D E V I A T E - D A M A E N

I deviate damaen hanno della storia dietro le spalle. Parlateci del vostro esordio.


 

Eravamo quattro bimbetti vestiti da froci che facevano cover dei Bathory e dei Sisters Of Mercy, fino a che non abbiamo iniziato a comporre roba nostra, cioè già dal primo live del '92 a Roma, la città natale della band e del suo leader. 

La musica si manteneva goth, ma i toni si fecero da subito caciaroni e ribelli. Ribelli veri, non ribelli da belame centrosocialino, per intenderci. 

Finché Metal-Shock non passò qualche guaio a causa d'una nostra intervista, nel'95, soltanto perché decantammo l’orgoglio per ciò che eravamo guardandoci allo specchio; l'intervista fece così scalpore che fu poi riportata su una sequela di articoli giornalistici nazionali inerenti baggianate come satanismo e suprematismo bianco che certo non resero felice l'editore del giornale metal in questione.



Il nome della band è alquanto curioso.  Come mai questa scelta? 



Il nome della band segnò da subito il passo filosofico implicito nell’evoluzione del progetto rispetto ai suoi esordi: apparentemente suonava glamour, sexy, ambiguo e provocatorio; ma non ci vorrà molto, poi, a capire che la "deviazione" di queste "Dame Deviate" (quindi, per logica semantica dei vocaboli che compongono il nome, soggetti estremamente virili) non era sessuale, ma ideologica e filosofica.



Ho letto da qualche parte che avete avuto varie critiche, non tanto per la musica ma quanto per la vostra trasgressione.  Quali sono state secondo voi quelle più pesanti che vi hanno attribuito? 



Dei Deviate Ladies prima (il nome della band sino al '96), e dei Deviate Damaen poi, sono venticinque anni che si parla e si sparla : le fanzine degli anni ’90 ci leccavano il culo per farci dire qualche cazzata sulle loro pagine e attirare i lettori, mentre oggi stroncano i nostri album perchè dicono che siamo diventati di destra: ah, come se fossimo mai stati di sinistra! La verità è che ora preferiscono leccare il culo a chi la pensa come loro perchè quel poco di reale irriverenza che il movimento punk è riuscito a tirare fuori negli anni passati, è divenuto di troppo faticosa gestione da parte di questi damigelli ormai avvizziti. 



La vostra ultima release è abbastanza ambigua e particolare, Parlateci di come è nata. 



Sinceramente non vedo ambiguità su “Retro-Marsch Kiss”, salvo tu ti riferisca a quell’ aspetto glamour che ha sempre fatto dei DD la sexy band che mai cesseranno di essere. L’album è un pugno nello stomaco a quel perbenismo radical-chic e pacifinto che regna nel metal, nel goth e in generale nel rock, secondo il quale farsi inculare da un rapper fa meno male che farselo infilare da un prete organista. Questa non è partigianeria ideologica, questa è derubricazione antropologica, miei cari.

A questo link trovate tutte le recensioni uscite sinora, e potrete verificare come gli scribacchini livorosi e in malafede non citino nemmeno un titolo giusto, mentre chi ci ha premiati del suo entusiasmo anche a costo di farsi linciare dai lettori, riporta citazioni e testi corretti, a dimostrazione del fatto  che perlomeno l’album è stato ascoltato.

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2015/06/24/link-di-recensioni-e-interviste-su-retro-marsch-kiss-dei-deviate-damaen/


Ma l’ultimo ritrovato della strategia mediatica per silenziare il nostro clamore è stato quello di non recensire affatto "Retro-Marsch Kiss", così da non doverne neppure fare menzione, poiché certi vermi sanno benissimo che, anche stroncandolo, ci avrebbero fatto un favore. Addirittura alcuni magazine, pur di non avere la tentazione di scartarne la confezione e contaminarvisi, non ci hanno voluto nemmeno comunicare i recapiti a cui spedire la copia; recapiti che noi, puntualmente, abbiamo rimediato lo stesso per poterglielo pisciare in testa a sfregio. Queste donnette non fanno i conti col fatto che un gruppo che sa fare casino da sempre come il nostro non si silenzia con mezzucci da cartoleria. Senza considerare che riviste in livrea che hanno molto di più da perdere, come Rock Hard e Rumore, hanno invece fatto il loro dovere senza essersi preoccupate troppo del mocciolo dei loro lettori politicamente corretti.



I vostri testi riportano anche il latino, lingua molto antica e affascinante. Come mai inserimenti di questo tipo? Quale messaggio cercate di dare a chi vi ascolta?


 

Non siamo i soli ad usare il latino nei testi, e per tutti gli altri citiamo il più grande antesignano italiano nel metal in tal senso, Mario The Black Di Donato, col quale infatti condividiamo una personale amicizia e stiamo collaborando artisticamente. 

Il latino è una lingua aulica, solenne e sontuosa che solo le zecche e gli analfabeti possono definire “morta”. Brani come “Descendi, Frigus!” sono la prova tangibile di quanto il latino goda della miglior salute, e, grazie a chi come noi lo vivifica, continui ad essere una micidiale arma a servizio dell'Identità.



Che tipo di rapporto c'è tra voi membri? Vi frequentate anche nel tempo libero come buoni amici? 



La band è disseminata fra Italia, Grecia e Germania; e, in Italia, siamo sparsi dalla Calabria alla Lombardia. Vien da sé che la frequentazione personale fra membri non possa essere assidua, ma la sodalità amicale e spirituale fra noi è fortissima e infrangibile, ad iniziare dalla fraterna amicizia fra Me ed il mio braccio destro Ark, la vera eminenza grigia della band.



Qualche anticipazione che riguarda la band nel prossimo futuro?


 

Abbiamo deciso di finirla con album mastodontici e politematici la cui preparazione è nel migliore dei casi quinquennale; per il futuro “splitteremo” le nostre produzioni secondo linee tematiche più coese. In particolare, nell’immediato, siamo al lavoro su un progetto “doom metal” dal titolo “In Sanctitate, Benignitatis Non Miseretur” condiviso con Vincent Felis, geniale chitarrista titolare del progetto “D.Evil 99” che abbiamo conosciuto grazie a Renato “Mercy” degli Ianva, e col quale daremo vita a questa perla di cattiveria metal dal sapore e dai toni molto retrò, per ricordare a tutti che non c’è progresso nell'evoluzione degli stili musicali, ma una mera, costante e coraggiosa ricapitolazione. 

https://aristocraziaduracruxiana.wordpress.com/2015/12/08/presentazione-di-in-sanctitate-benignitatis-non-miseretur/

Contemporaneamente stiamo collaborando con un Dubstep-DJ ad una versione moderna della nostra “Mirror My Love” del ’93, che rientrerà in una compilation di repertorio elettronico e sperimentale sempre a firma della band. A questo va aggiunta una serie di collaborazioni fra cui citiamo quelle con The Black, con i Siegfried e con Hanormale. Insomma...stamo a lavorà de brutto, detto alla romana.



Com' è il vostro approccio con il pubblico? Vi è mai capitata una esperienza poco piacevole durante un'esibizione? 



Altroché: i nostri concerti sono stati puntualmente inficiati da intrusioni di assonnati zombie che solo a guardarli dal palco ti viene la diarrea, o di Red Skin che ti danno del fascista e dell'intollerante, e poi provano (e nemmeno ci riescono) a spaccarti il palco. Ma ormai non ci esibiamo più dal vivo da tempo, se non per sporadiche apparizioni come ospiti, come accaduto con Ianva e Corazzata Valdemone. Però..mai dire mai.



A voi queste ultime righe...



C'è in Occidente un losco e masochistico tentativo di affossare ciò che i popoli occidentali sono stati a partire dal Big Bang in avanti. Noi ci opporremo da Uomini, da cittadini e da Artisti a questo scempio di identità. 

E a tutti i somari che soggiaceranno a questo disegno anche solo a causa della loro ignavia caratteriale e lascivia ideologica, promettiamo che continueranno ad essere bersaglio dei nostri sputi, che siano sputi doom, dubstep o goth. 

Certo, come cantiamo ne "La Fine Che Non C'è", anche Noi un giorno finiremo in qualche modo: ma avendo asperso il nostro Verbo in luoghi ben più reconditi delle sole discoteche o delle case della gente, continueremo a far piovere loro sonoro catarro sulla testa anche dall'Aldilà.


G/Ab & DEVIATE DAMAEN