Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

(Alessandro Sormani) Personalmente era il ’98, quando avevo 16 anni. Prima di allora ascoltavo punk, grunge e anche qualcosa di rap. Cercavo sonorità più “forti”, ma non sapevo dove trovarle, almeno fino a quando un mio amico mi fece ascoltare i Metallica. Ma l’amore vero è nato quando comprai, sempre su consiglio di questo mio amico, il live dei Pantera 101 Proof. Lo pagai 10 mila lire nei cassoni della vecchia Virgin di Milano, in pratica una vita fa! Una volta arrivato a casa lo sparai a tutto volume nello stereo… ricordo ancora la faccia di mia madre, ahahahah! Ma è davvero lì che è iniziato tutto…

 

(Francesca Tosi) Per quanto mi riguarda avevo 11 anni quando ho iniziato ad interessarmi alla musica metal.

Inizialmente mi limitavo ad ascoltare i cd di mio fratello (per lo più Linkin Park), poi, grazie al videogioco Guitar Hero, ho scoperto gruppi di un genere più estremo. La canzone che mi ha definitivamente introdotto nel mondo del metallo è stata Before I Forget degli Slipknot. Da allora ho capito cosa avrei voluto fare da grande!

 

(Fabio Fortini) In ambito di musica “alternativa” io provengo dai Nirvana, per un anno della mia vita, vivevo in simbiosi della loro musica… poi mi sono affacciato al numetal che in quel periodo stava nascendo... Da li sono venuti i Sepultura di Roots e Chaos AD, Fear Factory di Demanufacture ecc… ma la consacrazione definitiva me l’hanno data i Soilwork con Figure Number Five, qui ho capito come volevo suonare. Non sono mai stato un grande fan dei Metallica & Co. Li ho ascolti solo per didattica e cultura musicale.

 

(Marcello Provenzi) Avevo 11 anni era appena uscito Official Live 101 Proof dei Pantera e un mio amico mi fece ascoltare la cassetta; da allora iniziai ad ascoltare un poco di metal. Verso i 16-17 anni iniziai ad appassionarmi grazie ad un mio compagno di classe metallaro che mi “istruì” sui generi metal classici. A 20 anni mi prese il cuore il melodic death: ancora oggi è il genere che prediligo.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

(Alessandro Carella) Hai perfettamente ragione! Io la prima cosa che guardo in un cd di una band che non conosco è proprio l’artwork, è semplicemente essenziale, ed alcune volte in base a questo aspetto ho fatto acquisti che non mi sarei mai aspettato. La maggior parte delle volte le copertine dei dischi sono abbastanza stereotipate, ad esempio copertine “cadaveriche” o splatter per il death/brutal death metal, foreste nebbiose con tanto di luna oppure riferimenti satanici per il black metal ecc… Tuttavia ci sono volte in cui da un artwork ti attendi un determinato svolgimento del disco durante l’ascolto e poi invece ti ritrovi ad ascoltare inaspettatamente tutt’altro! Fantastico! Noi da parte nostra finora con gli artwork dei nostri album abbiamo cercato di trasmettere emozioni come, del resto, con la nostra stessa musica. Credo che riusciamo a trasmettere allo stesso tempo malinconia, smarrimento, stupore, entusiasmo e senso del dovere, il tutto condito con un tocco d’epicità. E a voi invece quali emozioni vengono alla mente guardando i nostri artwork?

 

(Fabio Fortini) Più che dell’artwork in senso generale (cioè comprensivo di booklet, cd, ecc) dovremmo parlare della cover. La copertina (assieme al logo) è il mezzo grafico con cui identifichi la tua musica; se pensiamo in ambito prettamente digitale, è l’unica traccia grafica che rimane di un album. Più è accattivante, più un metalhead si soffermerà a dargli un occhio. Noi per ora ci siamo sempre rivolti a Colin Marks, i suoi lavori rispecchiano appieno il messaggio che la nostra musica ha in seno. 

 

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

(Fabio Fortini) Sempre e solo dal basso. (scherzo)

 

(Alessandro Carella) Ci occupiamo tutti del songwriting! È per questo che, finora, si è riscontrata una certa eterogeneità tra i pezzi dei nostri album, lavorandoci costantemente in sei teste diverse a volte salta fuori un risultato, a volte invece l’esatto opposto. Tuttavia ora come ora stiamo cercando di creare una nostra identità più definita e marcata all’interno dei nuovi pezzi in modo da rendere almeno l’idea generale di cosa facciamo e proponiamo, senza però sfociare in un’uniformazione esagerata fra le canzoni stesse che, alla lunga, potrebbe risultare stucchevole.

 

(Marcello Provenzi) Principalmente da un riff di chitarra, poi si compongono bozze di basso e batteria ed in seguito sviluppiamo il tutto finché un brano non ci risulti soddisfacente. Del songwriting ce ne occupiamo tutti assieme, ognuno poi lavora personalmente allo sviluppo conclusivo della propria parte strumentale/canora.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

(Fabio Fortini) Il nostro bassista (che è anche il bello del gruppo).

 

(Francesca Tosi) E' un'ottima domanda! Rispondere non è semplice, ma ho notato che molte persone ti ascoltano più volentieri se hanno avuto modo di conoscerti e parlare con te. Quindi direi la simpatia... e naturalmente la birra, che è l'ambrosia dei metallari di tutto il mondo! XD

 

(Francesco Carbone) Riassumendo le prime due risposte, direi che il motivo per ascoltarci è il sottoscritto con un barile di birra. Scherzi a parte, il nostro Melodic Death Metal è arricchito dalle nostre diverse influenze, che a mio avviso lo rendono più eterogeneo a livello musicale.

 

 

Matt Innerfrost:

Cosa pensate della scena musicale attuale italiana?

 

 

(Fabio Fortini) La scena italiana è davvero molto valida, l’unico suo problema è “essere italiana”. Da una parte abbiamo gli “irriducibili” ascoltatori dei mostri sacri del metal che si muovono solo ed esclusivamente per vedere quei gruppi (e le loro innumerevoli cover band); dall’altra abbiamo un gruppo di “modaioli” che si attaccano al filone importato dall’estero, senza un minimo di attitudine. Tutto ciò che sta nel mezzo (la vera ossatura) fa quindi molta fatica ad emergere, rimanendo “di nicchia”.

 

(Marcello Provenzi) La scena musicale italiana è improntata su ben altri generi che il nostro, questo si sa. Tutto ciò che di commerciale viene prodotto è ascoltato dalla maggior parte della gente, perché più semplice all’ascolto e più accessibile, dato che viene trasmesso nelle radio e in televisione. Noi proponiamo un genere di nicchia: essere apprezzati non dalla massa, ma da interessatissime persone, spesso musicisti, soddisfa molto e più che piacere a gente a caso che ti ascolta a caso, che dà peso soltanto ai testi e non ha orecchio per ascoltare le parti strumentali, che nel nostro caso valgono in egual modo alle parti vocali.

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

(Francesca Tosi) Purtroppo no, al giorno d'oggi è difficile vivere di sola musica anche se sarebbe un sogno che si avvera. Io faccio ancora la mantenuta! Ho davanti a me l'ultimo anno di liceo e gli esami per la maturità, dopodiché si vedrà...

 

(Francesco Carbone): Ormai la scena è satura e la “poca popolarità” del nostro genere tra le masse (almeno quelle dei “non addetti ai lavori”, che vedono il metallo come musica assordante e confusionaria) fanno sì che sia molto difficile vivere di metal, quindi, come la maggior parte dei nostri colleghi, dobbiamo finanziare la nostra musica con altre attività. Ad esempio io di giorno faccio il Porno Divo e la notte il Supereroe. Ci si deve arrangiare.

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

(Fabio Fortini) Per quanto riguarda le chitarre, per registrare ci affidiamo sempre ai consigli del produttore; valutiamo le strumentazioni offerte dagli studi assieme a quelle in nostro possesso, scegliendo poi quello che serve per creare il sound che vogliamo per il disco. In sede live invece io e il mio compare abbiamo due suoni abbastanza differenti, lui usa una 5150 nuda e cruda (manco il footswitch…), io invece una Brunetti Pirata, boost e un delay. Per il basso invece… basso?? Spento rende meglio. XD

 

(Alessandro Sormani) Non sono un patito di effetti. Negli anni ho snellito il mio setup in favore della praticità. Quando ho iniziato mi piaceva provare tanti effetti e distorsioni, ma oggi suono entrando direttamente nella testata, senza nessun pedale ad esclusione di quelli indispensabili, come accordatore, noise suppressor e wireless. Inoltre uso esclusivamente il canale distorto della testata! Esiste ovviamente anche il canale pulito… ma penso di averlo provato solo una volta, quando l’ho comprata! Fabio è più patito di effetti, ma lo prendo sempre in giro perché usa il tal pedale, nel tal riff di 3 secondi nel tal pezzo… e quando andiamo in giro deve portare sempre con sé tutto l’ambaradan… Quando registriamo usiamo testate diverse da quelle live. La mia 5150 si adatta molto bene per i live perché spinge parecchio e mi permette di avere il suono desiderato in qualsiasi condizione, ma è molto rumorosa e non si presta bene alle registrazioni come magari Mesa o Engl. Su disco viene aggiunto sempre un po’ di riverbero nelle mie parti soliste, ma senza esagerare.

 

(Francesco Carbone) Ho sempre approcciato il suono del mio strumento in modo abbastanza semplice ed “ignorante”, ma con l’evolversi del mio stile e l’ampliarsi della mia cultura musicale, ho iniziato, seppur in piccolo, ad aggiungere qualche effetto (compressore e distorsore), per migliorare la “voce” del mio basso. Alla fine è l’anello di congiunzione tra il ritmo della batteria ed i riff della chitarra, quindi diffidate a chi dice che il basso va spento… esigete sempre e solo metal band con un basso dal suono importante.

 

 

Mystisk Død: 

Qual' è la storia dietro il vostro nome e, se lo avete, dietro al vostro logo?

 

 

(Fabio Fortini) Per il nome probabilmente risponderà Sorma.. mentre per il logo, per tutte le sue evoluzioni, abbiamo sempre cercato di sfruttare la specularità del nome, quindi “semplicemente” facendolo in modo speculare, utilizzando font di base molto comprensibili.

 

(Alessandro Sormani) Il nostro monicker è una parola di fantasia. Non ha un significato specifico, ma si tratta di un tributo alle nostre origini. L’area da cui proveniamo è molto diversa rispetto agli stereotipi italiani più diffusi, sia come paesaggi che come clima. Questa zona è paludosa, l’ambiente è molto umido e siamo famosi per le fitte nebbie che si presentano durante tutto l’inverno. Il cielo è sempre grigio e la gente è meno espansiva e ospitale rispetto ad altre zone del nostro paese. Sicuramente tutto ciò ci ha influenzati, portandoci ad apprezzare certe sonorità. La nostra prima sala prove era sperduta in mezzo alla campagna presso una cascina, ad un centinaio di metri dalle rive del fiume Adda. Un posto molto “black metal” se vogliamo! Abbiamo preso il nome del fiume, ma abbiamo aggiunto le due H mute, ma che rendono il nome molto figo!

 

 

 

Ed: 

Che cosa ne pensate del sistema discografico italiano? come vi ponete nei confronti di esso?

 

 

(Fabio Fortini) Eccezion fatta per gli sciacalli, penso che il sistema discografico di settore in Italia sia imprigionato in una scena che al momento non può competere con i gusti popolari dell’italiano medio.

 

(Marcello Provenzi) Cerchiamo di porci come una band che trasmetta passione, tenacia, simpatia, voglia di crescere, che si prenda cura dei dettagli per poter puntare sempre più in alto.

 

 

Curse Vag: 

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere, quale sarebbe e perche'?

 

 

(Fabio Fortini) Se parlassimo dell’atmosfera che la nostra musica può creare, non potrei mai citare depressione, felicità. Caos, o stati di ribellione.. Le ritmiche e le melodie nel loro insieme ci suggeriscono invece stati d’animo di rivalsa, orgoglio e inarrendevolezza.

 

(Francesco Carbone) I nostri background musicali sono differenti, ma allo stesso tempo convergono tutti nel Melodic Death Metal. L’influenza che ha il nostro stato d’animo al momento della scrittura di un pezzo si può riscontrare in diverse contaminazioni. I pezzi sono popolati da tristi arpeggi Black Metal, da tamarrissimi breackdown Metalcore, da ritmi Groove/Thrash, da melodie strappamutande, ecc., il tutto condito da epiche tematiche… degne dei migliori racconti di eroici guerrieri con spadoni smeraldoni.

 

 

Alex Kain: 

Qual' e' lo spirito che motiva la vostra musica? Partite dalla composizione dei pezzi o e' un idea, un pensiero, un emozione a motivare la creazione di nuove canzoni?

 

 

(Alessandro Carella) Personalmente parto sempre da un’idea o da una emozione improvvisa che mi regala l’ispirazione e attiva la “modalità scrittura” del mio cervello. Senza un argomento a cui tengo o simili sinceramente non riesco quasi a scrivere, se sono obbligato a mettermi a capo chino e comporre è facile che possa anche metterci mesi prima di avere anche una singola bozza del testo della canzone, al contrario invece quando sono motivato possiamo dire che le idee arrivano praticamente a secchiate! La cosa bella è che l’ispirazione può arrivare anche dalle minime cose della vita quotidiana, esattamente come è successo ad esempio per la nostra “Sunlight Like Knives in the Flesh” dove, guidando la macchina dopo un temporale improvviso mi ritrovai davanti questa vista mozzafiato in cui il sole stava letteralmente squarciando la coltre di nubi in alcuni punti limitati proiettando coni di luce sulla terra, in un modo da sembrare quasi che dei coltelli si stessero aprendo la strada verso le viscere del pianeta. Vedete?! Piccoli avvenimenti quotidiani, mille mila grandi pippe mentali!

 

(Fabio Fortini) A me piace molto scrivere musica nuova, buttare giù dei riff, creare qualche melodia.. se non fosse per la mancanza di tempo avrei mille progetti solo per scrivere. Ascolto molta musica metal di diverso tipo e a volte quando sento qualcosa che mi piace particolarmente, mi ronza in testa fino a che provo a plasmarla secondo il nostro stile. Altre volte è proprio uno stato d’animo, che mi permette di trovare le note giuste per aggiustare o terminare un pattern. 

 

 

 

Michele Puma: 

Cosa ne pensate delle band che inseriscono pensieri politici nei loro testi? Pensate che l'idea politica ma anche religiosa possa influenzare la naturale evoluzione di una band che si affaccia nel mondo underground e successivamente nel mainstream?

 

 

(Fabio Fortini) Credo che ognuno sia libero di scrivere nei propri testi quello che vuole, politica o religione che sia. Se uno si sente il nuovo Messia o il nuovo JFK, probabilmente avrà molto da scrivere, certo è che se sei nell’underground avrai poca “portata” e molta più “libertà”, viceversa nei grandi palchi, una visibilità estrema ma molte più pressioni per quanto riguarda il proprio messaggio, a seconda della cultura del paese in cui si suona.

 

(Marcello Provenzi) Tutto ciò che viene espresso con la musica credo sia lecito. Se una band propone nei propri testi pensieri politici o religiosi, credo sia d’obbligo che siano condivisi da tutti i componenti per poter permettere al gruppo di crescere. Nel nostro caso il problema di condivisione religiosa o politica è inesistente, perché nei nostri testi non ne parliamo; ognuno di noi rispetta le idee politiche e religiose degli altri della band.