Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Alessandro: "Premetto che ho sempre amato la Musica sin da bambino, sono cresciuto in un ambiente molto stimolante dove si è sempre ascoltata tanta buona musica. Il mio amore per il Metal è nato nel 2000, attraverso band quali Guano Apes, Iron Maiden, Black Sabbath e Metallica. Ricordo ancora quando vidi i Guano Apes fare tutto a pezzi al Festivalbar e il singolo "The Wicker Man" degli Iron Maiden passato in rotazione TV... All'epoca avevo 15 anni e fu amore a prima vista. Negli anni successivi approfondii sempre di più il Metal, appassionandomi in particolare di Black, Death e avantgarde. Iniziai a cantare in scream e growl nel 2002 e da allora non mi sono mai fermato".  

 

Francesco: "Anch'io ascolto musica da quando ero molto piccolo. Già a 5-6 anni ascoltavo i vecchi nastri e 45 giri dei miei. Ed il rock è arrivato quasi subito tra i miei ascolti. Già a 10 anni ascoltavo regolarmente classici dell'hard rock come Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath. Il primo approccio con l'heavy metal "tout court" credo sia avvenuto per l'appunto da bambino, quando vidi uno spezzone di "Phenomena", in cui come sottofondo c'erano gli Iron Maiden ("Flash of the blade",ndr). Credo che sia stato quello il primo brano dichiaratamente  HM che ho sentito. Verso la pre-adolescenza poi ho cominciato a sentire Kiss, Motorhead, per finire nell'adolescenza vera e propria anche con i " metallari contemporanei", i vari Metallica, Slayer, Anthrax, Venom, Celtic Frost, Suicidal Tendencies, Megadeth ecc... Ho sempre pensato che l'heavy metal fosse la forma più genuina di rock "moderno": in effetti chi negli anni '80 lo suonava, era un pò come fosse in contrasto con le minchiate alla Tarzan Boy che andavano all'epoca; un pò com'è avvenuto per la scena "grunge" nei '90, che trovai salvifica e che deriva direttamente dal metal e dal punk, una sorta di reazione alle merda imperante che c'era in classifica allora... Si tornava finalmente a fare della vera musica con veri strumenti, al contrario di tutta quest'attitudine techno-discotecara. Anche oggi penso la stessa cosa di chi fa vero rock-duro e non: mantengono viva la bandiera, in tempi di talent e cantanti usa e getta imperanti...".

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

Alessandro: "Un forte senso di inquietudine. L'artowrk è stato affidato a Pamela, la ragazza di Francesco. La copertina ci è piaciuta subito e l'abbiamo trovata molto azzeccata per la nostra proposta".

 

Francesco: "Pamela è una vera artista. Ha tradotto magnificamente in immagini quello che volevamo esprimere con il titolo. Difatti la front cover è altamente metaforica (una ragazza che cambia drasticamente un look - o almeno questo è quello che s'intravede), ed ha almeno 20 chiavi di lettura diverse: sta all'ascoltatore scoprirle tutte. Anche il retro è significativo, con quella sua atmosfera vicina a certi artwork black metal: un'immagine notturna di un albero, che suggerisce mistero.....".

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Alessandro: "Sia io che Francesco abbiamo tanti progetti, per noi è molto importante creare musica ed esprimere noi stessi. La nostra massima aspirazione è quella di realizzare e suonare ottima musica nel modo più professionale possibile. Nei prossimi anni speriamo che tutto proceda sempre in meglio".

 

Francesco: "E' vero, abbiamo svariati progetti. Il nostro obiettivo è incidere e registrare dell'ottima musica e farla arrivare a più gente possibile: ovvio,il nostro è un prodotto particolare, ed è dedicato solo alle persone "giuste", siamo consci che la nostra musica non è probabilmente per tutti, ma solo per i cultori di un certo sound. La nostra massima aspirazione sarebbe quella di avere un'etichetta che investa su di noi e ci produca in maniera seria, come succedeva negli anni '70,ad esempio... Ma mi rendo conto che oggi è un'utopia. Onestamente non penso troppo al "dopo": vivo molto alla giornata, sia nella musica, che nella vita stessa. Il progetto Donnie's Leach 88 lo vedo soprattutto come uno studio project, vivendo io e Ale abbastanza lontani: durerà quanto deve durare, e fino a quando avremo l'ispirazione per portarlo avanti. Non mi pongo il problema al momento.".

 

 

Irene Eva:

Il vostro è un lavoro autoprodotto o vi siete affidati ad un produttore? Perché questa scelta? Se vi siete affidati ad un produttore, come lo avete scelto? Con quali criteri avete compiuto le scelte di produzione?

 

 

Alessandro: "Ci siamo affidati all'autoproduzione perchè nonostante ricerche insistenti, non abbiamo trovato una label seriamente interessata alla nostra proposta. Ci siamo orientati su una produzione che enfatizzasse in particolare le atmosfere e i colori dei nostri brani, cercando di equilibrare molto tutti i vari elementi. Il risultato mi sembra soddisfacente". 

 

Francesco: "Sì,abbiamo fatto delle vane ricerche. In un paio di casi, abbiamo persino rifiutato un paio di "tentativi" di produzioni, perchè snaturavano e tendevano a svilirci. In altre parole: non ci piaceva quello che ci veniva proposto! Ma noi siamo così: coerenti con la nostra filosofia, prendere o lasciare. Il nostro è un concept album, e non avrebbe avuto alcun senso modificarlo o smembrarlo solo per compiacere qualcuno!".

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Alessandro: "Entrambi abbiamo composto tutti i pezzi, io alla tastiera e sample, Francesco alla chitarra. E' stato un bel processo, con massima libertà e spontaneità. Alcuni brani sono nati da un'idea dell'uno o dell'altro, poi ci siamo scambiati progressivamente il materiale sino ad arrivare al risultato finale".

 

Francesco:"Sì, non c'è stata una regola fissa. A seconda dei casi, uno dei due se ne usciva fuori con un'idea e l'altro aggiungeva qualcos'altro man mano. C'è stata libertà assoluta, senza compromessi. Abbiamo anche scartato un paio di cose che non ci soddisfacevano; alcune tracce sono venute fuori quasi alla prima take, per altre c'è voluto invece più tempo. Ma abbiamo fatto tutto sempre con estrema libertà e creatività".

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Alessandro: "Penso l'originalità della proposta. Misceliamo elettronica ed ambient con il rock ed il blues, ma ogni brano presenta delle contaminazioni differenti, che possono andare dalla noise al Metal, o dalla classica al drone".  

 

Francesco: "Mi associo ad Ale. Credo che il nostro sia un progetto estremamente particolare, ed unico; è uno strano dark mix inquietante e creativo di influenze diverse".

 

 

Alle Rabitti:

Rispetto a quando avete iniziato, com'è cambiata la vostra percezione di musica, considerato chi la compone e chi ne usufruisce?

 

 

Alessandro: "Da quando ho iniziato a fare musica sicuramente il mondo è cambiato molto, ma il mio approccio non è mutato in dipendenza da questo. Semmai si è evoluto ed è maturato nel tempo, passando anche attraverso esperienze dolorose". 

 

Francesco: "Bè, la percezione sulla musica non penso che cambi: quello che ti emoziona, lo farà sempre. Tuttavia credo che man mano che si entra in certi meccanismi, si veda tutto in maniera più matura che all'inizio. Questo aiuta anche a schivare alcune pallottole nell'ambiente, che non è tutto rose e fiori, anzi. Ma ciò non cambia la bellezza della musica, di farla e di fruirne".

 

 

Chris M.:

Guardando al vostro passato e da dove siete partiti, come vi vedete nel presente? Cosa possiamo aspettarci nel futuro?

 

 

Alessandro: "Ho sempre cercato di sperimentare ed esprimere me stesso, accettando nuove sfide. Difficile dire cosa possiamo aspettarci dal futuro, ma sicuramente qualcosa bolle in pentola...".

 

Francesco: "Come dicevo un paio di risposte fa. Non faccio mai programmi a lunga scadenza, anche per scaramanzia. Penso che abbiamo composto e registrato un ottimo disco, per certi versi anche innovativo; se e quando ci sarà un continuo. Ancora è presto per dirlo, ma....chissà!".

 

 

Vale:

Rivolgendomi ad ognuno di voi: che altri hobby o passioni avete oltre alla musica?

 

 

Alessandro: "Tra le mie più grandi passioni ci sono sicuramente la Formula 1 ed il basket NBA che seguo sin da quando ero piccolo. Mi piace molto leggere e scrivere inoltre, guardare film...".

 

Francesco: "Tutte le mie passioni ruotano intorno alla musica: colleziono dischi in vinile, soprattutto dei Beatles; comunque, mi piace anche  leggere e sono un appassionato di cinema".

 

 

Matt Innerfrost:

Cosa pensate della scena attuale italiana?

 

 

Alessandro: "Penso che ci siano tante realtà valide, ma purtroppo c'è molta saturazione e dispersione ragione per cui faticano ad emergere. In più i tempi difficili tra download selvaggio e mancanza di fondi, non aiutano proprio per niente".

 

Francesco: "Ci sono un sacco di ottime band. Non tutte purtroppo riescono a farsi sentire: oggi ha più visibilità chi ha i mezzi economici per investire, ma non sempre chi ha grana significa che faccia musica qualitativamente migliore, anzi. E' una cosa che in Italia succede un pò in tutti i mestieri, purtroppo. Mi auguro che cambi. Anche perchè di realtà underground  interessanti in grado di competere con i grossi nomi, ce ne sono eccome!".

 

 

Davide Cantelmi:

Secondo voi cosa rende una band meritevole di aver successo?

 

 

Alessandro:  "Penso che aspetti come l'originalità, la qualità della musica e la capacità di trasmettere qualcosa siano elementi fondamentali". 

 

Francesco: "Concordo con Ale al 100% aggiungendo un'ulteriore qualità: l'onestà. Se una band è sincera quando suona, la si riconosce subito".

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

Alessandro: "Di mestiere attualmente faccio il giornalista pubblicista, mi occupo principalmente di Formula 1, sport, attualità e cultura".

 

Francesco: "Purtroppo no, non vivo di musica, anche se è sempre stato il mio sogno  poterlo fare . Al momento faccio l'operatore ecologico".

 

 

Francesco "Laemoth" Peruzzi:

Cosa vi ha spinto ad iniziare a suonare? E come siete giunti alla scelta del genere da proporre?

 

 

Alessandro: "Ad iniziare a suonare mi ha spinto la sconfinata passione che nutro per la Musica unito all'esigenza di esprimere me stesso. Per quanto mi riguarda tutto è iniziato con la poesia, poi iniziai ad impiegare i miei testi per le canzoni delle band nelle quali militavo. Per quanto riguarda i Donnie's Leach 88, è difficile parlare di genere, ad ogni modo non ci siamo posti questo problema". 

 

Francesco: "Ho sempre amato la musica ed ho sempre voluto farla, per riuscire a  comunicare il mio io interiore attraverso di essa, componendo e suonando. Riguardo il nostro progetto, non ci siamo minimamente posti il problema del genere, abbiamo semplicemente seguito l'istinto, e come in un puzzle, tutte le varie influenze sono andate al proprio posto così, magicamente".

 

 

Matteo D'ermes:

Com'è il vostro rapporto con giornalisti e/o recensori e critici?

 

 

Alessandro: "Buono direi, essendo io giornalista pubblicista ed essendomi occupato in passato anche di musica metal ed underground attraverso le collaborazioni con Stereo Invaders e Benzoworld". 

 

Francesco: "Direi ottimo. Io stesso ho fatto  il recensore di musica per 3-4 anni".

 

 

Possenreisser:

Se è senz'altro vero che di solito si porta il vissuto nella proposta musicale, come e in che misura è vero anche il contrario?

 

 

Alessandro: "Nei miei progetti tendo a creare dimensioni nelle quali "evadere", visto che la realtà spesso è tutto fuorchè ospitale. Ma il discorso è molto più complesso: in ogni progetto esprimo cose diverse...nel caso dei Donnie's Leach 88, penso che sia evidente come la musica sia al contempo una dimensione creata ad arte e che potrebbe essere impiegata come colonna sonora, ma che ha anche una funzione catartica ed esoterica". 

 

Francesco: "All'interno di Donnie's Leach 88, ci sono talmente tante cose dentro, che è persino difficile spiegarle in toto: spiccano sicuramente la passione per un certo tipo di cinema, così come alcune tematiche che potrei definire "thriller"... Personalmente scindo la mia vita personale da Donnie's Leach 88!  Probabilmente, però, un certo tipo di attitudine, è innegabile che confluisca dentro la nostra musica".

 

 

Siberian Tiger:

A proposito dei testi : quanto il vostro luogo di origine ha influenzato voi e ciò che scrivete e componete? volete lasciare qualche messaggio in particolare attraverso i vostri brani?

 

 

Alessandro: "I Donnie's Leach 88 sono un progetto strumentale... quindi mi riferirò ai miei progetti Metal passati e presenti: il tema dell'angoscia per me è sempre stato dominante, soprattutto sul fronte esistenziale. Angoscia intesa in tutte le sue forme. Ma attraverso i miei testi ho sempre voluto esprimere anche le mie idee, la mia rabbia, trattando talvolta dei temi anche un po' scomodi".

 

Francesco: "Anche io scrivo testi,anche se non per questo progetto, che rimarrà strumentale; le mie liriche sono catartiche, mi piace essere criptico, esorcizzo le cose negative che vedo nel mondo. Anche se DL88 è un progetto strumentale, credo che un certo tipo di visione, traspaia da i nostri titoli. C'è più succo lì che in un intero fiume di parole: chi vuole intendere, intenda....".

 

 

Robin Bagnolati:

Ad oggi, quante release avete pubblicato? Se sono più di uno, quale consigliereste ad un possibile nuovo fan per iniziare a conoscervi ed avvicinarsi alla vostra musica?

 

 

Alessandro: "Con i Donnie's Leach 88 abbiamo realizzato il nostro primo ed al momento unico disco "Replacing Moments" nell'autunno del 2015. Personalmente ho tante release all'attivo, penso più di una decina. I miei progetti principali per quanto concerne le release sono stati gli Hell Baron's Wrath (di cui consiglio il promo "Living in Anguish" e l'album per UKDivision Records "Inner Force"), Alex Timer (singolo "Only in A Dream") Maka Isna e i Superior Rage".

 

Francesco: "Prima e durante i Donnie's Leach 88, ho suonato - e tutt'ora lo faccio - con svariati progetti. Sono particolarmente legato ai miei dischi ambient da solista "Magic Lantern " e "harmony & trees", così come al disco "Noli Tangere" dei Malameccanica e a "Canzoni storte" degli Assassini del Pop: di quest'ultimo progetto uscirà a breve il nostro nuovo cd per un'etichetta di Arezzo. Comunque vi consiglio tutti i dischi che ho elencato sopra, e se riuscite a trovarla, la vecchia autoproduzione dei Full Circle, una mia vecchia band a cui sono particolarmente legato".

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

Alessandro: "Al momento con i Donnie's Leach 88 non abbiamo programmato un'attività live, ma tendenzialmente sono gli stessi', sì".

 

Francesco: "Essenzialmente sì, anche se nel disco io personalmente ho usato pure tutta una serie di stranezze varie che sarebbe difficile riproporre live!".

 

 

Team:

Per concludere l'intervista...

 

 

Grazie a voi per lo spazio concessoci su I.V.L!