smettete di suonare e andate a vedere i concerti. 

Ok, se proprio ve la sentite di fare sul serio, preparatevi a una vita di sacrifici e cercate di fare la differenza. 

Quanto ai progetti futuri dei CADAVERIA, entro fine anno uscirà Mondoscuro in vinile per Sleaszy Rider e in primavera ristamperemo il secondo album Far Away From Conformity. Riprenderemo i live ad aprile e poi ci dedicheremo al nuovo album in studio. Un grazie a chi ci segue da sempre e un saluto a tutti i lettori.

Cosa ne pensate dell’Underground attuale, soprattutto in Italia?

 

FLEGIAS: Poco e niente. Non lo seguo con la passione che meriterebbe un degno commento. Certo è che lo vedo sempre tangibile e in fermento. Noto solo tanta rassegnazione poiché oggi è veramente difficile emergere se non hai un bel conto in banca.

 

E della questione del “Pay to Play”?

 

FLEGIAS: Ovviamente non mi piace e non lo condivido. Non l’ho mai fatto e non lo farò mai. Mi spiace che esista questa pratica, basterebbe però che tutti si rifiutassero di pagare e il problema sarebbe risolto. Però torniamo alla domanda precedente e se qualcuno ha soldi da buttare se ne approfitterà sempre.

 

Quali sono stati i vostri “idoli” che vi hanno ispirato?

 

FLEGIAS: Oltre i già citati Slayer e Venom posso aggiungere Mercyful Fate, Voivod, Celtic Frost… insomma tutti quei gruppi che hanno fatto grande il genere estremo con le loro idee innovative.

 

Per quanto riguarda la composizione invece, come lavorate? Siete una band molto legata?

 

FLEGIAS: Ormai la line-up è consolidata da anni, siamo molto uniti e lavoriamo bene insieme. Anche il modo di comporre ormai è molto rodato e si procede sempre in maniera tranquilla e serena. Per le composizioni si parla sempre prima tutti insieme e si trovano le idee, poi Peso e Pier si chiudono in studio per tirar giù lo scheletro compositivo dei brani in modo che anch’io e GL possiamo lavorare a distanza sulle canzoni, infine in fase di registrazione vera e propria di nuovo tutti insieme a lavorare sugli arrangiamenti.

 

Siete una Band storica, qualcosa e’ cambiato dagli esordi a ora?

 

FLEGIAS: Tutto tranne la nostra voglia e passione per quello che facciamo e quello in cui crediamo. Siamo una band che fortunatamente può fregarsene dei cambiamenti e proseguire per la propria strada senza doversi preoccupare di stare dietro alle mode o alle leggi di mercato.

 

Qualche anticipazione su un imminente futuro?

 

FLEGIAS: Stiamo in questi giorni discutendo sulle linee guida da mettere in pratica sul prossimo lavoro. Come vedi siamo nella primissima fase del processo compositivo. Di sicuro ci sarà un nostro nuovo lavoro il prossimo anno ma è un po’ presto per poter parlare in maniera più approfondita.