Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Marco: Alle scuole medie, ascoltando alcuni brani storici. Sin da quei momenti, ebbi sempre (e continuo ad avere) la sensazione di aver ritrovato una parte di me stesso.

 

Roberto: Direi abbastanza tardi, sui 14 anni, grazie ad un caro amico che mi fece ascoltare Vision degli Stratovarius. Da li in poi non ne ho fatto più a meno. Come Marco credo fosse comunque solo questione di tempo.

 

Sonia: sono cresciuta in una famiglia numerosa, con tanti fratelli dai gusti diversi; ho sviluppato un interesse poliedrico, grazie al quale posso godermi senza remore qualsiasi genere musicale. Grazie a Marco (bassista) ho scoperto però molti sottogeneri del metal che non conoscevo e che ho imparato ad apprezzare. 

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

Marco: Venetia è un concept album di storia Veneta, perciò la parte grafica del nostro lavoro è un tributo esplicito alla nostra eredità storico-culturale. Vogliamo trasmettere semplicemente noi stessi: da dove veniamo e, quindi, chi siamo.

 

Roberto: Sono d'accordo con quanto detto da Marco, in più aggiungo che sono dell'idea che l'artwork deve emozionare tanto se non più della musica stessa. Speriamo di esserci riusciti, perchè sono davvero orgoglioso del risultato ottenuto.

 

Sonia: purtroppo non ho potuto partecipare attivamente allo sviluppo di questo artwork, a differenza invece di quello prodotto per il nostro precedente album, Essedvm. Ciò che posso affermare è che il lavoro visivo sottolinea e rafforza lo spirito della musica contenuta nell'album senza voler essere tanto pretenzioso da rubarne l'importanza.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Marco: Non ho velleità all’interno di un panorama di music business. Se le avessi avute, credo che la scelta di percorrere la via del metal estremo sarebbe stata quantomeno avventata, perlomeno per una band che proviene dall’italico stivale. Tra qualche anno mi vedo con alcune rughe in più, sulle quali, spero, scorrerà ancora più impetuosa la passione per la musica come veicolo espressivo della mia anima. La mia massima aspirazione è continuare a fare ciò che mi rende felice per essere sempre più felice, talmente semplice da risultare puerile. 

 

Roberto: La mia più grande aspirazione da musicista è quella di emozionare chi mi ascolta o comunque provocare una reazione. Credo che la musica sia essenzialmente provocare sensazioni, portare chi ci ascolta a provare le nostre stesse emozioni.. Se riusciamo a fare questo credo che l'obbiettivo è comunque raggiunto , anche in negativo. Fra qualche anno? Sicuramente avrò la stessa passione di oggi per la musica anche se solo per ascoltarla. Mi basterà.

 

Sonia: il gruppo va avanti anima e corpo progetto per progetto, e si dedica in egual modo sia al lavoro in divenire sia a quello che ne segue l'uscita. Venetia ha richiesto molto impegno da parte di ogni protagonista e collaboratore per vedere la luce; ora bisogna vedere come il pubblico lo accetta e come lo vedremo noi, se come medaglia da appuntarsi al petto o come trampolino per qualcosa di ancora migliore.. Si può sempre migliorare! 

 

 

Irene Eva:

Il vostro è un lavoro autoprodotto o vi siete affidati ad un produttore? Perché questa scelta? Se vi siete affidati ad un produttore, come lo avete scelto? Con quali criteri avete compiuto le scelte di produzione?

 

 

Marco: A differenza di Essedvm, nostro primo disco uscito nel 2011 per la Canadese Archaic North Entertainment (con la quale ci siamo trovati molto bene ed abbiamo instaurato un rapporto fraterno), Venetia è autoprodotto. Le cause sono banali: Archaic North purtroppo ha cessato le attività in un’epoca in cui non si vendono più dischi. Poiché siamo Veneti e nel sangue abbiamo la cultura di non aspettare mai la manna dal cielo, non ci siamo persi d’animo ed abbiamo fatto le cose per conto nostro, come qui amiamo fare da sempre. É stato molto formativo addentrarsi in territori dapprima a noi sconosciuti e, nonostante le immancabili difficoltà, siamo andati avanti dritti come missili sino alla fine, poiché avevamo ben chiaro davanti a noi il nostro obiettivo. Inoltre, la possibilità di avere un controllo totale sulle scelte operate, non è stata cosa di poco conto. Mi piace inoltre ricordare la collaborazione artistica in fase di registrazione, mixaggio e mastering con Marino De Angeli (già studio man ai tempi di Essedvm). Durante la realizzazione di Venetia, abbiamo infatti potuto sfruttare le sue comprovate esperienze ed il suo talento per compiere importanti passi in avanti, nessuno di noi escluso. Inoltre, in seguito alla dipartita di Leopoldo, Marino ha anche registrato tutte le tracce di chitarra di Venetia. Senza Marino, non sarebbe stato possibile realizzare Venetia così come è stato fatto. Concludendo, attualmente possiamo contare su di una distribuzione digitale con Visionaire Records e su di una distribuzione fisica nel Regno Unito, curata in esclusiva da Code 7.

 

Roberto: A quello che ha detto Marco posso solo aggiungere che l'aver registrato in uno studio di altissima professionalità come Il Teatro delle Voci di Treviso, è stata un'esperienza che porterò sempre con me.

 

Sonia: al momento della produzione non ero in Italia, ma so che l'autoproduzione è stata la scelta migliore che potessimo fare per questo progetto.

 

 

Robin Bagnolati:

 Ad oggi, quante release avete pubblicato? Se sono più di una, quale consigliereste ad un possibile nuovo fan per iniziare a conoscervi ed avvicinarsi alla vostra musica?

 

 

Marco: Avendo parzialmente già risposto a questa domanda nella precedente, posso consigliare ciò che io amo fare in questi casi: andare in ordine cronologico. Questo deriva dal fatto che, banalmente, ciascuna release costituisce una fotografia del livello della band, in relazione a precisi intervalli temporali. Poiché ciò che ricerco in me stesso e negli altri è sempre un’evidenza di miglioramento, ecco che si manifesta la necessità di percorrere un iter ben definito, in modo da apprezzarne le tappe. Nel nostro caso non si fa ancora un’ eccessiva fatica nel verificare un progresso/regresso: 2011 Essedvm, 2015 Venetia.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Marco: Principalmente ce ne occupiamo io (basso) ed Emiliano (batteria), proponendo alla band delle composizioni complete per tutti gli strumenti, liriche comprese. Usiamo chitarre e tastiere, oltre ovviamente ai nostri rispettivi strumenti. Il tutto viene poi ri-arrangiato dai singoli musicisti che migliorano le rispettive parti ed il profilo totale del pezzo. Un brano a marchio Foret D’Orient vive comunque sempre una lunga gestazione, diciamo almeno fino a quando non sentiamo di aver raggiunto il nostro massimo limite compositivo del momento. Anche i collaboratori esterni di cui ci avvaliamo sanno che ben difficilmente sentiranno proferire un “buona la prima” da parte nostra e si sono messi il cuore in pace con questi Veneti rompiscatole.

 

Sonia: Marco ed Emiliano si occupano della base delle tracce, da cui poi ognuno sviluppa il proprio virtuosismo, e sempre Marco si dedica con passione alla stesura dei testi, e lo fa minuziosamente senza tralasciare nulla.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Marco: Non saprei, io sono in concorrenza solo con me stesso. Sono una persona schiva e non amo i riflettori, tanto che con Foret D’Orient non eseguiamo live per scelta artistica. Anzi, a dire il vero e riprendendo il discorso di prima legato al music business, non impazzisco all’idea che la mia musica possa giungere a chiunque. Il mio “target”, se vogliamo usare un gergo simile, è sicuramente un pubblico di nicchia, dotato dei necessari strumenti cognitivo/culturali che gli consentano di accedere a dimensioni emozionali piuttosto intime. Questo a prescindere dalla nostra presenza nel mondo cibernetico, ormai fuori dal nostro controllo.

 

Roberto: Dal mio punto di vista, io mi comporto così nell'approccio alla musica che ascolto: non ci si dovrebbe far convincere da nulla che non sia la musica. Oramai le canzoni di chiunque sono accessibili dal web e quindi quale migliore approccio ad un disco se non ascoltarlo? 

 

Sonia: il fatto che il prodotto risultante è ottimo. Non siamo professionisti, non viviamo di questo, eppure la qualità è tangibile. E la passione è tanta!

 

 

Alle Rabitti:

Rispetto a quando avete iniziato, com'è cambiata la vostra percezione di musica, considerato chi la compone e chi ne usufruisce?

 

 

Marco: Personalmente mantengo ferma la mia convinzione che fare musica significhi dedizione, studio ed umiltà. Partendo da questi presupposti fissi, il mio approccio è invece decisamente dinamico, poiché volto ad un miglioramento continuo dei vari ambiti connessi alla sfera musicale: quello conoscitivo, quello tecnico-esecutivo ed infine, come prodotto dei due precedenti, quello compositivo. Non riesco mai a ritenermi completamente soddisfatto di  me stesso e, finché le forze me lo permetteranno, vorrò alzare sempre l’asticella. Qualora mi dovessi adagiare nella finta quiete di una mediocrità auto-imposta,  non esiterei a vendere la mia attrezzatura per rispetto verso di essa, cioè verso quella parte di me che meriterebbe un/a compagno/a migliore. 

 

Roberto: Direi radicalmente cambiata in conseguenza al cambiamento della mia persona. Un tempo ascoltavo quello che mi veniva suggerito dalle riviste come TOP Album o simile , poi ,come spiegavo prima, grazie al web ho cominciato a farmi un'idea di quello che volevo ascoltando direttamente i brani messi online dalle band. E' li che la mia passione per questa musica è esplosa , scoprendo band sconosciute ma di una bravura assoluta. Adoro il metal per quello che sa darmi, le emozioni che mi provoca.

 

Sonia: Io ho dovuto cambiare prospettiva. L'arpa di certo non è metal, anzi mi viene detto spesso che è uno strumento "angelico"; eppure una medaglia ha sempre due facce.. dipende quale vuoi mostrare.

 

 

Chris M.:

Guardando al vostro passato e da dove siete partiti, come vi vedete nel presente? Cosa possiamo aspettarci nel futuro?

 

 

Marco: Mi vedo coerente con il mio io e questo mi conforta delle scelte fatte, con tutti i loro pro e contro.

 

Roberto: Come gruppo siamo cresciuti tantissimo da Essedvm , questo perchè abbiamo preso consapevolezza delle nostre capacità. Personalmente credo di essere oggi il musicista che volevo essere nel passato e sicuramente non lo stesso che vorrei essere nel futuro. 

 

Sonia: il gruppo ha avuto una bella spinta in avanti e non escludo un altro miglioramento per un futuro progetto, ma è ancora presto per parlarne ora.

 

 

Vale:

Rivolgendomi ad ognuno di voi: che altri hobby o passioni avete oltre alla musica?

 

 

Marco: Continuo a coltivare gli studi storici e linguistici, sebbene ormai lontano da un pezzo dai banchi di scuola e sebbene disponga di molto meno tempo di allora. Adoro la letteratura antica (meno quella moderna e quella contemporanea). Vado (andavo) a pesca di carpe, lucci e black bass in giro per l’Europa e non solo.

 

Roberto: Sicuramente la lettura e il cinema.

 

Sonia: Io non ci sto dietro! Potessi, farei di tutto. Dal bricolage ai lavori manuali, dall'opera a teatro alle mostre di fotografia, dalla lettura dei romanzi più classici ai fumetti dei supereroi Marvel.. Non sto mai ferma!

 

 

Matt Innerfrost:

Cosa pensate della scena attuale italiana?

 

 

Marco: Sinceramente ne sono totalmente al di fuori, non ne ho mai fatto parte e, tolti pochi artisti che spesso sono anche amici, conosco gran poco. In generale, sebbene mi risulti spontaneo esprimermi attraverso determinate forme di metal estremo, rifuggo la “scena metal” tutta. So che può sembrare paradossale ma sono fatto così. Non essendomi mai sentito parte di alcun movimento artistico/estetico ma semplicemente me stesso, ho sempre condotto un percorso di tipo esclusivamente individuale che ha finito per essere condivisibile con pochissime persone. Ciò mi rende felice, perciò credo vada bene così, almeno per me.

 

Roberto: Sono dell'idea che, come in passato, la scena metal italiana sia sottovalutata. Questo anche per colpa di chi la compone, screzi e invidie hanno fatto sempre il male del metal italiano. La mia opinione è che la media delle produzioni italiane, soprattutto in ambito estremo, sia davvero altissima.

 

Sonia: datemi un fazzoletto..

 

 

Davide Cantelmi:

Secondo voi cosa rende una band meritevole di aver successo?

 

 

Marco: La mia risposta è di tipo puramente oggettivo, non essendo io direttamente toccato da queste tematiche. Da ascoltatore prima che da musicista, posso dire che, nell’ambito professionistico, ricerco un livello minimo sotto al quale non sono disposto a scendere. Sono altresì molto attento alla qualità delle composizioni e mi dispiaccio nel constatare come, da un po’ di tempo a questa parte, si sia persa un po’ quella vena artistica magica che portava le grandi band a sfornare prodotti degni del loro nome con una frequenza ben più importante di quanto accada oggi. Percepisco invece una discreta dose di superficialità diffusa in nome di composizioni pronto uso, sicuramente anche per via dei noti meccanismi commerciali di domanda ed offerta che regolano da sempre l’ambiente artistico. Probabilmente quindi, la colpa non è totalmente dell’artista ma anche il committente ha le proprie responsabilità. Spesso si dice che la storia dell’uomo è ciclica, perciò auspico un ritorno di tempi artisticamente (e non solo) migliori.

 

Roberto: Il successo è effimero , partendo da questo credo che lo si guadagna lavorando per quello in cui si crede e raggiungendo il livello a cui si ambisce. Poi nella realtà ciò che rende "famosi" non è sempre la qualità del prodotto che si offre ma in fondo è questo che determina la lunghezza del successo.

 

Sonia: l'impegno che ogni componente dedica al gruppo e il non voler "strafare". 

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

Marco: No, nella vita sono un professionista nel settore delle forniture medicali.

 

Roberto: Sicuramente no, lavoro presso una ditta Informatica.

 

Sonia: ho la fortuna di lavorare al Gran Teatro la Fenice come personale di sala. Sto continuando la specializzazione in arpa a Udine, il che mi permette di suonare con varie formazioni e cori, sia in Friuli che in Veneto. Sono una privilegiata! 

 

 

Francesco "Laemoth" Peruzzi:

Cosa vi ha spinto ad iniziare a suonare? E come siete giunti alla scelta del genere da proporre?

 

 

Marco: Naturale pulsione interiore, come per ogni cosa non imposta dall’esterno faccia parte della mia vita.

 

Roberto: Onestamente la voglia del successo , del cantare davanti a molta gente, dei soldi da guadagnare. Poi, una volta svegliatomi dal sogno, ho capito che era solo per pura passione e voglia di dire qualcosa.

 

Sonia: Sei anni fa ero appena entrata al triennio del Conservatorio di Venezia e avevo tanta voglia di fare. Quando Marco mi ha contattata proponendomi il progetto mi sono incuriosita non poco: un'ora di autobus dal centro di Venezia alla sala prove mi ha provata non poco (soffro il mal d'auto, ma tralasciamo..), ma vedere la rude spontaneità del gruppo mi ha convinta!

 

 

Matteo D'ermes:

Com'è il vostro rapporto con giornalisti e/o recensori e critici?

 

 

Marco: Direi buono. Nonostante la mia misantropia, sono sempre felice di confrontarmi con terzi, come sono felice ora di farlo con Voi. Le critiche sono indispensabili, lo sappiamo tutti, perciò bene così.

 

Roberto: Apprezzo moltissimo chi dedica parte della sua vita ad ascoltare qualcosa di mio e ne rende partecipe anche altra gente descrivendo le sue emozioni o considerazioni.

 

Sonia: buono, ma preferisco non parlare dal vivo perché sono una chiacchierona e finisco per fare certe gaffes..

 

 

Possenreisser:

Se è senz'altro vero che di solito si porta il vissuto nella proposta musicale, come e in che misura è vero anche il contrario?

 

 

Marco: Non lo so, io vi porto sempre me stesso o qualcosa che mi ha scelto prima ancora che io lo scegliessi.

 

Roberto: Credo sia inevitabile trasportare una parte di se nella musica che si compone o che si suona , non lo si facesse non si potrebbe definire musica.

 

Sonia: nei progetti Essedvm e Venetia ho combinato le mie conoscenze classiche pratiche e teoriche con un genere tutt'altro che adatto allo strumento che suono. Ho dovuto inventare, adattare, imparare, trascrivere e imitare. Il vissuto va riadattato, altrimenti è vintage. 

 

 

Siberian Tiger:

A proposito dei testi: quanto il vostro luogo di origine ha influenzato voi e ciò che scrivete e componete? volete lasciare qualche messaggio in particolare attraverso i vostri brani?

 

 

Marco: direi in modo decisamente profondo, soprattutto nel caso di Venetia ma anche del precedente Essedvm. Le radici per me sono molto importanti, poiché anche nel caso in cui voglia/debba allontanarmene, esse mi forniranno sempre la linfa genitrice, cioè quella necessaria al compimento di ogni slancio. I nostri brani sono ricchi di messaggi più o meno criptici in quanto, come nell’erotismo, reputo di gran lunga più seducente un gioco di veli e di sguardi sfuggenti rispetto ad un’ esplicita esposizione.

 

Roberto: Il luogo di origine fa parte di noi , della nostra essenza e quindi inevitabilmente influenza quello che scriviamo e/o diciamo. Personalmente messaggi non ne voglio lanciare , voglio che chi ascolta i nostri brani si possa fare un'idea di chi siamo e di cosa parliamo autonomamente. Con Venetia il rischio di incappare in messaggi non voluti è stato alto ma vi assicuro che da parte nostra è un tributo alla storia della nostra città e a quello che poteva e potrebbe insegnare ancora oggi.

 

Sonia: da brava veneziana sono molto orgogliosa di quello che è stata la Serenissima, nonostante i suoi difetti. Vorrei lasciare un messaggio di nostalgia verso i pregi che poteva avere, ma volti ad un miglioramento di sé e della realtà che ci circonda.

 

 

Team:

Per concludere l'intervista...

 

 

Marco: Ci sentiamo onorati di aver condiviso del tempo e delle impressioni assieme, perciò  ringraziamo e salutiamo Voi ed il paziente pubblico con affetto.

 

Sonia: ringrazio coloro i quali si impegnano nella musica e per essa.