Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

La nostra ambizione più grande sarebbe quella di far sì che il nostro album "Nelle vesti del mio ego" venga rappresentato sotto forma di spettacolo teatrale o di film "musicale", un po’ in stile "The wall". Ci siamo sempre chiesti come possa reagire il pubblico nel vedere un’operetta progressive, e soprattutto se il progetto riesca ad avvicinare il pubblico ad un genere non molto diffuso.

Speriamo di riuscire a realizzarlo prima o poi tramite il Crowdfunding. 

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

Nessuno deve convincere nessuno, specialmente l'artista stesso. Molte volte la gente ci ascolta per caso e subito dopo continua a seguirci, un po’ come succedeva tempo fa, prima che la musica diventasse l'ennesimo fenomeno di marketing. Crediamo che una persona possa essere definita realmente un artista, quando riesce ad "EMOZIONARE" che sia una sola o centomila. Del resto è questo quello che conta no? Emozionarsi sembra un’utopia, ma qualcuno ci riesce ancora, anche se il mondo non va più verso questa direzione e diventa sempre più "freddo calcolatore”: quanti like ha quella band?, quante visualizzazioni ha quel video? Noi Afasia siamo sempre più convinti che la musica non sia fatta di numeri riguardanti l'audience. Se qualcuno la pensa ancora come noi, allora credo che ascolterà volentieri i nostri brani.

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

Dipende dallo strumento. Diciamo che molte volte il problema del musicista è proprio "l'eterna ricerca del suono". Si spendono migliaia di euro per effetti, testate per chitarra,

tastiere, pacchetti VST, set di piatti per batteria, microfoni, ecc... ; e comunque non si è mai soddisfatti alla fine del proprio sound. Non che sia una cosa negativa,

anche questo fa parte della crescita musicale e artistica di una band.

L'ultima evoluzione del sound degli Afasia predilige, per quanto riguarda la chitarra, il Kemper Profiler, con varie profilazioni di testate, quale Mesa Boogie Road King 2 per le parti piu prog e una ENGL Power Ball per le parti più metal e infine, alcuni effetti di casa Kemper.

Per quanto riguarda le tastiere, utilizziamo una Korg Crome per la maggior parte dei lead e pad, seguita da una tastiera midi collegata al Mac per i VST Instrument (Miroslav Simphonic Orchestra, Omnisphere, Requiem, ecc....).

Per il basso solitamente usiamo o gli Ampeg o dei Peavey, dipende anche dal tipo di brano. Come effetti a pedale, il nostro bassista predilige overdrive per le parti più metal e chorus per quelle più melodiche.

Ciò che molto spesso si nota è il fatto che un musicista molte volte si crea un suono per conto proprio, per poi arrivare in sala prove e rendersi conto che suonando tutti insieme quel suono, che prima lo faceva impazzire, nel complesso non è poi così bello, o peggio viene inghiottito dal resto della band. 

Il consiglio che diamo noi è quello di creare il proprio sound "per la band" e non per sé stessi.

 

 

Curse Vag: 

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere, quale sarebbe e perché?

 

Più che stato d'animo, vi attribuiremmo una vera e propria malattia del cervello: il "bipolarismo". I nostri brani spaziano dal funk al metal, dal pop alla fusion, dal prog classico al math prog. Lo stesso vale per i testi: alcune volte scriviamo ciò che riguarda il nostro "light side", altre volte il nostro "dark side". Fa tutto parte della magia del progressive, un genere così introspettivo e poliedrico, che riesce a lasciare libera interpretazione anche all'ascoltatore stesso.

 

 

Synth Lord: 

Quali band vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band?

 

Di artisti da noi "osannati" ce ne sono parecchi. Senza ombra di dubbio tutti i gruppi che hanno fatto la storia del prog italiano: dal "Banco del mutuo soccorso" alla "Premiata Forneria Marconi", senza tralasciare i "Goblin", gli "Osanna", gli "Area", "Il rovescio della medaglia". Per quanto riguarda le band internazionali: "Genesis", "Dream Theater”, "Rush","Tool","Porcupine Tree" e molti altri che sono nati da questo filone musicale.

 

 

Nicole Clark: 

Avete background musicali simili o differenti?

 

Differenti fortunatamente, e siamo convinti che questo sia un bene. E’ forse per questo che riusciamo a creare varie "commistioni" nei nostri brani. C'è chi viene da un background più improntato sul pop e sulla musica classica, chi invece viene dal jazz e dal funk, o chi invece amava il metal fin dall’inizio. Inutile però nascondere che il progressive ci accomunava tutti e ci affascinava già da subito.

 

 

Piero Alchem:

Secondo voi esiste una "scena metal" italiana? Cosa ne pensate a riguardo?

 

La scena metal in Italia esiste eccome e non ha nulla da invidiare a quella estera.

Quello che pensiamo è che in questo paese non venga valorizzata l'arte in generale. Di conseguenza, per quanto riguarda la musica e la scena metal, girando per i locali, ti imbatti in band sempre più brave e dalle sonorità professionali eppure, al di fuori di qualche serata sottopagata, non riescono ad ottenere molto. Complice è il sistema musicale odierno e il disinteresse generale nello scoprire nuove band. Forse per colpa dei talent show? O di molte radio che propinano sempre la stessa musica? 

Se da domani in radio passassero più brani metal, la gente comincerebbe ad ascoltare questo genere. E’ ovvio che se alle persone "violenti le orecchie" con brani pop e dance tutti i giorni, questa ascolterà sempre e solo i seguenti generi. Crediamo che la musica sia tutta bella se fatta bene, per cui perché non passare ogni tanto qualche bel brano metal?

 

 

StonedLord95:

Quanto è importante per voi la produzione? Pensate che sia un fattore da considerare affinché anche la musica venga considerata, poiché è sempre più raro trovare gruppi con idee chiare?

 

La produzione è metà del lavoro, specialmente nell'“autoproduzione". Qui nessuno ti aiuta o ti contamina, per cui puoi sperimentare affinché non esca fuori il prodotto che hai sempre sognato. E’ un po’ come vedere un artigiano lavorare il legno o il ferro; vuoi mettere il mobile realizzato a mano con uno dei tanti realizzati in fabbrica?

Certo, l'autoproduzione potrà risultare un’arma a doppio taglio, ma se sfruttata a pieno può essere determinante per distinguersi da molti altri prodotti che escono fatti "con lo stampino".

 

 

      

Team: 

Per concludere l'intervista:

 

Grazie a tutto lo staff per averci dato l'opportunità di esprimere i nostri pensieri tramite queste righe. Ci auguriamo che questa breve intervista possa essere di vostro gradimento e che rispecchi anche i pensieri di tante altre band e musicisti che cercano di inerpicarsi come noi nel mondo della musica emergente!

 

Qui di seguito trovate alcuni dei link utili degli Afasia:

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Marco Civilla  (voice)  

Francesco Lori (guitars)

Damiano Lanciano (bass guitar)

Giuseppe Poveromo (keyboards)

Fabio Riccucci  (drums)