Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Mark (chitarrista e cantante) - Quando ero bambino ero solito andare da un cugino che abitava nello stesso mio palazzo, aveva una piccola camera addobbata con poster di Bowie,  Pink Floyd, Kiss e tanti altri, dove gli Iron Maiden sono stati il primo ascolto in ambito metal : ero affascinato ed impaurito dalle copertine e da quella musica così diversa da quello che si sentiva in radio e tv. La folgorazione definitiva è avvenuta però nel 1991, all'età di 12 anni, con "Enter Sandman" ascoltata in radio... da lì a qualche anno avrei iniziato prima a studiare pianoforte e poi, da autodidatta, la chitarra, spaziando tra heavy, rock e punk, per poi spingermi negli anni sino al goregrind patologico.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

Mark: Nel primo Ep dei Manicomio Zero ho voluto rendere omaggio alla copertina del Black Album dei Metallica, cercando di simularne l’approccio visivo ; non sono purtroppo riuscito a rendere lo stesso effetto per problemi di stampa e comprensibilità . E’ stato volutamente un artwork molto semplice, come semplici e diretti sono i 5 brani contenuti in esso. 

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Fabio (batterista): l’obiettivo del musicista è di esprimere al meglio ciò che vuole comunicare al pubblico che ascolta. La massima aspirazione è di suonare la nostra musica curando tutti i dettagli, prendendo spunto dalle nostre influenze personali mantenendo proprio ed originale il sound della band.

Mark: Tra qualche anno mi vedo sempre tra musica e vita di tutti i giorni: in passato sono stato obbligato troppe volte a lunghe pause senza poter suonare, è stato per me molto doloroso. Non riesco, nè voglio, rimanere senza musica.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Mark: per quanto riguarda l’EP tre brani li ho portati io, uno l’ex batterista ed uno è nato in saletta. Tutti sono poi stati arrangiati dal gruppo al completo; normalmente siamo io e/o mio fratello a scrivere i brani, mentre la maggior parte dei testi sono opera mia.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Una buona dose di curiosità è l’input iniziale : è vero che siamo moltissimi a proporre musica, me ne accorgo ad ogni grosso live (tutti musicisti sotto il palco) e tutta questa offerta appiattisce molto l’approccio all’ascolto di band underground. Siamo noi che dobbiamo essere sempre un passo avanti, calamitando l’attenzione di chi guarda per farci ascoltare in mezzo a questo universo sconfinato di gruppi . Detto questo, posso dire che quando ho ascoltato per la prima volta le band che prediligo “è stato subito amore”, perché la musica si è tramutata in emozione pura e brivido lungo il corpo . Ed è quello che vogliamo trasmettere, con tutti noi stessi, attraverso la musica  dei Manicomio Zero. 

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

Abbiamo tutti un lavoro per sostenerci, la musica non ci permette di poter vivere senza: io sono impiegato, mio fratello Teo autonomo, infine Fabio lavora attualmente come operaio : è l’unico tra noi che in passato è riuscito a vivere solo grazie alla musica .

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

Mark: io uso una testata per chitarra Line 6 Spider Valve HD100 che mi permette di avere diversi effetti, il classico crunch (di vaga ispirazione svedese) per le ritmiche, un lieve wahwah con echo e gain maggiorato  ed un riverbero con lieve flanger  e sempre gain maggiorato (quest’ultimo usato raramente) per i soli ; Teo si aiuta con un pedale della Boss per distorcere il suono del basso. Usiamo sempre gli stessi effetti, sia su disco che dal vivo. Per le voci un lieve riverbero.

 

 

Mystisk Død: 

Qual è la storia dietro il vostro nome e, se lo avete , dietro al vostro logo?

 

 

Mark: Il nome Manicomio Zero deriva da una canzoncina che ci cantava sempre la nostra nonna paterna, "La Casa" di Bardotti / de Moraes ... e dal fatto che quando eravamo ragazzini a Savona c'era la leggenda di un fantomatico gruppo punkmetal chiamato "Manicomio" ...non ho mai saputo se fosse veramente esistito, le persone che me ne parlavano erano poco affidabili e poco lucide, ed io ero molto credulone da ragazzetto.

Il logo è stato ideato e disegnato da Fabio, ex chitarrista dei Rifiuti (RfT) di Milano, che è stato anche il primo maestro di strumento mio e di mio fratello, nonché nostro amico di vecchissima data. Più che un logo, è e sarà una mascotte!

 

 

Silvia Agnoloni: 

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia?

 

 

Semplicemente incontrando persone che amano la musica e siano aperte a nuovi ascolti. L’importante e che si trovi tempo da dedicarci, anche minimo, e noi non deluderemo.

 

 

Ed: 

Che cosa ne pensate del sistema discografico italiano? come vi ponete nei confronti di esso?

 

 

Il mio unico approccio col sistema discografico italiano è stato l’unico album dei Kartilage ( goregrind patologico, Kartilage - Idiopatic thrombocytopenic purpura ) , pubblicato nel 2010 da OneViciousRecords, etichetta milanese ormai chiusa . Tutti gli altri lavori incisi, dal ’98 ad oggi, sono stati autoprodotti . Siamo in contatto con un’etichetta ligure per la prossima uscita discografica, che comunque non vedrà l’inizio delle incisioni prima di un annetto, vedremo cosa ci verrà proposto e cosa avremo da proporre quando verrà il momento .  Non abbiamo quindi molta esperienza di rapporti con etichette ed altre entità similari, l’aspetto più ovvio e palese è che ad oggi è presente sempre una buona dose di autofinanziamento per la produzione del proprio prodotto, che quindi rende più difficile avere un prodotto di qualità per chi non può investire grosse cifre.

 

 

Polverone Liz: 

1)Riuscite a introdurre delle influenze di gruppi rock che vi piacciono all' interno della musica

metal che componete?

 

 

Mark: l’idea di base è proprio questa, ed in alcuni brani (due in particolare, uno non presente sull’EP) abbiamo iniziato a lavorarci in modo più netto, e si sente.

 

 

2)Siete credenti, approvate il messaggio cristiano o cercate di distanziarvi facendo anche testi 

satanisti nel senso anti-cristiano?

 

 

Abbiamo credenze diverse, parlando delle mie idee posso dire che non sono contro le religioni ma non approvo i regimi clericali, le chiese organizzate in genere .  Nei testi si parla anche di satanismo dal punto di vista descrittivo e non di culto, come anche di altre credenze occulte. 

 

 

Curse Vag: 

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere, quale sarebbe e perche'?

 

 

Mark: Qui entriamo nello specifico e parliamo dei singoli brani che compongono l’EP, dove testi ed argomenti risultano anche molto diversi tra loro: 

1. SKULL BASHED IN STOOL: è un incubo che ho realmente sognato in visuale da spettatore, dove una ragazzina risponde alle tentate molestie del nonno ed alle percosse della nonna uccidendo i due vecchi bastardi e sbriciolando i loro teschi nella sabbietta del gatto. 

2. THE WHEEL: era la canzone portante di uno sfortunatissimo progetto doom (tre batteristi passati al volo per non tornare più... abbiamo cambiato il nome del brano che dava nome al gruppo per scaramanzia!) parla dell'antica tortura medievale della ruota.

3. BLACK GAME: in questo brano parlo dei black metaller che si prendono troppo sul serio, ne ho conosciuti  alcuni nel corso degli anni: non vuole essere una critica, ma una descrizione del mio punto di vista, con una notevole dose di humour. 

4. COPROPHAGY: Un  urlo colmo d’odio contro la superficialità del mondo moderno: il testo è dell'amico/collega Roberto "Keller" Veirana, poliedrico artista savonese con cui da anni ci dividiamo tra serate dj, dj+live acustici e collaborazioni (vedi "Angoscia" dei Sex’n’Violence sexnviolencefromthedarkness/angoscia). 

5. I DON'T EXIST: il testo mi è stato ispirato da un albo del mio fumetto preferito, Dylan Dog, precisamente il numero 176  Il"Progetto".

 

 

Roberto Bertero: 

Quali band vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band?

 

 

Mark: dopo aver iniziato con le band precedenti col thrash/punk/metal , essere arrivati al grind, al death/black, io e Teo volevamo rallentare il tiro per uscire dalla gara della velocità massima che è iniziata da qualche tempo nel metal estremo. L’idea era quella di avere un sound meno confusionario, più compatto e diretto, con più “tiro”, più genuino. Quindi, niente schemi preimpostati, parola d’ordine: divertimento e piacere di suonare.  Siamo partiti da Venom e Motorhead, Ac/Dc e Black Sabbath, ma anche Carcass, Entombed e Gorefest; con l’arrivo di Fabio tra qualche tempo si sentiranno altre influenze (Pink Floyd, Porcupine Tree ) nei prossimi brani che andremo a riscrivere. 

 

 

Nicole Clark: 

Avete background musicali simili o differenti?

 

 

Mark: io e Teo, essendo fratelli, abbiamo ascolti praticamente identici; io ho tratto molto giovamento dall’esperienza come dj (selezionatore di musica è la definizione più giusta) nei piccoli pub presenti nella mia zona, in cui ho approfondito la conoscenza del rock classico e le sue varie sfaccettature.  Durante una mia serata si passa dai Rolling Stones, Bob Dylan e i Doors ai Deep Purple, Black Sabbath, Iron e Metallica, un po’ di alternative e nu metal, prog (sia rock che metal), punk e poi classici anni ’80 (Guns, Van Halen, Motley, Skid Row, Bon Jovi, …) insomma, veramente un po’ di tutto all’interno del vastissimo panorama del Rock e del Metal.  Fabio ascolta molto punk-hardcore, metalcore, metal classico e ultimamente prog ed ambient. 

 

 

Michele Puma: 

Cosa ne pensate delle band che inseriscono pensieri politici nei loro testi? Pensate che l'idea politica ma anche religiosa possa influenzare la naturale evoluzione di una band che si affaccia nel mondo underground e successivamente nel mainstream?

 

 

Mark: Non sono d’accordo a parlare di politica e religione in musica, diverso da chi tratta temi sociali senza schierarsi dietro nessun partito ben definito. Si può giocare sull’immagine (come facciamo anche noi), ma niente di più. 

 

 

Team:

Per concludere l'intervista:

 

 

Mark: grazie per lo spazio concesso, sperando di non esserci dilungati eccessivamente. 

Come dice sempre un nostro “famoso” conterraneo “in alto il nostro saluto” \,,,/