Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Giov: Il primo disco che ho ascoltato è stato Made In Japan dei Deep Purple: uno dei migliori live album di sempre, che mi ha fatto maturare l'idea di suonare la chitarra. Il vero spartiacque fu però l'ascolto di Megadeth e Metallica, che mi introdussero nel mondo dell’Heavy Metal.

 

Fabio: Quando ero bambino, lo stereo a casa era quasi sempre acceso, diciamo che i miei genitori e mia sorella maggiore, mi hanno cresciuto con dischi di Rolling Stones, Beatles, Jimi Hendrix fino a giungere ai Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath. Attraverso queste “basi”, crescendo, ho maturato un certo amore per la musica in generale, ascolto molti generi differenti, ma quello che più mi sta a cuore è, ovviamente, il metal, da gruppi del calibro di Sabbath, appunto, Judas Priest e Saxon, fino a giungere ai sottogeneri più “estremi” come il Black ed il Death Metal.

 

Mattia: Qualche anno fa, quasi per caso. Ero in macchina con un amico che aveva nello stereo un cd degli Iron Maiden, sono rimasto subito affascinato dalla potenza della loro musica e appena tornato a casa ho iniziato ad ascoltare quanta più musica possibile di quel genere.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

Giov: L'artwork del nostro demo sintetizza in maniera efficace il nome del gruppo: su sfondo bianco, un essere bloccato da una camicia di forza, con il volto coperto e in preda alle convulsioni. Ciò che il nome Devoted Madness vuole rappresentare è la devozione alla follia, e le conseguenze sono perfettamente riassunte nell'immagine. Ma con follia non si vuole indicare la malattia psichiatrica; anzi, il soggetto dell'artwork è costretto ad essere in quella condizione dalla società che lo circonda. Infatti, di fronte alle varie tendenze a cui siamo sottoposti ogni giorno, chi non si amalgama insieme alla massa viene subito additato come "strano", o peggio ancora "pazzo". Ecco, la camicia di forza sono quelle costrizioni, e il viso coperto rappresenta la perdita di identità. Non è il massimo dell'allegria, me ne rendo conto, ma del resto è ciò che abbiamo voluto comunicare fin dall'inizio.

 

Fabio: Il nostro artwork, quello del demo, rappresenta un uomo con la camicia di forza con il viso coperto da un cappuccio marrone durante un momento di sofferenza fisica. Come dice Giovanni, rappresenta la devozione alla follia. E’ interpretabile come una delle tante vittime di questa società “malata” la quale, attraverso i suoi luoghi comuni che oserei definire “eterni”, scaturisce nel soggetto o nei soggetti tale sofferenza fisica e mentale. Insomma, sentirsi giudicati per ogni stronzata non è il massimo.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual'è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Giov: Personalmente, e come gruppo, di migliorare giorno dopo giorno. Mi piacerebbe esibirmi in palchi importanti, ovvero che non siano solo quelli della mia città.

 

Fabio: Cerchiamo sempre di migliorare e fare del nostro meglio, come tutte le band, speriamo in buone occasioni prima o poi. Non so sinceramente fra qualche anno come saremo, tutto può succedere. Posso solo sperare che tutto vada al meglio ahahaha.

 

Mattia: Non c'è un'idea precisa al momento, ma adesso l'importante è suonare quanto più possibile e divertirsi, prima di tutto suoniamo perchè ci piace farlo.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Giov: Siamo sempre partiti da un riff, per poi svilupparlo lungo tutto l'arco della canzone. Nel corso di questo processo, nuove idee vengono in mente e ciò che avevamo in mente subisce un drastico cambio: ogni canzone è sempre diversa rispetto a come era stata pensata in partenza. Trovata una struttura adeguata alla canzone, si procede alla stesura del testo. Mentre nella parte di composizione un po’ tutti hanno avuto modo di contribuire, la scrittura del testo è quasi esclusivamente un mio compito. Solo in alcuni casi, come Tears Of Hope o Build Your Supremacy, ho riadattato in inglese testi scritti in italiano da Fabio. È forse questa la parte più complessa: far combaciare le parole con la parte strumentale.

 

Fabio: Spesso accade che in sala prove uno di noi si presenta con un riff nuovo, da lì in poi sviluppiamo l’idea nel tempo libero, dopodiché nico pensa ad arrangiare sopra la batteria. Oltre ai pezzi del demo, ne abbiamo molti altri che non sono stati registrati, Giovanni si è occupato della maggior parte dei testi.

 

Mattia: Ogni pezzo ha una storia diversa, per quanto riguarda la parte strumentale di solito si parte dall'idea base di un componente e poi ognuno ci lavora sopra e ci mette del suo, ci consigliamo a vicenda affinché il risultato non piace a tutti. Per quanto riguarda i testi dipende dall'ispirazione di un singolo, solitamente Giovanni, che scrive un testo, se piace lo adattiamo ad una base o ne creiamo una ad hoc.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Giov: Credo che la nostra proposta sia molto accessibile: il nostro è di base un Heavy Metal classico, con venature Thrash ma anche con influenze prettamente Hard Rock. Anche quando aumentiamo velocità, cerchiamo di rendere le canzoni melodiche in modo tale che la proposta possa rimanere il più comprensibile possibile. Certo, ci sono anche momenti di pura "ignoranza", ma si mantiene sempre un equilibrio tra i due estremi.

 

Fabio: Quoto Giovanni, aldilà di questo, mi sento di dire che potrebbe essere un progetto interessante per chi ama l’Heavy di vecchia maniera.

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

Giov: Vivere di musica sarebbe difficile dal momento che non ho mai ricevuto un soldo, nonostante ho varie esibizioni all'attivo. Fa parte della gavetta iniziale, e non me ne lamento! Al momento, avendo solo 20 anni, sto studiando ingegneria quindi non ho un vero e proprio mestiere.

 

Fabio: Non viviamo di musica, penso che oggi giorno è quasi impossibile, credo dipenda anche un po’ da dove ti trovi, in Italia specialmente penso che il livello di difficoltà, come in un videogioco ahahah, è molto alto. Comunque, siamo praticamente tutti studenti, ho 20 anni anch’io e studio Sound Design.

 

Mattia: Purtroppo non riusciamo a vivere esclusivamente di musica. Io sono uno studente di Conservatorio e spero di riuscire a vivere grazie ad esso.

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

Giov:  Nei concerti uso una pedaliera dove il grosso del lavoro lo fa la distorsione Digitech. Discorso diverso per le registrazioni: avendo sempre fatto registrazioni fatte in case, usiamo la scheda audio di turno dove poi dal Pc scegliamo i giusti effetti attraverso determinati software, quali Amplitube e simili.

 

Fabio: Ognuno ha i propri effetti, ho una pedaliera anche io ma non le usiamo anche nelle registrazioni, poiché ci attacchiamo direttamente con la scheda audio e lavoriamo con plugin come Guitar Rig, Amplitube e altri.

 

Mattia: Per me, che sono il bassista, sia in studio che dal vivo è essenziale una buona distorsione miscelata con del suono pulito, che mi permette di avere un suono pieno ma comunque definito, che sostenga la melodia superiore senza impastare troppo le frequenze

 

 

Silvia Agnoloni: 

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia?

 

 

Giov: Non ne ho la minima idea, ed è forse questo l'aspetto più negativo della questione. Si cerca di mandare demo in giro, contattare locali, scrivere ad agenzie, senza però ricevere alcuna risposta. Purtroppo avere come base operativa un paese dove sono poche le opportunità penalizza molto.

 

Fabio: E’ soprattutto una questione di contatti ma spesso funziona che due o più band vanno alla ricerca di locali da contattare per eventuali date, facendo “numero” è più facile che la risposta del gestore del locale sia un “sì”. Altrimenti è sempre “Quanta gente mi porti?” hahahahahaha. Per il resto però, ci sono poche persone che si sbattono veramente per sostenere l’underground, è sempre un piacere avere a che fare con loro, ma purtroppo, ripeto, sono poche…

 

 

Curse Vag: 

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere,quale sarebbe e perchè?

 

 

Giov: Non sono canzoni allegre, poco ma sicuro. Alcuni testi sono stati scritti in periodi difficili delle nostre vite, e perciò dentro c'è la rabbia di ognuno di noi. Una rabbia però molto velata, che in alcuni casi viene diluita da alcuni espedienti. Per esempio, guardando una canzone come Crashwood, apparentemente parla di una persona (di nome Crashwood, per l'appunto) che vuole rubare la vita felice delle altre persone e abbandonare la sua piena di odio e dolore. In verità, tutto nacque perchè su Facebook trovammo un profilo di nome Davide CrashWood che aveva rubato la foto profilo di Fabio: perciò decidemmo di scrivere una canzone che parlasse di furti di identità, solo che finì per diventare più "sentita" di quanto lo fosse inizialmente. Quindi si, è una rabbia al limite del grottesco.

 

Fabio: Direi Rabbia mista a malinconia, nonostante tutto ogni testo è particolarmente malinconico o tratta comunque tematiche tristi spesso, la maggior parte delle volte, si parla  di cose o fatti accaduti nella nostra vita, persone incontrate, disagi in particolari periodi bui. L’unico testo pseudo “allegro” è sicuramente “Street of Roses”, il quale tratta di come tutto ha avuto inizio fra noi, mi sento quasi di dire che sia il pezzo che centra meno ma sicuramente uno dei più divertenti da suonare, in quanto molto energico. In sintesi, i nostri testi sono spesso dei veri e propri “sfoghi” durante la fase di scrittura. Oltre a questo, ne abbiamo anche altri, come accennato prima, che parlano di società e politica, premettendo che non siamo schierati da nessuna parte, parliamo molto da esterni.

 

Mattia: Probabilmente sarebbe anche la voglia di fare. Questo lavoro è nato da un gruppo di ragazzi con tanta voglia di suonare e provare a distinguersi, ed il sound del nostro lavoro testimonia la forza e la veemenza della nostra volontà.

 

 

Nicole Clark: 

Avete background musicali simili o differenti?

 

 

Giov: Più o meno. Io sono un grande fan dei mitici Grand Funk Railroad, un gruppo rock di fine anni 60, inizio 70: quindi si, io sono quello più orientato verso l'Hard Rock classico, e ciò puoi coglierlo nei miei assoli. Mattia invece è quello più progressive, le sue linee di basso a volte sono incredibilmente complesse. Fabio e Nico invece sono quelli che hanno un occhio di riguardo verso i gruppi più underground. 

 

Fabio: Ci veniamo molto incontro, chi più o chi meno, ascoltiamo la stessa roba ma ognuno come ha detto Giovanni, si delinea soprattutto in particolari rami del genere.

 

Mattia: Sicuramente siamo tutti accomunati dalla passione per il metal, ma ognuno oltre a questo ascolta generi differenti, ad esempio io ascolto molto prog e moltissima musica classica.

 

 

Michele Puma: 

Cosa ne pensate delle band che inseriscono pensieri politici nei loro testi? Pensate che l'idea politica ma anche religiosa possa influenzare la naturale evoluzione di una band che si affaccia nel mondo underground e successivamente nel mainstream?

 

 

Giov: Non mi piacciono i gruppi che esprimono un particolare pensiero politico, orientato verso una particolare ideologia. Ciò che preferisco è trattare di ingiustizie sociali e politiche in maniera imparziale, senza farmi condizionare dal pensiero di nessuno. Finchè si è nell'underground, è meglio attirare più persone possibili. Parlare di un solo argomento può essere un gran limite...anche perchè abbiamo molto da dire. 

 

Fabio: Ok i testi politici, ma credo sia conveniente essere esterni il più possibile senza far capire diciamo, il proprio orientamento politico, facendo in modo di non essere etichettato solo da un gruppo ristretto di persone che la pensano come te. Credo che da una parte non sia giusto, la musica dovrebbe essere di tutti ma purtroppo c’è anche il rischio del fraintendimento, evito di fare esempi su gruppi o persone per non rischiare di aprire alcun dibattito particolare ahahahaha.

 

Mattia: Non è giusto giudicare l'operato delle altre band, ognuno può agire come vuole, certo la crescita di una band è irrimediabilmente condizionata dalle personalità e dalle convinzioni dei suoi componenti, ma non bisognerebbe confondere l'ambito strettamente personale e quello musicale/lavorativo.

 

 

Led Green:

Con chi vi piacerebbe andare in Tour?

 

 

Giov: Per il momento, l'idea di un Tour è abbastanza remota...si vedrà col tempo.

 

Fabio: Magari.. con gli Anvil ahahahah.

 

 

Team:

Per concludere l'intervista:

 

 

Giov: Grazie per lo spazio offertoci con questa intervista e  stay madness!

 

Fabio: Grazie mille a voi e a tutti i lettori, per quest’ultimi, supportate le band emergenti! 

 

Mattia: Grazie mille per l’intervista, a presto!