Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

L’intento, per questo album, era di ricreare una scena di forte impatto che rappresentasse e riassumesse le guerre puniche e il dominio di Roma su Cartagine, ma che al tempo stesso indicasse la direzione musicale scelta. Questo ultimo lavoro, lo consideriamo più violento dal punto di vista musicale rispetto ai nostri lavori precedenti, e apposta per ciò abbiamo deciso di raffigurare una scena di battaglia, dove ci fosse il nemico accerchiato e senza via di scampo. Per la rappresentazione, ci siamo rivolti a un noto illustratore storico (Luca Tarlazzi) che già apprezzavamo per i suoi disegni sulle battaglie romane, e per noi è stato un piacere che abbia accettato e ci abbia dato modo di dar forma e colore alla nostra proposta musicale.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno? 

 

 

Il nostro obiettivo è sempre stato quello di poter divertire e divertirci, condividendo con gli ascoltatori sia la nostra passione per il death metal che anche l’amore per le radici della nostra cultura e della nostra terra, ossia la storia di Roma antica. Non abbiamo particolari aspirazioni se non quella di suonare il più possibile in ogni luogo, ci piace solo metterci al lavoro e vederne i risultati, senza andare tanto lontani con le fantasie.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting? 

 

 

Principalmente la composizione parte dal nostro chitarrista Fabio, che registra tutte le sue idee, sia ritmiche che di arrangiamenti di strumenti antichi, per poi passarle a me e  Diego il cantante, per la realizzazione dei testi. A seconda del brano e dell’impressione che mi trasmette, scegliamo il tema del testo, o nel caso di questo ultimo concept, del capitolo che vogliamo rappresentare. Nel corso dello studio e delle prove dei pezzi nuovi, avvengono poi ulteriori modifiche sia a livello di testi che di arrangiamenti musicali, fino al modellamento definitivo del brano. 

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta? 

 

 

Chi ama la violenza del death metal, e ha voglia di essere catapultato nella Roma antica rivivendo le sue battaglie, in totale epicità!

 

 

Matt Innerfrost:

Cosa pensate della scena attuale italiana? 

 

 

Abbiamo sempre reputato la scena italiana come una delle più floride e affascinanti del metal europeo. Nei nostri tour o concerti singoli, nel corso degli anni, abbiamo conosciuto diversi gruppi incredibilmente validi e umili, che spaziavano dal power fino al death metal più estremo. Abbiamo molto da dire come scena, e soprattutto molta originalità. E’ un peccato che a volte tendiamo a sottovalutarla o a sminuirla di fronte ad altre realtà estere. 

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate? 

 

 

Purtroppo no, ma sarebbe davvero un sogno per tutti noi. Siamo 5 ragazzi semplici, con lavori normalissimi, e chi impegnato in studi universitari. Personalmente sono insegnante di basso, e attualmente lavoro per una scuola di musica qui a Roma.

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare? 

 

 

La nostra intenzione è quella di poter riprodurre quanto più possibile, i suoni del disco anche in sede live. Per noi l’impatto sonoro ha un’importanza fondamentale, quindi cerchiamo sempre di mantenere l’impronta sonora che abbiamo in mente, e di conseguenza la stessa strumentazione.

 

 

Silvia Agnoloni:

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia? 

 

 

All’inizio del nostro percorso dubitavamo che parlare di Roma antica, sarebbe piaciuto anche in altre parti d’Italia fuori Roma.. E invece col passare degli anni abbiamo notato che sono in tanti come noi che apprezzano le nostre radici e che le condividano assieme a noi, e sinceramente non ce l’aspettavamo. Speriamo che ci accoglieranno come sempre è stato, ossia con grande dedizione e entusiasmo. 

 

 

Ed:

Che cosa ne pensate del sistema discografico italiano? Come vi ponete nei confronti di esso? 

 

 

In passato abbiamo avuto etichette discografiche abbastanza produttive, una tra tutte che ricordo era la Scarlet records con i suoi DGM, Necrodeath e Vision Divine ecc. Ora col passare degli anni, sono quasi tutte scomparse o hanno perso smalto, a volte tengono più a badare di farti pagare il servizio più che sponsorizzarti. E’ un vero peccato perché qui in Italia ci sono tante realtà che meritano davvero di essere pubblicizzate ed essere distribuite in tutto il mondo. Ma sappiamo anche che purtroppo è un mestiere difficile e scendere a compromessi a volte non è sempre facile. 

 

 

Roberto Bertero:

Quali band vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band? 

 

 

Penso siano state le stesse che ha qualunque musicista metal. Siamo tutti partiti con i mostri sacri come Judas priest o Iron Maiden, per poi spaziare su altri gruppi che hanno fatto la storia di un genere solo come Death o Morbid Angel.

Quando abbiamo deciso di mettere su il gruppo, facevamo riferimento per lo più a gruppi come Nile o Behemoth che inserivano nei loro brani innesti di musica folk antica. 

 

 

Nicole Clark:

Avete background musicali simili o differenti? 

 

 

Abbiamo tutti la stessa passione per il death metal, ma abbiamo anche diversi background presi singolarmente. Chi ha una passione più per il death vecchio stampo americano, piuttosto che il death metal moderno come altri, chi invece predilige addirittura il power tedesco o il prog più virtuoso, o chi spazia dal thrash Bay Area fino al blues o al black. Siamo 5 musicisti, che apprezzano tutto il mondo metal/rock, per noi è la nostra più grande passione.

 

 

Michele Puma:

Cosa ne pensate delle band che inseriscono pensieri politici nei loro testi?

Pensate che l'idea politica ma anche religiosa possa influenzare la naturale evoluzione di una band che si affaccia nel mondo underground e successivamente nel mainstream?

 

 

Ognuno è libero di poter esprimere la propria identità musicale come vuole. Nella storia, chi ha utilizzato questi temi come proposta musicale, a volte è risultato anche fin troppo efficace e alla fine è piaciuto, ricordo tra tutti i Rage against the machine o i tanti gruppi black a tema nazista. Noi non riteniamo necessario dover esprimere un pensiero politico, anche se rare volte ci hanno accostato a ideologie fasciste, per via dell’iconografia dell’Impero romano. In realtà il nostro scopo è semplicemente quello di rievocare la gloria del passato di Roma, attraverso il death metal, come vanto della nostra cultura e della nostra terra. 

 

 

Team:

Per concludere l'intervista:

 

 

Ringrazio i lettori, gli ascoltatori e chi ci supporta da più tempo. Siete la nostra forza!! Un saluto anche a tutto lo staff per l’intervista concessa. Seguiteci sulla nostra pagina facebook www.facebook.com/adelegions per i prossimi aggiornamenti e sul nostro canale youtube www.youtube.com/c/adelegions per i prossimi estratti del disco. AVE LEGIONS!