Intervista a cura di Robin & Siberian


Amici di Insane-Voices-Labirynth, oggi abbiamo l’onore di ospitare una delle band pilastro della scena Black italiana: fondati nel 1988, su idea del chitarrista Ossian, in quel di Biella, in breve tempo si sono affermati come una delle band di riferimento del genere. Signore e Signori, ecco a voi la nostra intervista agli OPERA IX!

 

 

Per prima cosa, grazie mille per questa intervista. La prima domanda forse sarà scontata per voi, ma parecchi amici della nostra webzine avranno di certo una curiosità: come mai avete scelto OPERA IX come nome?  

 

 

Opera IX è un nome composto, se analizzi la parola “Opera” viene utilizzata in molte lingue avendo lo stesso significato, italiano, inglese, francese e per me significa la creazione, la materializzazione di un pensiero artistico, ciò che vive nella dimensione astratta viene poi, magicamente attraverso l’arte, portato sul piano esistenziale della materia.Poi abbiamo il numero IX (nove e non nona) che è tre volte tre la perfezione esoterica, nella cabala il nove simboleggia la reincarnazione e la generazione, è un numero di confine in quanto esso è l’ultimo dei numeri essenziali che rappresentano un cammino evolutivo... Oltre il nove il mistero.

 

 

Nel 1993, dopo le prime due demo, arriva la vostra prima release ufficiale: “The Triumph Of The Death”, un EP 7” che ha visto vendere le prime 500 copie in soli 2 mesi, un vero successo per una band giovane in un mondo così underground. Secondo voi qual è il motivo principale di questo successo?

 

 

Sicuramente l’alchimia che la band aveva con la fusione di determinate tematiche insieme alla presenza di una front Woman, che al tempo in ambito di musica estrema era molto anomalo ed unico.

 

 

Il vostro primo full-lenght è The Call Of The Wood”, album di circa 60 minuti per sole 5 canzoni: non avevate timore della possibilità che tale scelta non potesse essere apprezzata?

 

 

Sinceramente non ci siamo mai preoccupati di questo, anzi, la lunghezza dei brani erano una ulteriore caratteristica alla band e tutto ben si sposava con il concetto del moniker, una sorta di atto operistico. L’importante era non essere soporiferi.

 

 

Nel 1998, anno di uscita del vostro secondo album “Sacro Culto”, avete contribuito ad una compilation tributo agli Iron Maiden, con la canzone “Rime of the ancient mariner”: come mai avete deciso di partecipare e perché la scelta è ricaduta su quella canzone?

 

 

Al tempo era un privilegio riuscire ad essere introdotti in una compilation che sarebbe stata distribuita in maniera capillare a livello mondiale, non scegliemmo noi ma fummo scelti, cosa ben diversa. Fu un onore perché eravamo a fianco di band come Opeth, Steel Prophet, Absu, Solitude Aeturnus e molte altre. La scelta del brano fu riposto principalmente in base alla sua lunghezza, come enunciato precedentemente al tempo eseguivamo brani di lunga durata e anche qui non volevamo discostarci dalla nostra caratteristica.

 

 

Con “The Black Opera: Symphoniae Mysteriorum in Laudem Tenebrarum” c’è stato una sorta di ritorno a sonorità più atmospheric e epic: è stato un passo spontaneo o programmato? Se era programmato, per quale motivo? Quale importanza ricopre questo album nella vostra carriera?

 

 

Atmosferiche ed occulte si ma l’essenza epica la vedo ancora distante in The Black Opera, comunque sia, tutto fu un processo spontaneo e naturale, l’unico elemento che fu studiato a tavolino fu la cover art. The Black Opera ricopre un’importanza essenziale nella nostra carriera, fu un vero grande salto di qualità in tutti i sensi, dalla produzione, la distribuzione sino alla notorietà stessa della band, grazie alla promozione fatta al tempo dalla Avantgarde music passammo da un livello underground ad una band con maggiore visibilità e culto.

 

 

Rimanendo a “The Black Opera”, leggiamo che lo avete registrato agli Underground Studios, in Svezia: cosa vi ha fatto scegliere proprio quelli?

 

 

Al tempo Flegias, batterista dell’epoca, era appena diventato il cantante dei riformati Necrodeath ed avevano registrato il loro “Mater of all Evil" proprio agli Underground e successivamente ci furono ben consigliati, fu un’ottima esperienza ed il produttore Pelle fu molto meticoloso ed unico nel seguire la nostra produzione, purtroppo in Italia nel 2000 vi erano si buoni studi ma pessimi produttori.

 

 

Come nasce un vostro album: è frutto di un lavoro di gruppo o di una sola persona? Utilizzate fonti specifiche per i vostri testi?

 

 

Fondamentalmente ognuno di noi della band mette del proprio, tutto nasce prima da una lirica che io scrivo ispirate alla Stregoneria e tutte quelle filosofie che risiedono nella parte oscura dell’uomo, cioè nascoste ai più.

 

 

Durante la vostra carriera avete lavorato con diverse etichette, una su tutte la Avantgardemusic: che importanza ha avuto nel vostro percorso?

 

 

Come detto precedentemente ha avuto un’importanza molto rilevante, al tempo aveva visto lungo su molte bands e in base alle sue possibilità aveva dato molto per la promozione delle stesse e soprattutto sapeva come ben muoversi nell’intricato movimento musicale estremo, basta andare a ritroso nel tempo e scoprire i nomi che aveva nella propria scuderia  e che oggi sono divenute band di grande spessore e fama.

 

 

Sfogliando la vostra discografia, si nota un lungo vuoto dal 2004 al 2012. Come mai?

 

 

Dopo Anphisbena ci fu la dipartita di Lunaris, storico tastierista, che fu la scintilla di un lungo processo di ristabilizzazione della line up a questo si aggiunse anche la ricerca di una nuova etichetta discografica e la vita stessa che ci ha distaccato da un processo creativo, inoltre si è fatta sentire maggiormente la crisi discografica che ci ha portato non poche difficoltà nella ricerca dei fondi per la produzione di Strix. Oggi devi produrre ottimi lavori ma con il budget che negli anni ottanta producevi una demo tape. Siamo una band non professionista che si comporta in modo professionale per questo non vedo neanche l’utilità di essere costanti e far uscire un prodotto discografico regolare nel tempo, si fa se si è ispirati e ben motivati. Diversamente abbiamo più di venticinque anni di storia alle spalle con una moltitudine di brani, quindi non vedo perché essere costanti.

 

 

Dopo l’uscita dalla band di Cadaveria avete affidato la parte vocale a due uomini. Perché avete scelto di tornare alla voce femminile? Come avete scelto Abigail?

 

 

Furono due eventi in particolare che mi hanno fatto prendere questa decisione, avvallata dal resto della formazione attuale, il primo fu un episodio capitatomi circa tre anni fa durante la degenza in ospedale per una grave malattia ed il secondo perché continuavo a sentire da tutto il mondo l’accostamento Opera IX a Cadaveria, questo ben oltre quindici anni dopo la sua dipartita. Nulla sono valsi i tentativi di Madras e successivamente M nel soppiantare questo alone femminile. Quando ti trovi in ospedale per una grave malattia hai modo di pensare molto e soprattutto inizi a ragionare su cosa vuoi realmente per te e per il bene di una band per cui hai dedicato anni di sangue. Non hai più voglia di scendere a compromessi per un’idea pseudo democratica solo per far piacere a tutti i membri della band ma comprendi che bisogna ragionare in modo differente. Chiesi a Cadaveria stessa di collaborare nuovamente con gli Opera IX ma in tutti questi anni le strade e gli interessi si son fatti troppo distanti, sarebbe sicuramente stato un grande successo ma non fu possibile, quindi insieme all’attuale batterista M:A Fog ho iniziato a creare un  nuovo grande personaggio femminile, come al tempo feci per Cadaveria.

Mi presentarono Abigail durante una serata esoterica su Iside e le Dee oscure le proposi di fare un’audizione e tre giorni dopo lei venne con tutti i brani richiesti pronti.

 

 

Oltre ai cantanti, avete avuto parecchi cambi di formazione, l’ultimo nel 2014 quasi totale. Ritenete positivi questi cambiamenti? Lo ritenete un modo per far tesoro di nuove esperienze e influenze?

 

 

Si assolutamente, ma servono anche per ristabilire l’armonia e l’equilibrio della band stessa.

 

 

Guardando i vostri video, salta all’occhio Mandragora: cosa vi ha spinto ad “osare” con questo video, correndo il rischio di una censura per le scene di nudo?

 

 

Facciamo metal estremo e bisogna osare, anche nella stregoneria c’e’ un detto che dice “ la vera Strega deve osare sempre”. Se ci censurano? Meglio non fanno che innescare maggiormente la curiosità. Comunque sia Mandragora ha scene si di nudo ma non volgari.

 

 

Nel 2015 è uscita la vostra ultima release “Back to Sepulcro”: volete presentarlo a chi ancora non ha avuto possibilità di ascoltarlo?

 

 

E’ una chiara dichiarazione di un ritorno alle origini sia come tematiche che come impostazione compositiva e soprattutto per il ritorno alla voce femminile estrema. Abbiamo rivisitato e registrato brani storici tratti da tutti gli album del passato, fatta eccezione per Anphisbena.

 

 

I vostri artwork non risultano mai banali. Secondo voi cosa deve avere una copertina per essere convincente ed invogliare all’acquisto?

 

 

Essere sempre lo specchio reale di cosa l’ascoltatore può trovare all’interno del lavoro musicale, seguendo i giusti dettami del simbolismo e senza scadere nel banale. Spesso vedo cover che vogliono solamente scioccare a tutti i costi, una ricerca forsennata del male assoluto ma senza toccare l’anima e le emozioni di chi prende in mano il tuo lavoro, questo spesso dedotto dalla grande ignoranza che c’e’ nell’ambiente estremo. Ho visto centinaia di simboli magici sulle copertine ma probabilmente molti degli autori non conoscono neanche il significato del triangolo nel cerchio. La nostra musica è come un rito magico inizia con il testo per passare alla musica e finisce con la grafica,se è ben fatto funziona, diversamente è banale intrattenimento teatrale.

 

 

Avete anche pubblicato diverse release video, partendo dal VHS arrivando al DVD, live e videoclip, alcune anche in edizione limitata: quale importanza rivestono per voi?

 

 

Dare immagini alla nostra musica, inoltre spesso abbiamo accontentato fans da parti del mondo che non hanno mai avuto la possibilità di vederci live.

Oggi le cose sono un po' cambiate e i clip probabilmente rimangono solamente un mezzo di promozione mentre i DVD nel nostro genere rimangono un prodotto di nicchia con scarso interesse.

 

 

Salutandovi e ringraziandovi ancora per il tempo che ci avete concesso, vi chiediamo di lasciare un messaggio ai vostri fan!

 

 

Grazie a voi per lo spazio che ci avete dato... Noi siamo lupi nel Sacro Bosco della vita, grazie a tutti per questi ventotto anni di supporto.

 

 

EXTRA:

C’è una canzone che secondo voi può rappresentare il vostro percorso?

 

 

Ve ne sono diverse Da Sepulcro a Maleventum...La scelta è ardua.