PER INIZIARE, SPIEGATECI COME NASCE IL NOME DELLA BAND E COSA RAPPRESENTA.



FRANK F:

Il nome della band nasce da una “storpiatura” del nome di Arthur Heffter, un chimico tedesco di fine ‘800 che fu il primo a isolare la mescalina. Al di là del richiamo “psichedelico” del nostro nome, le tematiche affrontate dalla band vertono su tutt’altro, ma volevamo un nome che esprimesse ciò che la nostra musica vuole comunicare... un viaggio lisergico, nel profondo dell’essere.



CHI SONO E DA DOVE PROVENGONO I MEMBRI DELLA BAND? SE E’ UNA ONE-MAN BAND, COME MAI QUESTA SCELTA?



FRANK F:

La band è composta da due membri: Io (Frank F) e JQR. Ci Siamo incontrati a Berlino nel 2009 e abbiamo dato vita a questo progetto. Siamo entrambi italiani, della provincia di Milano, ma non ci eravamo mai incontrati prima del nostro trasferimento nella capitale tedesca. Io ho militato per anni in band metal milanesi (Valas, Betoken, Clarice) in qualità di chitarrista, cantante e songwriter. 


JQR: 

Come ha detto Frank anch’io sono del milanese. Sono stato attivo nella scena noise ed hip hop dei tardi anni '90, sia come producer che come fonico.

Ho poi intrapreso la strada del sound designer sempre affiancandola alla professione di fonico, e tutt'oggi lavoro come resident sound engineer presso un rinomato club metal di Berlino.



PARLATECI DEL VOSTRO ULTIMO LAVORO.



FRANK F:

Si intitola “Comorbidity” ed è un concept album sul declino mentale di un uomo che, partendo dalle prime avvisaglie di uno squilibrio, giunge alla follia più completa, ispirato da molti dossier sui serial killer che sia io che Jqr amiamo esaminare. Musicalmente è più maturo del debut album, ma non mi sentirei di dire che è migliore. E’ andato in una direzione diversa e abbiamo sperimentato cose che a cui non avevamo pensato all’inizio della nostra collaborazione. 



PRIMA DI FORMARE QUESTO PROGETTO ESISTONO ESPERIENZE IN ALTRE BAND?



FRANK F:

Io dal 1995 al 2006 ho suonato nella prog metal band milanese Valas di cui sono stato membro fondatore, chitarrista e songwriter. A causa di divergenze di idee, dopo due album registrati per due differenti case discografiche, ho interrotto i rapporti con gli altri membri e ho registrato un album in qualità di cantante e songwriter coi Betoken. Nell’estate del 2008 ho creato il progetto “Clarice” che mi vedeva nella multipla veste di cantante, chitarrista, bassista e songwriter, poi mi sono trasferito a Berlino, cercando di fare dei Clarice una band vera e propria e invece mi sono imbattuto in JQR…


JQR: 

A parte un'esperienza come noise maker in una band industrial, ho sempre preferito lavorare da solo, programmando drum machines e synths.



QUALI SONO LE VOSTRE INFLUENZE MUSICALI? NEL CASO CI FOSSERO.



FRANK F:

Naturalmente abbiamo delle influenze musicali! Io ho avuto un duplice background fatto di metal, rock progressivo e grunge da un lato ed elettronica, pop 80’s e tecno dall’altra. Ho sempre cercato di essere assolutamente open minded nei confronti della musica e credo che il coronamento del mio modo di essere sia proprio il progetto EFFTER, dove pur seguendo un preciso orientamento musicale, siamo aperti a qualsiasi sperimentazione e orizzonte sonoro.


JQR:

Sono molto legato alla scena metal, anche se solo come ascoltatore. Il disco che mi ha iniziato alla musica quando avevo 11 anni è stato "The number of the beast", poi durante l'adolescenza sono stato risucchiato in un vortice di molteplici generi musicali, tutti accomunati dalla brutalitá :-)

Personalmente non appartengo ad un genere specifico, ma apprezzo tutto quello che è hardcore ed intransigente. Quindi grindcore e deathmetal (coi quali lavoro spesso), abstract ed hardcore hip hop, japanoise ed industrial. Credo ci sia un'attitudine di base per tutti i generi estremi e quella è la mia influenza.


 

PER QUANTO RIGUARDA IL SONGWRITING, PARLATECI DEI TESTI DELLE VOSTRE CANZONI NELLO SPECIFICO E CHI LI CURA IN PARTICOLAR MODO.



FRANK F:

Sono io a scrivere i testi. Io e JQR abbiamo una passione in comune per la criminologia. Da Questa passione nasce l’idea di trattare in ogni nostra canzone di argomenti che vanno dal disagio mentale alla follia, all’omicidio seriale ecc.. Cerco sempre di rimanere in una posizione neutrale quando scrivo, raccontando fatti o idee, senza scadere nel fanatismo e nel morboso. 



COME NASCE L’ARTWORK DEI VOSTRI LAVORI? CHI LO CREA E COSA RAPPRESENTA?



FRANK F:

I due album finora realizzati hanno una copertina praticamente identica, ma coi colori invertiti. Il primo lavoro presentava il nostro logo in bianco su sfondo nero, e “Comorbidity” presenta il logo nero su sfondo bianco. Il logo deriva da un mio disegno e simboleggia una sorta di “abbraccio di potenza” nel nome della comune passione per la nostra musica, tra me e JQR. 


JQR:

Tutte le grafiche sono curate interamente da noi, abbiamo collaboratori per i video e per le fotografie ufficiali, ma in ogni caso rimaniamo i principali artefici della nostra immagine.


 

CANTATE IN INGLESE O IN QUALCHE ALTRA LINGUA? COME MAI QUESTA SCELTA?



FRANK F:

Cantiamo in inglese. La scelta è quella che fanno un po' tutte le band, per ambire a conquistare un pubblico più ampio. L’inglese per questo è la lingua “universale”. Comunque alcuni nostri titoli sono in lingua tedesca, francese e italiana. La lingua che preferiamo è la musica, e musicali sono anche titoli e testi. Le parole hanno un ruolo secondario nel nostro progetto, e credo che andando avanti avranno sempre meno spazio. Sostanzialmente miriamo ad esprimerci con la musica.



DOVE NASCE LA VOSTRA MUSICA?



FRANK F:

Fino a pochi mesi fa, io e JQR avevamo uno studio di registrazione a Berlino e concepivamo le canzoni li, quasi quotidianamente. Ora sono tornato in Italia. Parto da un riff di chitarra o da poche note di piano, tra le mura di casa, e mando il materiale a JQR. Lui fa lo stesso con spunti realizzati con drum machine e sintetizzatori. Man mano ci accordiamo su cio’ che è valido e cio’ che non lo è, e sia pure a distanza, realizziamo i brani.



PARLANDO DELLE ESPERIENZE DAL VIVO, VI SIETE ESIBITI IN QUALCHE LUOGO SINO AD ORA? SPIEGATECI COME E’ STATO IL VOSTRO APPROCCIO CON IL PUBBLICO. 



FRANK F:

Abbiamo iniziato a suonare nel 2011 e fino al dicembre 2013 abbiamo avuto una buona frequenza di concerti, in giro per Berlino e per la Germania. Abbiamo partecipato anche a qualche bel festival con una grande affluenza di gente. Dal 2014 ad ora siamo tornati ad essere una “studio band” a causa del mio ritorno in italia, e per un minor tempo a disposizione da parte di JQR, impegnato in alcuni suoi progetti paralleli. Attualmente sto cercando elementi per una nuova line up a Torino, dove abito, così da poter tornare presto on stage, di comune accordo con JQR che rimarrà il membro “occulto” non esibendosi live con noi. continuerà a scrivere con me brani e curerà tutti gli altri aspetti della band, in quanto fondamentalmente gli Effter rimaniamo io e lui. Chi è venuto a vederci è rimasto positivamente impressionato. Abbiamo ricevuto molti complimenti e durante le nostre performance notavamo vivo interesse da parte del pubblico. Ci sentiamo assolutamente a nostro agio sul palco e davanti alla gente. 


JQR:

Il nostro approccio riflette chiaramente le nostre diverse personalità, in quanto Frank preferisce essere più “metallaro" ed esibire i suoi assoli o comunque rendersi più disponibile verso il pubblico, mentre io preferisco essere più isolazionista.



QUALI SONO LE VOSTRE RELEASE SINO AD OGGI?



FRANK F:

Insieme abbiamo all’attivo due album registrati per l’etichetta tedesca Danse Macabre, e sono “Bilateral602” e “Comorbidity”. Stiamo scrivendo il terzo album che vedrà la luce nel 2016, ma per un’altra etichetta della quale per ora non facciamo il nome! Oltre a questi lavori abbiamo realizzato molti ep, singoli, remix e collaborazioni. Il tutto è disponibile su youtube e sul nostro sito effter.com



QUALI SONO LE CARATTERISTICHE MUSICALI CHE DIFFERENZIANO LE VOSTRE RELEASE, IN CASO DI PRECEDENTI PUBBLICAZIONI?



JQR:

Le prime tracce del nostro primo album "Bilateral602" sono nate quasi per gioco. Non ci conoscevamo ancora molto bene, volevamo accumunare diversi generi e divertirci a sperimentare.

Dopo un paio di sessioni in studio ci siamo resi conto che, secondo noi, stavamo creando qualcosa di nuovo, ma non definito.

Il primo album è più frastagliato e sperimentale del secondo, in mezzo ci sono stati diversi Ep che ci hanno dato l'opportunitá di creare un workflow e affinare la produzione.

Gli Ep sono un importante mezzo per noi perché ci permettono di creare qualcosa che vada oltre la formale canzone con strofa/ritornello/seconda strofa, come accaduto con la trilogia Avoidance, 3 brani di circa 12 minuti l'uno.

Sperimentali sono anche i nostri Ep di remix con i quali ci divertiamo a offrire una diversa interpretazione dei nostri brani o di brani creati da altre band.



IN ITALIA ESISTONO UNA MIRIADE DI REALTA’ METAL. ESPRIMETE UN VOSTRO PENSIERO SULLA SCENA MUSICALE ODIERNA NEL NOSTRO PAESE.



FRANK F:

Penso di parlare a nome di entrambi se dico che abbiamo il massimo rispetto per le band italiane e poco rispetto per l’organizzazione degli eventi in Italia! Non è mai stato facile suonare in italia. Lo dico per esperienza personale maturata dal 1998 a oggi. Abbiamo visto una grande differenza nell’ organizzazione quando abbiamo iniziato a suonare a Berlino, e in giro per Germania ed Europa la storia non cambia. C’è più voglia di apprezzare chi dice qualcosa di nuovo, al contrario dell’italia dove, per quanto siano davvero interessanti moltissime band, le cover band e le tribute band sono più convenienti da formare per suonare tanto e guadagnare. Trovo la cosa deleteria e anche abbastanza ridicola, ma non è mai stato diverso in fondo, almeno da 15-20 anni a questa parte.



LA PASSIONE PER SUONARE UN DETERMINATO STRUMENTO E’ NATA DA UN MOTIVO IN PARTICOLARE?



FRANK F:

La mia scelta di suonare la chitarra e cantare è stata abbastanza casuale. C’era una vecchia chitarra in casa e ci mettevo le mani sopra da piccolo. Poi ho imparato i primi accordi, e poi non mi sono più fermato. Ben presto però, la voglia di esprimermi ha richiesto altri strumenti. Ho sempre amato l’elettronica e la musica classica, tanto quanto il metal e il rock progressivo, quindi mi sono procurato sintetizzatori e un pianoforte digitale per “familiarizzare” con altre frontiere musicali. Qualche anno fa ho iniziato a suonare anche il basso. Fondamentalmente, appare il puro amore per i vari strumenti, la scelta è stata manovrata dalla voglia di essere il più indipendente possibile nello scrivere e realizzare album e progetti musicali. Non è facile trovare membri validi e appassionati ed ero stanco di dipendere dalle rinunce di musicisti poco convinti. 


JQR:

Ho studiato violoncello per diversi anni ma purtroppo non mi sento un musicista nel senso stretto della parola. Preferisco studiare sound design e creare nuovi suoni con sintetizzatori o programmare ritmiche con drum machines.

Mi rendo chiaramente conto che nella scena metal il programmare macchine venga malvisto (Agoraphobic Nosebleed o The Berzerker a parte), ma posso assicurare che lo studio, l'impegno e la dedizione non sono da meno, è solo un altro campo di interesse al servizio della musica.

Come fonico considero poi lo studio di registrazione come uno strumento vero e proprio, dove tutto viene ri-cablato a seconda del brano su cui stiamo lavorando, e questa mia ultima affermazione farà sicuramente rabbrividire i metallari puri e duri :-)



POTENDO SCEGLIERE DI FAR PARTE DI UNA BAND FAMOSA, PER OGNUNO DI VOI, QUALE SAREBBE? 



FRANK F:

I miei sogni da sempre sono due: Suonare o collaborare coi Pink Floyd dei primi anni ’70, e/o coi Tool!


JQR:

Autechre o Meshuggah :-)



QUESTE ULTIME RIGHE PER DIRE QUELLO CHE VI PIACE E A CHI VOLETE…



FRANK F:

Beh direi che la cosa migliore che possiamo fare è usare queste ultime righe per ringraziarti per questa intervista. La musica vive grazie a chi la supporta, e tu col tuo lavoro sei sicuramente un supporto prezioso per noi e per gli altri musicisti, e di questo ti siamo grati perciò… Grazie!