Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Domanda interessante, credo sia giusto ritornare alle origini, riconsiderare il proprio passato per capire cosa si sta facendo nel presente. Per quanto mi riguarda (sono Giacomo, il cantante dei P.O.E.) la passione per il metal è nata quando a 15 anni ho ascoltato per la prima volta Fear Of The Dark degli Iron Maiden! Da quel momento è stato un amore per la musica che si è protratto e alimentato fino a oggi.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

Pazzia. Questa è decisamente la parola chiave del nostro EP “The Tell-Tale Heart”. La copertina descrive proprio la scena che dà il nome al titolo, tratto dall’omonimo racconto di Edgar Allan Poe (in italiano intitolato “Il cuore rivelatore”), che non a caso esordisce sin dalle prime righe con un pazzo e assassino che nega la sua follia di fronte al lettore. La nostra prospettiva è esattamente la stessa di quel folle.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

È sicuramente molto difficile fare previsioni a lungo termine, per cui posso solo dire con certezza che abbiamo di mira la stesura e il rifinimento dei nostri nuovi pezzi in vista del futuro album, la ricerca di live e il tentativo di diffondere il più possibile la nostra musica. Questi sono gli obiettivi in cui stiamo investendo le nostre energie in questo momento.

 

 

Irene Eva:

Il vostro è un lavoro autoprodotto o vi siete affidati ad un produttore? Perché questa scelta? Se vi siete affidati ad un produttore, come lo avete scelto? Con quali criteri avete compiuto le scelte di produzione?

 

 

Non abbiamo un produttore, essendo il nostro primo ep ci siamo completamente autofinanziati. Tuttavia non abbiamo registrato “in casa”, ma le registrazioni sono avvenute nell’EvilMass Studio di Neil Grotti a Molinella (Bologna). Avevamo già un’idea abbastanza chiara sulle nostre canzoni, ma devo dire che Neil ci ha dato una grossa mano in studio nel ricercare i suoni migliori che facessero al caso nostro. Ogni scelta è derivata esclusivamente dal nostro gusto e dalla voglia di comunicare certe sensazioni ben precise agli ascoltatori.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

I brani dell’ep sono stati composti tutti da me (Giacomo). È difficile poter descrivere un metodo preciso di composizione, perché ogni volta cambia. Tuttavia in genere, per quanto mi riguarda, inizio nel delineare le parti e la struttura attraverso la chitarra, per poi costruirci sopra la voce e infine l’arrangiamento. Può capitare però che a volte l’idea iniziale scaturisca dalla voce o dalla linea di tastiera. Per quanto riguarda i nuovi pezzi su cui stiamo lavorando, alcuni sono stati composti da Fabio (tastierista) e Marco (bassista), sebbene comunque ognuno dei membri del gruppo cooperi nella composizione e nel rifinimento di ciascuna parte dell’arrangiamento.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Secondo noi ciò che convince nella musica è sempre l’emozione. Non la tecnica, la pulizia, l’orecchiabilità (tutti fattori comunque importantissimi a mio avviso), ma il fatto che si riesca a COMUNICARE qualcosa nell’ascoltatore. Se chi ascolta prova qualcosa, se riusciamo a farlo entrare nel nostro mondo, nell’atmosfera che vogliamo ricreare attraverso la nostra musica, allora abbiamo raggiunto il nostro scopo!

 

 

Alle Rabitti:

Rispetto a quando avete iniziato, com'è cambiata la vostra percezione di musica, considerato chi la compone e chi ne usufruisce?

 

 

Non saprei, ognuno di noi nel tempo cambia, si matura insieme e si fanno esperienze che segnano il nostro percorso da musicisti. Siamo forse più consapevoli di un anno fa. O forse lo siamo di meno, chi può dirlo!

 

 

Chris M.:

Guardando al vostro passato e da dove siete partiti, come vi vedete nel presente? Cosa possiamo aspettarci nel futuro?

 

 

Esattamente un anno fa avevamo un solo obiettivo: l’uscita dell’EP. I pezzi erano già tutti scritti e andavano solo assimilati. Ora invece abbiamo tanto materiale nuovo, tante idee e allo stesso tempo tanti obiettivi più o meno eterogenei, la voglia di suonare e tuttavia la difficoltà di farsi notare. Nel futuro vedo sicuramente l’uscita del nuovo album e, si spera più live.

 

 

Vale:

Rivolgendomi ad ognuno di voi: che altri hobby o passioni avete oltre alla musica?

 

 

Io gioco a basket, mi piacciono i videogiochi e studio filosofia. Anche Luca e Fabio amano i videogiochi, ma il primo apprezza molto anche giochi da tavolo e giochi di ruolo come Dungeons & Dragons. Altri hanno interessi diversi, ad esempio Marco è un appassionato di ballo e Lorenzo frequenta spesso rievocazioni medievali.

 

 

Matt Innerfrost:

Cosa pensate della scena attuale italiana?

 

 

Tutte cose che si sanno già. La discografia premia solo certi generi “commerciali”, il mercato è fermo, i locali non pagano, la gente non va ai concerti né sostiene le band meritevoli. Sinceramente non mi interessa, o meglio, è inutile lamentarsi e piangersi addosso. L’unica cosa che ci resta da fare è fare del nostro meglio per trovare uno spazio in questa situazione odierna e magari togliersi qualche piccola soddisfazione.

 

 

Davide Cantelmi:

Secondo voi cosa rende una band meritevole di aver successo?

 

 

Sicuramente la base fondamentale è avere qualcosa da dire, anche senza rivoluzionare la musica (non bisogna per forza essere i nuovi Pink Floyd per avere successo, ma si può fare qualcosa di relativamente “già sentito” pur facendolo bene), e allo stesso tempo il duro lavoro: senza di questo una band può avere anche ottime potenzialità, ma non sfruttarle appieno o addirittura sprecarle.

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

Siamo ben lontani dal vivere di musica, anche se a me personalmente piacerebbe molto. Ognuno di noi si occupa di cose differenti, alcuni stanno finendo l’università, altri lavorano in campi diversi.

 

 

Francesco "Laemoth" Peruzzi:

Cosa vi ha spinto ad iniziare a suonare? E come siete giunti alla scelta del genere da proporre?

 

 

Il progetto di questa band era nato tutto nella mia testa, dapprima da una semplice idea, che poi si è sviluppata e ha dato la vita a una serie di canzoni fortemente coerenti tra loro. Quasi per scherzo un giorno ci siamo trovati io e Luca (che è tuttora il batterista dei P.O.E. oltre a cofondatore del gruppo) a strimpellare le canzoni in sala prove e ci siamo resi conto che l’energia che trasmettevano nel suonarle era molto forte, oltre al fatto che condividevamo entrambi le tematiche trattate dai testi. Da lì mi sono reso conto che valeva la pena provare a formare una band al completo.

 

 

Matteo D'ermes:

Com'è il vostro rapporto con giornalisti e/o recensori e critici?

 

 

Abbiamo avuto poco a che fare finora sia con giornalisti che con recensori e critici. Quelli che finora hanno speso parole su di noi hanno dimostrato di apprezzare il nostro progetto e il nostro disco, speriamo che anche in futuro riceveremo giudizi positivi. E ben vengano le critiche costruttive!

 

 

Possenreisser:

Se è senz'altro vero che di solito si porta il vissuto nella proposta musicale, come e in che misura è vero anche il contrario?

 

 

È complicato. Ogni ispirazione per una canzone parte da una sensazione che si è provato in prima persona, dunque da un vissuto personale. Ciò non significa però che le nostre canzoni parlino di noi o delle nostre esperienze, tutt’altro! La nostra musica semplicemente radicalizza e porta all’estremo, attraverso la finzione, alcune sensazioni che chiunque può provare quotidianamente, concentrandoci nel nostro caso per lo più su sensazioni negative o inquietanti o grottesche. Dunque il vissuto c’è, ma l’estetica della nostra musica si stacca completamente dal vissuto reale per proiettare noi e gli ascoltatori in un mondo del tutto fittizio, in cui tuttavia ci sono riferimenti alla realtà delle cose. Quindi la nostra musica non influenza (o non intende influenzare) il vissuto di nessuno, sebbene permetta di cogliere degli elementi estetici che sono propri della quotidianità di ognuno.

 

 

Siberian Tiger:

A proposito dei testi: quanto il vostro luogo di origine ha influenzato voi e ciò che scrivete e componete? volete lasciare qualche messaggio in particolare attraverso i vostri brani?

 

 

Non saprei quanto il nostro luogo d’origine abbia influenzato la nostra musica... Poco, mi viene da dire, sebbene l’ambiente che ci circonda inevitabilmente influenzi e condizioni in modo molto marcato ogni nostra azione in generale. Più che un messaggio vorremmo trasmettere sensazioni. Se vogliamo parlare di messaggio, potremmo dire che vorremmo comunicare un messaggio puramente estetico, non politico né morale né di qualsiasi altro tipo.

 

 

Robin Bagnolati:

Ad oggi, quante release avete pubblicato? Se sono più di uno, quale consigliereste ad un possibile nuovo fan per iniziare a conoscervi ed avvicinarsi alla vostra musica?"

 

 

Una sola release, ovvero il nostro EP “The Tell-Tale Heart” uscito a ottobre 2015. Lo potete trovare in digitale in tutti gli store online, mentre se siete interessati alla copia fisica occorre contattarci in privato!

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

La nostra musica ha un’effettistica piuttosto articolata da parte di tutti gli strumenti, a partire persino dalla voce. Usiamo tante modulazioni su chitarra e basso, spaccati di chitarra acustica in mezzo alle canzoni e un vasto utilizzo di synth vari. In studio, come è naturale, abbiamo usato suoni per lo più differenti da quelli che abbiamo solitamente in live (proprio perché finalizzati a due tipi di ascolto diversi), tuttavia cerchiamo il più possibile di ricreare i suoni del disco all’interno delle nostre performance live. Non è semplice ma ora stiamo lavorando proprio sui suoni in modo da poter garantire il massimo impatto ai nostri concerti!

 

 

Team:

Per concludere l'intervista...

 

 

Un grazie di cuore a Insane Voices Labirynth che ci ha concesso questa intervista e uno spazio su questa bella webzine. E un grazie a te che hai letto l’intervista e che sei arrivato fino alla fine! Per chiunque fosse curioso di ascoltarci può trovare il nostro intero EP in streaming gratuito su Spotify. Lasciate anche un like sulla nostra pagina facebook e continuate a seguirci!

 

SPOTIFY: http://open.spotify.com/album/08wMQUZBiXNs9fuCiB3sCt

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Giacomo (P.O.E.)