Risponde: chitarra e voce dei Kraanston.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettete? 

 

 

Innanzitutto un grosso saluto a chi ci legge! Per darti informazioni sull'artwork devo premettere che dietro ai nostri brani vi è sempre uno studio preciso degli argomenti che andiamo a trattare e un grosso coinvolgimento con le storie che andiamo a raccontare. Per questo primo EP di quattro brani abbiamo scelto di affidare la copertina a un mio vecchio amico, che è anche un giovane e talentuoso grafico torinese, Massimo Liuzzi. Lui ha colto appieno la nostra idea di rappresentare nell'artwork uno dei brani dell'album (Tunguska) in maniera efficace e, in certo qual modo, astratta. Nello specifico si tratta dell'evento esplosivo naturale più grosso mai registrato sul nostro pianeta, appunto l'esplosione di Tunguska del 1908. Se non conoscete la vicenda vi consiglio di andare a leggere qualcosa in merito, perché è davvero interessante.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Il nostro obiettivo primario coincide con quello di tante altre band, ovvero fare un lavoro sempre migliore in studio e quindi dal vivo. Ad ogni step un gruppo cresce e diventa conscio di limiti e potenzialità. Attualmente siamo concentrati a strutturare la nostra evoluzione, tentando proprio di esaltare le tante virtù che scopriamo ogni giorno di avere come musicisti e provando a smussare i difetti che, ovviamente, pure ci portiamo dietro. L'obiettivo secondario è quello di allargare il nostro raggio d'azione e cominciare a suonare con regolarità anche oltre i confini nazionali.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Solitamente sono io che scrivo i brani con la mia chitarra. Il progetto stesso è nato dalla mia esigenza di dare vita ad alcune canzoni, già quasi complete, che erano rimaste chiuse nel classico cassetto. Il processo creativo, per me, prevede una prima registrazione molto grezza (sul cellulare) delle migliori cose che mi vengono in mente. Poi cerco di configurare mentalmente come potrebbero legarsi i vari riff all'interno di un pezzo completo e quindi registro tutto sul computer con una batteria virtuale. Infine, se manca qualcosa, lo creo di sana pianta e inserisco gli ultimi accorgimenti, come assoli, intro, outro e ponti. Andrea si occupa delle linee di basso e della maggior parte delle lyrics. Stefano costruisce la batteria, in parte ispirandosi a quanto da me creato con l'ausilio dei software. Termino col dirti che io e Stefano già suonavamo assieme negli Homicide Hagridden e questo vuol dire tanto, in termini di sintonia stilistica.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Innanzitutto ti dico che non scriviamo per piacere, ma per piacerci. Ovviamente sono di parte, comunque ti basti pensare che noi stessi non siamo riusciti, per mesi, a darci un genere di appartenenza e, ancora oggi, non sono sicuro di quel che facciamo. Non per mancanza di personalità, ma perché, anzi, abbiamo tutti e tre così tante influenze che i nostri pezzi finiscono sempre per essere molto variegati (Andrea viene da un genere che è quasi agli antipodi). Di convenzionale abbiamo davvero molto poco. Il risultato è che il nostro prodotto probabilmente non assomiglia a niente, in particolare.

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

Ancora non viviamo della nostra musica, purtroppo. Come non vivono di musica molte bands italiane e mondiali, molto più grosse di noi. Io insegno chitarra, Andrea lavora nel campo della telefonia, mentre Stefano è magazziniere e ha uno studio di registrazione. L'impostazione del mercato musicale non permette di fare della musica una professione, se ti muovi in ambito metal, in particolar modo nel nostro paese. Ad ogni modo nulla ci impedisce di sognare in grande e impegnarci al massimo per lavorare in una certa direzione.

 

 

Mystisk Død: 

Qual' è la storia dietro il vostro nome e, se lo avete, dietro al vostro logo?

 

 

Sono contento di questa domanda, perché mi permette di spiegare l'origine, forse anche banale, del nome Kraanston. E' semplicemente preso dal cognome dell'attore Bryan Cranston, protagonista della serie Breking Bad (a cui ci ispiriamo anche, in parte, per i nostri testi). Abbiamo aggiunto la 'K' e la doppia 'a' per dare una connotazione nostra, che avesse pure qualche richiamo nordico. Inutile dire che siamo grandi fan di BB, specie io e Andrea. L'idea è partita da me quando ancora non avevo finito di vedere la serie e la band stava nascendo... il mio cervello era già completamente rapito dal personaggio di Walter White e io mi ero già completamente innamorato di quel mondo cruento e pure così affascinante. Anche qui, il consiglio è quello di informarsi e poi divorare questo prodotto, se non lo si ha già fatto!

P.s. il logo (uomo con la maschera antigas) è anch'esso ispirato alla serie e, se la conoscete, sapete cosa rappresenta.

 

 

Polverone Liz: 

1) Riuscite a introdurre delle influenze di gruppi rock che vi piacciono all' interno della musica

metal che componete?

 

 

Per quanto mi riguarda, il primissimo background musicale risale al rock più classico e italiano, i Litfiba; proprio in quel periodo cominciavo ad avvicinarmi alla chitarra, quindi immagino che un po' della sei corde di Ghigo Renzulli si possa sentire anche nei brani dei Kraanston.

 

 

2)Siete credenti, approvate il messaggio cristiano o cercate di distanziarvi facendo anche testi 

satanisti nel senso anti-cristiano?

 

 

Io sono ateo, come penso lo siano anche i miei due compagni di avventure. I nostri testi non hanno nulla a che fare col satanismo, per il quale pure simpatizzo in quanto scuola di pensiero affascinante e in linea con una certa idea di libertà personale e di libero arbitrio della quale sono sostenitore. I nostri testi, però, si articolano su versanti più storico/epici, per il momento; argomenti in cui troviamo tutta la grandiosa fascinazione di cui abbiamo bisogno per dare le giuste vesti intellettuali alla nostra musica.

 

 

Curse Vag: 

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere, quale sarebbe e perche'?

 

 

Qui entra molto in ballo il soggettivo punto di vista. Io credo che la nostra musica si rifaccia a un'idea di generale maestosità, con uno sfondo di sfacciata perversione. In poche parole abbiamo riff molto potenti, sostenuti dagli effetti che utilizziamo abitualmente, che possono forse far pensare, giustamente, a paesaggi supremi o a imprese eroiche. Se poi ascolti le voci sono quasi sempre urlate al massimo delle nostre possibilità, gli assoli sembrano uscire da una chitarra sottoposta a sforzi abnormi, allora puoi cogliere anche il mood di disperazione e tutta la morbosa dualità della nostra musica. Dualità che proviamo a rubare anche dal mondo di Breaking Bad e fare nostra. L'esistenza umana stessa, a me pare molto dualistica e ambivalente.

 

 

Roberto Bertero: 

Quali band vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band?

 

 

Quando la band è nata (circa sei mesi fa) - ma anche quando ho cominciato a comporre i primi riff (un anno e mezzo fa) - i miei ascolti musicali erano molto simili ad adesso e piuttosto variegati: Church of mysery, Between the buried and me, Karma to burn, Whitechapel, Kvelertak, High on fire, Deicide, Reverend bizzarre, Polyphia, Orange goblin, Asesino, Sleep, Goatwhore, Fu Manchu, Benighted e tutta una serie di gruppi minori facenti parte di generi anche molto distanti dalla sfera rock/metal.

Stefano proviene da una scuola più classicamente thrash metal, mentre Andrea, come dicevo sopra, viene da un genere davvero molto lontano, fatto di armonie e psichedelia.

Tuttie e tre, comunque, abbiamo background musicali a 360 gradi molto forti.

 

 

Silvia Agnoloni: 

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia?

 

 

Il supporto speriamo di trovarlo nelle persone che vengono a vederci suonare dal vivo e da un sistema discografico italiano che cambi un poco mentalità, tentando di investire nelle band meritevoli, dandogli una chance di crescita concreta.

 

 

Led Green:

Con chi vi piacerebbe andare in Tour?

 

 

Con i pilastri dello stoner - che è un genere a cui ci ispiriamo tantissimo - i Kyuss, che adesso si chiamano Vista Chino e che ho avuto il piacere di vedere anche dal vivo, grandissimi!

 

 

Team:

Per concludere l'intervista:

 

 

Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui, un abbraccio a tutti i sostenitori dell'underground italiano! Seguiteci sul web, ascoltate il nostro EP "Dead Eyes" (scaricabile gratuitamente su Bancamp) e fateci sapere cosa ne pensate.

E mi raccomando, venite a vederci dal vivo, se ne avete la possibilità!