Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Posso dirti come ho iniziato ad ascoltarla: avevo circa quattordici anni e frequentavo spesso il garage di un mio vicino di casa, dove ci incontravamo per fare aeromodellismo (hobby che per fortuna, senza offesa per nessuno, avrei abbandonato qualche mese dopo, eh eh eh). Un giorno un amico di questo mio vicino, uno che credo di non aver mai più incontrato dopo allora, mi passò una cassetta con brani di Iron Maiden e Metallica. Fu amore totale al primo ascolto, per i Metallica soprattutto. Ovviamente, però, solo negli anni successivi mi resi conto di quanto la musica metal fosse diventata importante per me. È buffo come la vita ordisca le proprie trame: immagino che oggi né il mio allora vicino di casa né quel suo amico ascoltino metal, eppure sono stati a loro insaputa il mezzo attraverso cui sono entrato in contatto con un genere musicale che ha avuto su di me, sulla mia vita, sulla persona che sono e sui miei interessi culturali un'influenza enorme.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere?

 

 

L'artwork di Livores è stato realizzato da uno dei miei amici più cari, Gianlorenzo Di Mauro – un artista nel vero senso della parola: illustratore, pittore, musicista; una persona che vive al cento per cento fuori dagli schemi. L'ha realizzato a partire da un paio di foto che ho scattato io – una ritrae me stesso, purtroppo (inserirla in copertina è stata idea sua, all'inizio ero contrario, eh eh eh!); la più interessante, invece, ritrae un luogo che ho visitato in Sri Lanka alcuni anni fa, talmente magico, kitsch, misterioso e folle ad un tempo che m'è parso di muovermi per alcune ore dentro a un film di David Lynch! Il mondo che abbiamo cercato di evocare attraverso l'immagine in copertina è lo stesso che ispira e pervade i brani dell'EP e l'immaginario di Hertz Kankarok, un mondo fatto (e fitto) di oscurità impenetrabile, senso di mistero, poesia tra ermetica e decadente, atmosfere gotiche, mito e magia.

 

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Hertz Kankarok è un progetto solista. Sono io che scrivo i brani, musica e testi. Il solo problema è che non sono un musicista in senso stretto, ovvero non sono in grado di suonare alcuno strumento: aiutato da una tastiera, dal mio laptop e da qualche programma di musica lavoro alle strutture dei pezzi definendo le linee base per chitarre, basso, synth e batteria. Sono solo bozze che senza l'intervento di altri musicisti non potrebbero mai diventare musica nel vero senso della parola. Nel caso di Livores, i pezzi sono stati arrangiati dal mio caro amico Dario Laletta, musicista, arrangiatore e produttore dal talento straordinario; il suo contributo è stato essenziale e ha certamente valorizzato e migliorato moltissimo le mie idee parecchio anarchiche e a tratti ingenue. In futuro è probabile che collaborerò con altri musicisti, oltre che con Dario stesso, ma di sicuro la formula resterà quella adottata finora. Sto già lavorando a sei nuovi brani, in visione di un primo full-lenght, ma avrò bisogno di collaboratori per gli arrangiamenti e per registrare gli strumenti.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Bella domanda. Qualsiasi risposta io possa dare, dubito che il pubblico dedicherà più di qualche minuto al nostro progetto... Sono consapevole del fatto che Hertz Kankarok rappresenta qualcosa di abbastanza anomalo e sui generis. È difficile catalogare la nostra proposta musicale, persino per noi stessi, e probabilmente questo spiazza e confonde i già pochi ascoltatori che si imbattono o che potrebbero imbattersi nella nostra musica. So che non abbiamo inventato nulla di straordinario, ma nel nostro piccolo penso la nostra “stranezza” potrebbe essere l'unica ragione valida per ascoltarci. Se vi va di ascoltare metal oscuro, sperimetale e... strano?, Hertz Kankarok potrebbe fare per voi.

 

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

No, non vivo affatto di musica. Lavoro in prevalenza come insegnante di italiano per stranieri; ho lavorato e insegnato un po' ovunque: Argentina, Stati Uniti, India, Sri Lanka. Adesso sono in partenza per la Thailandia. A ogni modo non ho un posto stabile e faccio un po' quello che capita: ad esempio negli ultimi due anni ho lavorato in Portogallo, a Lisbona, nel folle mondo dei call center.

 

 

Polverone Liz:

1) Riuscite a introdurre delle influenze di gruppi rock che vi piacciono all' interno della musica

metal che componete?

2)Siete credenti, approvate il messaggio cristiano o cercate di distanziarvi facendo anche testi

satanisti nel senso anti-cristiano?

 

 

In qualche misura quando compongo rimescolo un po' tutte le mie influenze musicali. Tra queste sicuramente ci sono anche influenze rock, dalla darkwave al gothic, dal grunge al prog a certo indie, ma in tutta onestà non saprei dire fino a che punto ognuna di queste influenze si senta nei pezzi che scrivo.

Per quanto riguarda il Cristianesimo, specie nella sua variante cattolica, lo considero una vera e propria piaga sociale, così come lo sono le altre religioni abramitiche. Se si trattasse di decidere se seguire o meno alcuni principi morali o una certa filosofia di vita, potrei tranquillamente dar credito al Cristianesimo; ma se si parla di credere nel fatto che paccottiglia scritta da beduini semi-analfabeti sarebbe in realtà la parola di un qualche dio creatore, o che un folle vissuto circa duemila anni fa (o più probabilmente mai esistito e nato da aneddoti e storie legati a svariati profeti matti di quegli anni) non sarebbe stato semplicemente un uomo, ma il figlio della sopracitata divinità, non so davvero perché dovrei prendere sul serio roba simile. Sono fermamente ateo, o agnostico se preferite: non credo in alcuna divinità creatrice né ne prego o venero alcuna; allo stesso tempo riconosco che nessun uomo può pretendere di sapere con certezza se esiste o no un qualcosa che possa essere chiamato Dio. Fermo restando che non credo in alcuna divinità, mi piace usare la figura di Satana come simbolo di una certa ribellione estetica – parlo di questo in “Occvlta Plaga Inferorvm”, un pezzo che ha un significato molto importante per me.

 

 

Curse Vag:

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere, quale sarebbe e perche'?

 

 

Probabilmente sarebbe una specie di senso di compiacimento estetico assolutamente inane e fine a se stesso, alimentato da un non meglio identificato sentimento di onnipotenza ribelle, da atmosfere cupe e misteriose... Non credo d'essere riuscito a spiegarmi, ma ciò che provo quando ascolto Livores è qualcosa del genere, eh eh eh!

 

 

Roberto Bertero:

Quali band vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band?

 

 

Sono cresciuto negli anni Novanta, legato soprattutto al metal estremo europeo di quegli anni. Non vi sono dubbi che siano le band di quella generazione ad avermi ispirato e spinto a far musica. Tanto per citare qualche nome, parlo di band come Moonspell, Samael, Emperor, Cradle of Filth, Satyricon, Arcturus, At the Gates, Tiamat, Meshuggah, insieme a classici del metal a stelle e strisce come Metallica, Slayer, Pantera, Cannibal Corpse, Type O Negative e così via discorrendo. In Italia, ho amato e continuo ad amare in modo speciale Aborym e Sadist. “Occvlta Plaga Inferorvm”, citata in precedenza, parla anche di questo e vuole essere una specie di omaggio alla musica con cui sono cresciuto.

 

 

Alex Kain:

Qual' e' lo spirito che motiva la vostra musica?..partite dalla composizione dei pezzi o e' un idea, un pensiero, un emozione a motivare la creazione di nuove canzoni?

 

 

Parto sempre dalla musica, da un riff, da una frase melodica o da un'idea ritmica; mentre il pezzo prende forma inizio a pensare alle parole che possono accompagnarlo, spesso attingendo a una lista di temi, stimoli e fonti di ispirazione con cui intendo cimentarmi. I testi – dunque idee, pensieri, suggestioni, immagini e soprattutto gusto per la parola – hanno per me un'importanza enorme, pari a quella della musica. Si tratta quasi di una sorta di puzzle, o gioco di combinazioni: tutto sta nel mettere insieme i tasselli che meglio collimano tra di loro, dunque nel trovare le idee e le parole che meglio si adattano all'atmosfera evocata dalla musica e viceversa, di modo che musica e parole possano reciprocamente darsi forza e significato.

 

 

Nicole Clark:

Avete background musicali simili o differenti?

 

 

Anche Dario è cresciuto negli anni Novanta, dunque direi che abbiamo background abbastanza simili. Oltre al metal, estremo e non, ascoltiamo parecchi altri generi musicali. Piacciono ad entrambi, ad esempio, band e musicisti tra di loro abbastanza differenti come King Crimson, Killing Joke, Helmet, Bjork, Steven Wilson, Depeche Mode o Nirvana. Direi però che nel background di Dario prog e fusion hanno avuto un peso maggiore che nel mio, mentre ad esempio per me il black metal è stato un'influenza molto importante, per lui meno.

 

 

Michele Puma:

Cosa ne pensate delle band che inseriscono pensieri politici nei loro testi? Pensate che l'idea politica ma anche religiosa possa influenzare la naturale evoluzione di una band che si affaccia nel mondo underground e successivamente nel mainstream?

 

 

Anzitutto dovremmo metterci d'accordo su cosa si intenda con politica: se parliamo di come gestire la cosa pubblica e organizzare la vita sociale, e non solo di ideologie, movimenti di pensiero o partiti politici da sostenere a spada tratta e senza spirito critico, trovo assolutamente naturale avere delle idee e cercare di comunicarle attraverso la propria musica. Nel metal avviene meno che in altri generi musicali, forse, ma ogni musicista che metta in musica le proprie idee o riflessioni sulla società merita assoluto rispetto, a prescindere dal fatto che si sia d'accordo o meno con le idee espresse. Lo stesso discorso vale per la religione o la spiritualità. Non c'è nulla che l'arte non possa veicolare. Va da sé che usare la propria musica come canale per esprimere le proprie idee politiche non dev'essere nemmeno obbligatorio: attraverso l'arte è anche possibile evadere, creare un proprio mondo parallelo fatto di forme e simboli, senza necessariamente prendere posizione rispetto alla realtà – sebbene non si possa ignorare che, comunque, ogni gesto artistico è per forza di cose anche un gesto politico per il semplice fatto che si inscrive in un contesto sociale. Per quanto riguarda la seconda domanda, se ho capito bene cosa intendi, quando prendi posizione pro o contro una determinata religione o una determinata ideologia ne consegue che ti spalancheranno le porte quelli che la pensano come te, mentre probabilmente ti osteggeranno quelli del fronte avverso. Credo comunque che la qualità artistica o musicale non debba essere misurata utilizzando come parametro le idee che un artista esprime.

 

 

Team:

Per concludere l'intervista:

 

 

Anzitutto ringrazio Fabio e Insane Voices Labirynth per lo spazio concessomi. L'idea di un'intervista con domande fatte da diversi redattori mi sembra ottima: rispondere a domande così diverse e interessanti è stato davvero un piacere! Ancora, grazie mille! “Music is what we are. Here a destiny starts.”