Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Tatiana: Il primo e decisivo approccio con il metal è avvenuto intorno ai 16 anni proprio grazie a Tanya. Mi prestò un album, “Master of Puppets” dei Metallica: non dimenticherò mai la sensazione provata in quel momento. Partì l'intro del primo pezzo, “Battery”, e fu subito amore.

 

Tanya: Insegnavo solfeggio in una scuola di musica privata ed iniziai a guadagnare i primi soldi. Un giorno entrai in un negozio di musica e sfogliando tra i cataloghi, vidi un disco: “Master of Puppets” dei Metallica. La copertina mi aveva folgorato. Dopo averlo lungamente consumato, anche la musica metal divenne la mia passione. Soprattutto i Metallica.

 

Chiara: Personalmente ho iniziato ad ascoltare qualcosa di metal con Iron Maiden e Metallica verso i 14 anni...i miei fratelli studiavano entrambi chitarra e spesso mi sedevo semplicemente ad ascoltare o canticchiare... 

 

Laura: Beh, non c’è un periodo ben preciso. Per quanto concerne proprio la musica metal, mi verrebbe da dire durante l'adolescenza, quando si comincia a “capire” un po’ di più ciò che si sta ascoltando, a comprenderne il testo e quello che c’è intorno alla canzone, con cognizione, percependo lo stato d’animo del brano stesso e, di conseguenza, il proprio… 

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

Tatiana: l'artwork di “DisumanaMente”, realizzato da Gian Mario Ortu, lighting td con importanti esperienze lavorative in Italia e a Londra, artista visionario, rappresenta l'innata bivalenza della natura umana. La bellezza che rischia quotidianamente di essere annientata dall'orrore della società in cui viviamo, laddove la parte oscura rappresenta le paure e gli orrori che divorano lentamente e progressivamente quanto di bello c'è in ogni individuo.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Tatiana: il nostro obiettivo è continuare a suonare la musica che ci piace e coinvolgere sempre più pubblico, avvicinarlo e conquistarlo. Ci piacerebbe avere l'opportunità di calcare palchi importanti e portare la nostra musica anche al di fuori dall'Italia. 

Ci immagino ancora qui, a fare quel che amiamo, magari con nuove esperienze alle spalle, sempre più determinate e, perché no, in procinto di un tour mondiale :D

 

 

Irene Eva:

Il vostro è un lavoro autoprodotto o vi siete affidati ad un produttore? Perché questa scelta? Se vi siete affidati ad un produttore, come lo avete scelto? Con quali criteri avete compiuto le scelte di produzione?

 

 

Tatiana: “DisumanaMente” è il frutto di un impegnativo lavoro di autoproduzione: abbiamo curato personalmente ogni sua fase, dalla composizione all'arrangiamento dei pezzi sino alla produzione artistica dell'album, con l'aiuto di Luciano Chessa che ha curato registrazione e missaggio presso il Moon Voice Studio (AQ). Volevamo un album cupo e potente, in cui venisse esaltata la contrapposizione tra le parti più propriamente metal e le aperture melodiche che da sempre ci caratterizzano. 

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Tatiana: Solitamente, l'idea nasce da un riff di chitarra oppure da un suono particolare o da una melodia partoriti dalle tastiere di Tanya. Altre volte si arriva in sala con una struttura un po' più definita. L'aspetto senz'altro più bello e stimolante è che una volta varcata la soglia della sala prove, tutte sono libere di metterci le proprie idee con il risultato di uno stravolgimento che rende il tutto diverso da come lo si era inizialmente immaginato nella solitudine della propria camera, ma unico.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Tatiana: l'originalità della proposta, il coraggio di non attenersi a degli schemi prestabiliti e anzi di ricercare sempre una via per far emergere la nostra personalità. La nostra musica è emozionale, libera ed evocativa: è un viaggio che l'ascoltatore intraprende insieme a noi e nel quale può lasciarsi andare completamente alle emozioni che ne scaturiscono.

 

 

Alle Rabitti:

Rispetto a quando avete iniziato, com'è cambiata la vostra percezione di musica, considerato chi la compone e chi ne usufruisce?

 

 

Tatiana: noi abbiamo iniziato nel 2000, quando ancora internet e le nuove tecnologie non erano ancora così diffuse. La conseguenza di questo è che c'era un atteggiamento diverso nei confronti della musica, sia su disco che live: inevitabilmente, se ti interessava un gruppo non potevi far altro che andarlo a sentire o comprare l'album. Oggi sul web trovi di tutto e con grande facilità: da un lato si aprono nuove possibilità, è più facile farsi conoscere e raggiungere nuovo pubblico (potenzialmente infinito), ma è diventato molto più difficile tradurre tutto questo in un coinvolgimento ed in una reale partecipazione alla tua musica. C'è più pigrizia e passività nell'ascolto, ci si accontenta di un brano, di un video, magari con un audio pessimo, e non si assiste alla performance live che pure dovrebbe essere un momento unico di condivisione e di incontro tra chi fa musica e chi ne usufruisce. Per noi la musica resta sempre vitale e l'approccio live è il momento più importante per testare il riscontro del pubblico: ma in un simile giungla devi distinguerti, farti valere e trovare sempre nuovi spunti comunicativi per attirare l'attenzione.

 

 

Chris M.:

Guardando al vostro passato e da dove siete partiti, come vi vedete nel presente? Cosa possiamo aspettarci nel futuro?

 

 

Tatiana: Sicuramente siamo felici di essere qui e di avere ancora la possibilità di esprimerci come sappiamo fare. Fare musica è catartico ed è per noi un modo di comunicare agli altri le nostre emozioni e certi punti di vista. Quello che vorremmo è farlo sempre al meglio, cercando nuove vie e sperimentando il più possibile, innanzitutto su noi stesse, superando i nostri limiti e affrontando nuove sfide. Il nostro futuro è la nostra musica, la sua evoluzione, la sua crescita.

 

 

Vale:

Rivolgendomi ad ognuno di voi: che altri hobby o passioni avete oltre alla musica?

 

 

Tatiana: La musica, sia il suo ascolto che la composizione, assorbe gran parte del mio tempo libero e ne resta davvero poco per pensare di dedicarsi ad altro. Mi piace leggere, scrivere qualunque cosa, esternare pensieri e sentimenti..ma a ben guardare tutto questo continua a riflettersi nella nostra musica, perchè spesso da lì nascono testi ed ispirazioni che poi confluiscono in quello che facciamo con La Menade.

 

Tanya: Il mio hobby principale è sognare. Sembrerò scontata ma talvolta ho paura di volare troppo in alto...Realmente? Amo le arti marziali, giocare ai videogiochi e ho una passione smodata per i film apocalittici.

 

Chiara: Quando non suono passo il mio tempo a nerdare con i computer, che sia il semplice smontare e rimontare computer, o l'essere aggiornata su nuove tecnologie fino al semplice giocare online fino a tardi...

 

Laura: Direi che definire la musica “hobby” è parecchio riduttivo! Ciò premesso, non ho molto tempo per avere passatempi vari; al massimo potrei dire che mi piace andare in bici, fare viaggi, godermi l’aria aperta.. 

 

 

Matt Innerfrost:

Cosa pensate della scena attuale italiana?

 

 

Tatiana: la musica in Italia segue percorsi nettamente differenziati, standardizzati per genere e tipo di pubblico, cosa che trovo molto triste e limitante. Inoltre, a fronte di un mainstream stantio e per nulla innovativo, abbiamo una scena underground veramente meritevole in cui ci sono molte band che fanno la differenza e che producono musica interessante, ricca di contaminazioni e qualità. Gli spazi per proporla però, in sede live, ma anche e soprattutto attraverso i media tradizionali, sono fortemente ridotti ed è praticamente impossibile rompere quel muro che le permetterebbe di ricevere l'attenzione che merita. Il risultato è che la scena rischia di implodere su se stessa, non vanno avanti i meritevoli – come del resto accade in ogni campo nel nostro paese – e se non hai sufficiente denaro da investire per farti notare, resti nell'ombra. Le etichette sono cambiate, sono finiti gli investimenti di un tempo, sei abbastanza solo e se non hai modo di investire in prima persona sul tuo progetto musicale, non trovi facilmente qualcuno che sia disposto a darti una mano.

 

 

Davide Cantelmi:

Secondo voi cosa rende una band meritevole di aver successo?

 

 

Tatiana: L'originalità della proposta musicale, senza dubbio, e la capacità di comunicarla al pubblico. 

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

Tatiana: No, assolutamente impossibile! Anzi, piuttosto, lavoriamo per permetterci di poter fare musica e gran parte delle nostre entrate va a coprire gli investimenti per la band. Io sono avvocato.

 

Tanya: Con la situazione critica nel mondo della musica, devo lavorare per vivere. Sono una consulente aziendale, laureata in giurisprudenza.

 

Chiara: Purtroppo no, ma anche il mio mestiere naviga in simili acque. Lavoro nella postproduzione come digital compositor, faccio effetti visivi per cinema e televisione, ho le mie soddisfazioni per fortuna!

 

Laura: Purtroppo non riusciamo a “campare”, come si suol dire, grazie alla musica. Fortunatamente, però, è la musica stessa che ci fa vivere e, ahimè, anche sopravvivere ed aiutarci a gestire e sopportare le miriadi di realtà “malate” che quotidianamente ci circondano. Oltre tutto questo… c’è soltanto l’essere impiegata in una società! ;) 

 

 

Francesco "Laemoth" Peruzzi:

Cosa vi ha spinto ad iniziare a suonare? E come siete giunti alla scelta del genere da proporre?

 

 

Tatiana: La musica ha sempre fatto parte della mia vita, grazie ai miei genitori che mi hanno trasmesso questa passione. Ho iniziato a prendere lezioni di chitarra (classica) a dodici anni e poi ho continuato, con alti e bassi, fino ad approdare all'elettrica. La prima esperienza in una band è arrivata intorno ai quindici anni quando con un po' di amici abbiamo messo su una band punk. Poi è arrivato il rock e infine l'amore per le sonorità metal. Non c'è stato un momento in cui abbiamo “scelto” il nostro genere (o non genere): semplicemente, quando è nata La Menade, sapevamo che avremmo suonato quello che sentivamo e da lì al comporre una musica ricca di influenze diverse alla ricerca di una nostra via espressiva, il passo è stato breve. Ed è quel che caratterizza il nostro modo di comporre anche oggi.

 

Tanya: Inizialmente la passione per la musica classica: all’età di cinque anni seguivo tutti i concerti di mia zia, insegnante al Conservatorio Rossini di Pesaro. A 10 anni iniziai a comprendere l’anima vibrante del pianoforte. Ho smesso di fare lezioni quando invece di leggere lo spartito inventavo le melodie. Subito dopo l’esigenza di condividere le mie emozioni e creare un gruppo di persone che come me amano la musica e non sono vincolate ad un unico genere, ma lasciano che la propria anima spazi liberamente nell’universo alchemico delle note, delle sensazioni, del presente, del futuro. Il passato no, l’ho dimenticato.

 

Chiara: Sono sempre stata attratta dalla musica, tanto da farmi affibbiare il nomignolo di "stereo" perchè amavo sin da piccola andare in giro per casa con uno stereo portatile o con il walkman. Il mio primo contatto con la musica l'ho avuto con il pianoforte, per circa 11 anni è stato il mio strumento. Il genere è venuto da sè...è quello che mi da più energia, è quello che mi appartiene così tanto da possedermi totalmente quando suono. Forse per i miei ascolti e studi di musica classica... Non so il perchè, è una cosa inconscia, pur essendo una divoratrice di musica in quasi tutti i suoi generi e sfaccettature, non c'è nulla che mi faccia divertire come il rock 'n roll o il metal. 

 

Laura: Direi solo un nome: Roger Taylor! È stato lui, ed ovviamente i Queen, a svegliare il mio animo “musicale” e/o “rock”, fate voi! Tutto questo è partito da quando avevo circa 7/8 anni, dopodiché è stata un’escalation: dallo scegliere – fortunatamente! – una scuola superiore che mi permettesse, nel pomeriggio, di rendere “vera” e tangibile la mia passione, all’incontrare persone che, insieme a me, hanno contribuito alla mia crescita, aiutandomi ad apprezzare sempre di più ciò che facevo e faccio tuttora. 

 

 

Matteo D'ermes:

Com'è il vostro rapporto con giornalisti e/o recensori e critici?

 

 

Tatiana: Buono! Noi suoniamo, loro fanno il loro lavoro. E se qualche volta ci scappa un giudizio che non condividiamo, amen, non si può piacere a tutti. La musica, come l'arte in genere, sono altamente soggettive, toccano tasti talmente delicati e personali che non puoi pretendere di forzarli. Finchè c'è il rispetto e un intento costruttivo, la critica è ben accetta.

 

 

Possenreisser:

Se è senz'altro vero che di solito si porta il vissuto nella proposta musicale, come e in che misura è vero anche il contrario?

 

 

Tatiana: Bè, la musica è parte integrante del nostro vivere quotidiano, anche solo per il fatto che suonare in una band comporta un impegno globale e quotidiano che va oltre la sala prove o il momento del live. C'è tanto altro intorno da fare, da pensare e sistemare e quindi ogni giorno devi ritagliarti una porzione di tempo da dedicarle.

 

Tanya: Secondo me non è possibile creare musica senza parlare di se. Si può scrivere musica riferendosi ad esperienze altrui ma si lascia inevitabilmente all’interno un segno della propria vita. Una semplice melodia nasce legata ad uno stato d’animo e questo resta, indelebilmente espresso, nella musica.

 

Chiara: La musica è un appendice della mia vita, impossibile non caratterizzarla con la propria personalità, se si ha qualcosa da dire o voler comunicare... 

 

Laura: La musica è quotidianità per me, è liberazione, svago...essenzialmente è vita! 

Ascoltando un brano si può passare dalla rabbia alla quiete, senza neanche rendersene conto: la musica è magia..!

 

 

Siberian Tiger:

A proposito dei testi : quanto il vostro luogo di origine ha influenzato voi e ciò che scrivete e componete? volete lasciare qualche messaggio in particolare attraverso i vostri brani ?

 

 

Tatiana: I nostri testi sono in lingua italiana, quindi direi che il nostro luogo natio, anche ma non solo attraverso il suo idioma, è fortemente presente nella nostra musica. Sono testi prevalentemente intimistici e affrontano spesso tematiche introspettive, in cui comunque l'apporto della società, delle sue brutture e violenze, ha una parte importante. L'unico messaggio che da sempre ci interessa è la libertà, di espressione, di sentimenti, di parola e vorremmo che fosse chiaro quanto questa sia di vitale importanza per ogni essere umano.

 

 

Robin Bagnolati:

Ad oggi, quante release avete pubblicato? Se sono più di uno, quale consigliereste ad un possibile nuovo fan per iniziare a conoscervi ed avvicinarsi alla vostra musica?

 

 

Tatiana: “DisumanaMente” è il nostro terzo album, pubblicato a distanza di sette anni dall'ultimo lavoro. Il primo è stato un ep “Conflitti e Sogni” del 2005 e il secondo “Male di Luna”, un full lenght, del 2007. Oggi come oggi consiglierei l'ascolto di “DisumanaMente” perchè è quello in cui si incarna attualmente la nostra musica, è il risultato di un'evoluzione e di una maturazione di quegli aspetti che già in nuce erano presenti in passato, ma che hanno finalmente trovato una forma espressiva adeguata e una veste perfetta. “DisumanaMente” è un altro passo verso La Menade del futuro che probabilmente sarà ancora diversa da quella attuale perchè diverse siamo noi e le nostre esperienze, in un continuo fluttuare nella vita che inevitabilmente si riflette anche nella nostra musica.

 

 

Team:

Per concludere l'intervista...

 

 

Tatiana: Ringraziamo enormemente tutto lo staff di Insane Voices Labirynth per lo spazio che ci ha riservato ed invitiamo chi non ne avesse ancora avuto l'opportunità a venirci ad ascoltare dal vivo. Vi ricordo che saremo il 22 aprile al Grind House di Padova e il 23 aprile al Rock Heat di Arezzo. L'unico modo per apprezzare, o meno, una band è sentirla suonare, quindi non perdetevi questa occasione! Per il resto, su www.lamenade.it trovate il nostro mondo ed ogni informazione possiate cercare. Ah! Guardate il nuovo video di “Disumanamente” (lo trovate su YouTube)! Grazie ancora!