Innanzitutto grazie per il tempo e lo spazio che ci avete dedicato. Vorremmo inoltre ringraziare i lettori che, incuriositi dall'intervista, faranno un passo sulla nostra pagina per approfondire meglio chi siamo e quello che facciamo. Passando alle presentazioni, noi siamo i Path of Sorrow, siamo di Genova e proponiamo un Death Metal prevalentemente Swedish ma che ha molteplici influenze. Nello specifico siamo:

 

Mat - Voce

Robert - Basso

Jacopo - Chitarra

Davi - Chitarra

Attila - Batteria

 

 

Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

(M) 2003, 15 anni, Slipknot - Wait and Bleed

(R) 1991, 12 anni, Metallica - Black Album

(J) 2006, 14 anni, System Of A Down - Mesmerize

(D) 2002, 11 anni, Iron Maiden - Virtual XI

(A) 2000, 14 anni, Dream Theater - Images & Words

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere?

 

 

(D) Volevamo qualcosa che rappresentasse il mood horror che cerchiamo di infondere nei pezzi e che nel contempo si ricollegasse al nostro nome: possiamo dire che il nostro amico e grafico Emanuele Lombardi (che ringraziamo ancora una volta) ha centrato in pieno tutte le nostre richieste, con un artwork davvero ben curato e ben fatto.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

(A) Il nostro progetto è questo: Path of Sorrow. Gli obiettivi sono tanti, ma quello principale è quello di fare musica che piaccia prima di tutto a noi, perché se non fossimo convinti di quello che facciamo, come potreste esserlo Voi che ascoltate? Non amiamo particolarmente far progetti a lungo termine, preferiamo toglierci di volta in volta qualche piccola soddisfazione (quindi suonare live il più possibile ed in più posti possibili) e crescere sempre di più come band.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

(J) Gli spunti per i pezzi prendono vita principalmente dalle chitarre mie e di Davi e dal basso di Robert, e nel 70% dei casi da riff portati da casa. Dopodiché questo materiale viene rivisto, corretto, provato e riprovato "allo sfinimento" in sala fino a che non ne siamo completamente soddisfatti. Lavoriamo sempre in funzione del brano, dando si la nostra impronta personale ma allo stesso tempo cerchiamo sempre di rimanere compatti col nostro sound.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

(A) Bella domanda, ma se sapessimo la risposta non saremmo qui a discuterne! Scherzi a parte, noi confidiamo sempre nella curiosità del pubblico, cosa sempre più rara oramai, nonostante tutti questi nuovi portali (youtube, facebook, soundcloud ecc). Penso che sia impensabile ora aspettarsi qualcosa di veramente nuovo sul lato compositivo/musicale, tutti noi bene o male siamo "copie" di qualcosa già fatto, a mio avviso però se fai il tuo con professionalità e non cerchi di fare il passo più lungo della gamba, vieni sempre ricompensato.

 

 

Matt Innerfrost:

Cosa pensate della scena attuale italiana?

 

 

(R) Pensiamo che sia estremamente sottovalutata, da noi italiani in primis, ma anche che sia viva, molto varia e che non abbia davvero nulla da invidiare alla scena estera. Negli anni abbiamo avuto la fortuna di poterci affacciare oltre il confine dell'underground, affiancandoci a band del calibro di Necrodeath, The Vision Bleak, Electrocution e The Modern Age Slavery che hanno un bel peso sulla scena nazionale ed internazionale e che hanno inevitabilmente arricchito il nostro curriculum musicale, ma ciò che sorprende sempre è la quantità di validissime band underground con le quali abbiamo diviso palco e pubblico (Sinphobia, Bull Bastard, Punition Babek, Toolbox Terror, Penthagon ecc), con una tecnica ed una resa incredibili, con passione e voglia di fare che meriterebbero di poter godere di un supporto un po' più vivo, un po' più somigliante a quello che abbiamo avuto la fortuna di scoprire nella nostra minima esperienza estera.

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

(M) Purtroppo non viviamo della nostra musica e facciamo lavori normalissimi:io lavoro in un centro commerciale in un negozio di telefonia, Attila fa il magazziniere, Davi è stagionale in fabbrica e studia Storia in Università, Jacopo studia Lingue all'Università e fa il cameriere, e Robert è l'unico che ha a che fare col metallo: lavora in una ferramenta!

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

(R) Elencare tutta la strumentazione utilizzata sarebbe troppo lungo, detto questo posso dire che per quanto riguarda me gli effetti del basso sono i medesimi sia live che in studio (colgo l'occasione per ringraziare la Darkglass Electronics). Per le chitarre invece il discorso è diverso:le esigenze del live non sono le stesse di quelle dello studio e di conseguenza anche la strumentazione utilizzata differisce; ovviamente si cerca il più possibile di poter riprodurre dal vivo gli stessi suoni usati nel disco (ne approfittiamo ancora una volta per ringraziare Fabio Palombi ed il suo Blackwave Studio per il magnifico lavoro su disco e "su di noi").

 

 

Mystisk Død : 

Qual' è la storia dietro il vostro nome e, se lo avete, dietro al vostro logo?

 

 

(M) "Path of Sorrow" è una metafora molto semplice ma sempre attuale: "Path" è il sentiero e rappresenta la vita, una vita che non è quasi mai facile, quindi piena di sofferenza e di dolore ("Sorrow"). 

(R) Il logo ha richiami di carattere esoterico, sovrapposto a questi (nato dall'intreccio fra le lettere P ed S) sorge il "sentiero": a seconda della via scelta per percorrerlo (e siamo convinti sia una scelta il modo in cui viviamo la nostra vita), può risultare lineare in principio e tortuoso alla fine o viceversa.

 

 

Silvia Agnoloni: 

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia?

 

 

(D) Guarda, se possiamo esser onesti, il miglior supporto che speriamo sempre di trovare suonando in Italia è il coinvolgimento col pubblico sotto il palco (durante e dopo il concerto) e con le band con cui dividiamo la serata. Si, ovviamente comprare cd/magliette/ecc è un supporto "fisico" e fa certamente piacere (soprattutto al fondo cassa!), ma noi teniamo particolarmente a fare nuove amicizie e consolidare quelle vecchie (le prime si fanno grazie anche al passaparola delle seconde). Tutto questo però va anche ricambiato non solo quando si suona, perché prima che musicisti siamo soprattutto pubblico, e da quando abbiamo avuto l'onore di conoscere l'esperienza da palco, ci siamo resi conto che il supporto per chi suona non è mai abbastanza.

 

 

Roberto Bertero: 

Quali band vi hanno spinto a mettere su un gruppo? Cioè su quali ascolti eravate improntati quando avete deciso di avere la vostra band?

 

 

(R) Il gruppo è nato principalmente da influenze derivanti dal Gothenburg Sound dei  primi In Flames e dal Thrash Tedesco tipo Kreator. Nonostante poi il sostanziale cambio di line-up alla fine del 2014 (2 chitarre e batteria), ed il background dei "nuovi arrivati" molto differente, siamo riusciti a mantenere sempre questo sound ed a renderlo sempre più personale.

 

 

Nicole Clark: 

Avete background musicali simili o differenti?

 

 

(J) Collegandoci alla domanda precedente, abbiamo tutti un background musicale differente ma che riusciamo ad unire senza troppa fatica: Attila ne viene dal Prog e dal Thrash Moderno, Robert principalmente dal Death Svedese senza scordare il Gothic/Doom anni '90, Mat da influenze Nu ed Industrial passando poi per Pagan e Gothic, Davi dal Power/Neoclassico e dal Visual Kei (portando una vena innovativa più marcata), ed io dal Technical/Brutal Death.

 

Per concludere, vorremmo invitare nuovamente tutti quanti a supportare la scena underground, partecipando dai concerti nei piccoli locali fino ad arrivare ai grandi festival.