Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

A circa 12 anni.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

Con l'artwork di "The Fragile (Soundtrack for the tormented)" ho voluto trasmettere l'angoscia e la disperazione di una persona tormentata dagli spettri del suo passato e dalle sue personali paure.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Non ho particolari aspirazioni, il mio principale obiettivo è quello di fare un certo tipo di musica lavorata e sentita, senza scadere in banalità o stereotipi molto in voga in questo particolare genere.

 

 

Irene Eva:

Il vostro è un lavoro autoprodotto o vi siete affidati ad un produttore? Perché questa scelta? Se vi siete affidati ad un produttore, come lo avete scelto? Con quali criteri avete compiuto le scelte di produzione?

 

 

Questo full è un lavoro completamente autoprodotto, avevo già bene in mente come dovevano essere strutturati i brani e come dovevano suonare.

Non escludo però future collaborazioni per quanto riguarda la produzione dei prossimi lavori, naturalmente affidandomi a persone che conoscono e/o suonano il genere di questo progetto...

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Trattandosi di una one man band, ovviamente sono io a comporre tutta l'ossatura dei brani di L.A.C.K.

Essendo nato principalmente come chitarrista, parto da riff di chitarra basilari per poi costruire tutto il brano intorno, provando più soluzioni.

Spesso però chiedo aiuto ad altri musicisti del settore, che mi hanno accompagnato anche come guest per la realizzazione sia del demo di esordio che del full.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Personalmente ritengo che il pubblico possa avvicinarsi al sound dei L.A.C.K. con maggiore facilità rispetto a molte altre band della scena Depressive/Post Black Metal, per via di brani molti più scorrevoli e con un approccio molto più rock. Credo che in questo genere si seguano troppo un'ideologia e un modus operandi troppo scontati e troppo forzati sotto certi punti di vista. 

Con L.A.C.K. non posso e non voglio inventare nulla di nuovo, ma sto lavorando per dare una giusta personalità al progetto. 

Ovviamente ognuno è libero di ascoltare, suonare e fare il materiale che più predilige, se poi è di una certa qualità ancora meglio.

 

 

Alle Rabitti:

Rispetto a quando avete iniziato, com'è cambiata la vostra percezione di musica, considerato chi la compone e chi ne usufruisce?

 

 

Sto più attento a ciò che ascolto, ad ogni minimo dettaglio, cosa che poi si riflette anche nel metodo di lavoro con L.A.C.K.

 

 

Vale:

Rivolgendomi ad ognuno di voi: che altri hobby o passioni avete oltre alla musica?

 

 

Seguo lo sport, letteratura, film...

 

 

Matt Innerfrost:

Cosa pensate della scena attuale italiana?

 

 

C'è poca roba che mi entusiasma per davvero, ma ci sono alcune band che meritano e non hanno assolutamente nulla da invidiare a band più blasonate dell'estero.

 

 

Davide Cantelmi:

Secondo voi cosa rende una band meritevole di aver successo?

 

 

Lavoro, idee chiare, poche chiacchiere e professionalità.

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

Lavoro in un live club della mia regione, vivere di musica attualmente è un po' difficile per tutti...

 

 

Francesco "Laemoth" Peruzzi:

Cosa vi ha spinto ad iniziare a suonare? E come siete giunti alla scelta del genere da proporre?

 

 

Il solo ascoltare la musica non mi bastava più, dovevo fare qualcosa di mio, qualcosa che mi desse più di una soddisfazione. E' quello che faccio da circa 10 anni ed  è forse l'unica cosa che mi esce bene. Ho suonato heavy metal canonico per troppo tempo, ad un certo punto ho sentito il bisogno di sperimentare altro, cosi ho cominciato ad applicarmi maggiormente verso altri generi, appassionandomi in maniera decisa a progetti con la stessa filosofia e musicalità di L.A.C.K.

 

 

Matteo D'ermes:

Com'è il vostro rapporto con giornalisti e/o recensori e critici?

 

 

Non ho mai fatto molto interviste o ricevuto parecchie recensioni, però per quel poco mi sono sempre trovato bene.

Sono abituato ad accettare ogni tipo di critica, se fatta con il giusto criterio naturalmente.

 

 

Possenreisser:

Se è senz'altro vero che di solito si porta il vissuto nella proposta musicale, come e in che misura è vero anche il contrario?

 

 

Non è sempre necessario mettere il proprio vissuto all'interno della propria proposta. Basta comunque scrivere cose interessanti e mai banali, senza cadere in facili clichè che, ahimè, si sono sempre più diffusi, in particolar modo nella scena italiana.

 

 

Siberian Tiger:

A proposito dei testi: quanto il vostro luogo di origine ha influenzato voi e ciò che scrivete e componete? volete lasciare qualche messaggio in particolare attraverso i vostri brani?

 

 

Difficilmente prendo ispirazione dal mio luogo di appartenenza, cerco solo di raccontare storie di persone che hanno perso la speranza e la voglia di vivere nella nostra società. Persone che ci circondano, e che spesso ignoriamo.

Il messaggio di L.A.C.K. È diverso per ogni persona che ascolta il materiale.

C'è chi trova un barlume di positività al suo interno e chi invece percepisce una totale pessimismo.

Mi soddisfa sapere che ci sono questi due punti di vista contrastanti tra chi ascolta.

 

 

Robin Bagnolati:

Ad oggi, quante release avete pubblicato? Se sono più di uno, quale consigliereste ad un possibile nuovo fan per iniziare a conoscervi ed avvicinarsi alla vostra musica?

 

 

L'esordio è avvenuto col Demo “Where everything's gone” pubblicato dalla Depressive Illusions Records, disco totalmente differente dall'album appena pubblicato.

Ritengo più opportuno consigliare l'ascolto dell'ultimo arrivato, che reputo più scorrevole e meno settoriale rispetto al precedente, più legato a sonorità tipicamente depressive black metal...

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

Riverberi, delay, distorsioni non troppo sature...

 

 

Team:

Per concludere l'intervista...

 

 

Grazie per lo spazio concessomi e per il supporto!