PER INIZIARE, SPIEGATECI COME NASCE IL NOME DELLA BAND.



Nasce, così come il gruppo stesso, da un’idea di Pierluigi “Aries” Ammirata, il precursore, il grande antico... Il nome Secretpath (scritto tutto attaccato) voleva essere un qualcosa di riconoscibile, una parola composta da altre due che hanno un significato preciso ma, allo stesso tempo, diverso per ognuno di noi. Sia chiaro, con questo “cammino segreto” non vogliamo riferirci ad un qualcosa di mistico o esoterico (non necessariamente), non andiamo a bussare alle porte della gente per parlare di religione: il cammino è ciò che ognuno di noi percorre, si potrebbe intendere come la Via (o il Tao se preferite) da un punto di vista filosofico ed interiore, ma anche intesa come la nostra vita in generale; che sia segreto, invece, vuole porre l’accento sul fatto che è un qualcosa di intimo, diverso per ognuno di noi e conoscibile solo da noi stessi (e neanche da noi, spesso).



CHE COSA VI ACCOMUNA, COSA HA SPINTO VOI MEMBRI A FORMARE QUESTO PROGETTO?



L’unico superstite della line-up iniziale (gli altri sono vivi e li saluto, ma faceva bello dire che è “superstite” perché sa molto di highlander) è proprio Pierluigi, il fondatore. L’idea era quella di creare un progetto musicale che non fosse legato a dei particolari canoni stilistici ma, piuttosto, che avesse la voglia di oltrepassarli ed esprimere al meglio le potenzialità di ogni musicista. Proprio in virtù di ciò al gruppo hanno preso parte musicisti che avevano un background molto diverso, ognuno di loro ha dato il proprio apporto col risultato che, integrandoci, portava nuova linfa al gruppo ma anche (e specialmente) a noi stessi individualmente. Personalmente sono entrato nel gruppo un anno dopo dalla fondazione, benché sia stato comunque il primo cantante – hanno avuto la pazienza di mettere annunci per un anno e provarne diversi fino a trovare quello che faceva al caso loro – quindi hanno deciso di investire sulle mie capacità e ne ho fatto tesoro. Sono distante dagli altri due ore di viaggio, che all’inizio percorrevo unicamente per amore della musica ma – col passare del tempo – inizio a percorrere principalmente per l’amicizia.



PRIMA DI FORMARE QUESTO PROGETTO AVETE AVUTO ESPERIENZE IN ALTRE BAND?



Sì, tutti noi: principalmente Pierluigi era da considerarsi già un veterano avendo preso parte a numerosi gruppi tra i quali cito i Darkshine (Black Metal, poi hanno cambiato nome in Draconian Order), gli Aeternal (Death Metal) ed Aither (Gothic Metal); io piccole esperienze in realtà da cantina poco rilevanti, in campo Doom Black/Death; Francesco “Storm” Borrelli sia in gruppi Metal (di diversi generi) e Rock e Jazz; Valerio Magli in un gruppo Gothic ed in uno Death. Vivendo in un paesino nelle zone più sperdute dell’Aspromonte avevo poche occasioni di trovare gruppi Metal, quindi le poche volte in cui ho fatto qualcosa si trattava di gente che faceva le solite maledette cover di Ligabue e Vasco Rossi, ai quali passavo CD Metal per invogliarli a mettere su un gruppo pesante. I Risultati spesso erano poco incoraggianti: quando non mi pisciavano per vedere la champions league o per giocare a Fifa 2003, le prove si svolgevano come un grande ed inconcludente cazzeggio.



QUALI SONO LE VOSTRE INFLUENZE MUSICALI?



Tante… troppe! Ognuno di noi ha portato al gruppo il proprio bagaglio e, dopo essere entrato, ha acquisito quello degli altri ampliando notevolmente i propri gusti e le proprie preferenze in campo musicale. Volendo tracciare una rassegna di quelle che sono le linee guida nelsound dei Secretpath si può dire che ci sia una base Black Metal, con altrettanto Death Metal melodico, a questa base poi si aggiungono innumerevoli influenze che vanno dal Gothic (con delle parti operati che con voce lirica maschile, cosa che stranamente è difficile a trovarsi), al Heavy, ed ultimamente anche un tocco di Avant-Garde. L’obiettivo è quello di fondere tutte queste influenze e trarne qualcosa in cui non siano riconoscibili, proprio come quando si cucina tanto bene un piatto che è difficile capire quali siano i singoli ingredienti. Il compito non è facile, ci sono state alcune incertezze, specie nei primi periodi com’è naturale, ed appena realizziamo qualcosa dopo un paio di mesi rimettiamo in discussione tutto perché non ci soddisfa più; è un processo creativo in continuo sviluppo, a volte si interrompe, altre si evolve, altre si ribalta. Il difficile è quello di limitarle le influenze, per riuscire a concludere qualcosa, perché le idee sono talmente troppe che ad un certo punto alcune si devono lasciar fuori per poter realizzare qualcosa.



PER QUANTO RIGUARDA IL SONGWRITING, PARLATECI DEI TESTI DELLE VOSTRE CANZONI E CHI LI CURA IN PARTICOLAR MODO.



Dal punto di vista musicale tutto parte dalla creatività chitarristica di Pierluigi che, anche per via dei suoi studi di composizione, era il più indicato al ruolo (quando provo a creare una melodia canticchiandola escono delle porcherie, quindi non ci provo più e mi limito a fare il mio!); anche il processo compositivo è cambiato col tempo, nelle modalità, prima avveniva in prove ma ultimamente avviene sempre più passandoci dei file a distanza, anche perché l’affiatamento raggiunto permette di lavorare comodamente anche così (e non c’è niente di più trasgressivo di comporre Metal estremo in pigiama e pantofole a forma di orsacchiotto). Per quanto riguarda i testi, essendo il cantante, per forza di cose passano sempre per le mie mani quantomeno per le esigenze metriche e gli arrangiamenti (quindi qualche stronzata ce la trovate per forza). Maggior parte dei testi sono opera di Pierluigi, ma anche di ex componenti della band come Lisa e Domenico, una buona metà la ho scritta direttamente io (li avrei rovinati comunque, tanto vale farli direttamente io). I testi sono un altro aspetto molto importante della nostra proposta artistica; non vogliono essere delle parole scritte tanto per dire qualcosa mentre canto, anche perché abbiamo realizzato una specie di concept con l’album, in cui si descrive appunto questo viaggio interiore di Wanderer che compie delle scelte che determineranno il suo futuro. I nostri testi si possono interpretare con diverse chiavi di lettura, c’è il lato più superficiale e poi c’è un lato più intimo, costruito in modo che ognuno lo possa adattare alla propria esperienza e rispecchiarsi; ad esempio si può parlare di un momento di rabbia e voglia di distruggere tutto ed interpretarlo per quello che è, oppure approfondire immedesimandosi e ricollegando quella sensazione ad un preciso evento della propria vita. Era un modo per rendere “personalizzabili” i testi: non vogliamo parlare di niente che abbia uno specifico orientamento religioso o politico, non parliamo proprio di queste cose perché preferiamo che la musica sia rivolta a tutti e possa essere compatibile col sentire di chiunque, possa svolgere la funzione di comunicazione universale che meglio le riesce.



SOLITAMENTE PROVATE IN UN LUOGO BEN PRECISO?



Il mitico garage di Francesco, che ho visto “crescere”: dai tempi remoti in cui c’erano i boccacci con le melanzane sott’olio ad ora in cui lo ha attrezzato in modo più che dignitoso e con una strumentazione seria. Ultimamente le nostre prove si limitano unicamente alla preparazione per eventuali concerti, visto che la fase compositiva si realizza a distanza. Quindi attualmente potrei dire che ognuno prova a casa propria, registra la propria parte con la propria attrezzatura e poi la manda a Francesco che monta tutto; chiaramente lo sfigato sono io perché non posso cantare in growl e scream in casa e comunque non avrei modo di registrarmi, quindi semplicemente “canto nella mente” le parti e poi le registro direttamente da Francesco. Appena ho scoperto di essere capace di pensare le parti e poi cantarle registrandole al primo colpo mi sono molto compiaciuto e la mia autostima è ingrassata.



PARLANDO DELLE ESPERIENZE DAL VIVO, VI SIETE ESIBITI IN QUALCHE LUOGO SINO AD ORA? SPIEGATECI COME E’ STATO.



Ci siamo esibiti in diverse occasioni, in Calabria ma anche fuori regione, sperimentando diverse situazioni, specie le più becere: abbiamo fatto un concerto in cui c’era solo uno spettatore; un concerto in cui il locale faceva pagare anche l’acqua a quelli dei gruppi, numerosi concerti in cui abbiamo dovuto portare tutta la strumentazione e montarla anche per gli altri, abbiamo fatto un concerto in cui arrivato il momento di suonare il nostro bassista dell’epoca era sparito e dopo si scopre che era ad un’osteria a fare assaggi di vini e formaggi locali assieme ad amici; altri concerti li abbiamo organizzati noi ed è filato tutto liscio (siamo abbastanza meticolosi: se ci mettiamo a fare qualcosa vuol dire che la possiamo fare bene). Situazioni molto amatoriali insomma: a volte siamo stati premiati da un pubblico numeroso e partecipe, altre invece la pubblicità è stata poca o la resa sonora pessima e quindi siamo rimasti poco soddisfatti. E’ inutile girarci intorno: nel momento in cui fai un concerto il tuo intento è raggiungere, con la tua arte, un pubblico; quando il pubblico è poco va ancora bene, ma quando l’impianto fa pietà ed i suoni sono un disastro siamo consapevoli di non aver potuto offrire un bello spettacolo, o comunque lo spettacolo che siamo in grado di offrire. Per quanto mi riguarda il palco è un luogo in cui lasciarsi andare, senza sparare le pose da macho o cattivo (atteggiamenti che fanno pietà) ma piuttosto essendo me stesso, divertendomi e coinvolgendo il pubblico nella follia musicale.



LA VOSTRA BAND NUTRE GIA’ DI UNA DISCOGRAFIA?



Attualmente, di stampato, abbiamo due demo ed un album: “The Choice” (Demo 2010), “Wanderer” (2011) e “Wanderer and the Choice” (2013), l’album raccoglie i pezzi dei demo che sono stati abbondantemente rivisitati. Attualmente questa discografia si può scaricare liberamente dai soliti siti che usate per scaricare la musica.

Ci sono anche le copie fisiche, destinate ai collezionisti che vogliono concedersi il piacere di avere un jewel box con una grafica, curata in ogni dettaglio, con tanto di libretto a pagine. Il fascino del CD è tutta un’altra cosa, ma il nostro obiettivo resta quello di diffondere la nostra Musica, non quello di farci le dieci euro del CD. Oltre al materiale stampato, di tanto in tanto, pubblichiamo qualche pezzo per aggiornare chi ci segue su quello che ci passa per la testa artisticamente. Non siamo molto attivi sui social network, anche perché pensiamo che a scrivere le stronzate sui fatti di cronaca del momento c’è già molta gente; preferiamo farci sentire quando abbiamo della buona musica da proporre.



QUALI SONO LE CARATTERISTICHE MUSICALI CHE DIFFERENZIANO LE VOSTRE RELEASE?



Ciò che ci contraddistingue maggiormente è che lo stile musicale in generale, che attinge da tanti generi, comporta dei pezzi che cambiano molto durante l’ascolto; ma cambiano molto anche da uno all’altro: possiamo avere un pezzo completamente aggressivo in stile Death/Black Metal e, subito dopo, un pezzo completamente acustico ed atmosferico con delle parti vocali da basso profondo; come anche un pezzo in cui si passa da momenti estremi a momenti “sentimentali” in stile Gothic da un secondo all’altro; momenti in cui si alterna growl a canto lirico. Il senso di tutto questo è quello di offrire un ascolto eclettico: questo perché ascoltare sempre Metal dello stesso stile, per quanto bello, può annoiare e sicuramente ci saremmo annoiati noi a suonarlo. Volevamo formare un gruppo in cui dare libero sfogo a tutta la nostra creatività a 360°, attingendo anche da mondi al di fuori del Metal in senso stretto. Sebbene molti credono che il Metal abbia delle regole stilistiche non scritte, per noi non è così: distinguere i generi è un compito da critico, il compito del musicista è quello di fare bella musica senza porsi il problema del genere in quale catalogarlo.



IN ITALIA ESISTONO UNA MIRIADE DI REALTA’ METAL. ESPRIMETE UN VOSTRO PENSIERO SULLA SCENA MUSICALE ODIERNA NEL NOSTRO PAESE.



Per quanto mi riguarda in Italia ancora non l’ho vista una “scena musicale”, ma parlo limitandomi alla mia esperienza personale. Una scena musicale in teoria è un fenomeno che si crea nel momento in cui c’è un sentimento di unità e appartenenza tra diversi gruppi ed ascoltatori in una determinata zona tale da ispirare sentimenti positivi di aiuto reciproco e la condivisione di alcuni punti di vista. Già il fatto che si venga a creare una comunità, che spesso incoraggia un vero e proprio codice morale al limite del fanatismo (che però può essere rivoltato a convenienza) di persone che si definiscono “anticonvenzionali” è un controsenso: suona male come “convenzione degli anticonvenzionali”. Quante volte mi sono sentito dire: “Se fai Metal estremo non devi cantare anche in modo melodico” (ma io canto come mi pare), “Se fai Metal estremo non puoi vestirti in giacca e cravatta” (invece mi piace e quindi mi vesto come voglio), “Se fai un concerto Metal estremo non puoi ridere, perché altrimenti sembri un pagliaccio” (perché un soggetto che prende schiaffi dalla mamma a casa e poi al concerto mette le borchie e fa la faccia cattiva non è un pagliaccio?); insomma tutte le convenzioni del “metallaro” che sono un controsenso visto che il Metal nasce proprio per rompere le regole (non per crearne di nuove e più fanatiche). La scena musicale, per come l’ho vista io, è fatta da gente che ammazzerebbe la mamma per 100 “mi piace”, da gente che piuttosto che dedicarsi a fare buona musica passa il tempo a sparlare degli altri, da gente che non potendo competere artisticamente ricorre a stronzate tipo boicottare i concerti o monopolizzare i concerti di determinati locali per far suonare solo i loro amici. Questi stronzi creano un sistema chiuso, noioso e bigotto che allontana i giovani ascoltatori che, di conseguenza, preferiranno altre realtà in cui questo schifo non c’è (che sia reggae, hip-hop, tarantelle, jazz o quello che volete); perché se devo stare a sentire ad un imbecille che mi dice “ti devi vestire così, devi ascoltare questo, ti deve piacere quest’altro, quello non lo puoi dire/fare, devi essere nemico con Tizio, non puoi parlare con Caio…” e allora vaffanculo tu e il Metal! Il Metal, per come lo vedo io, è un qualcosa che non ammette il “conformismo degli anticonformisti”, in cui per essere metallaro DEVI, piuttosto si dica che se sei metallaro PUOI. Io sono un metallaro però posso andare ad un concerto Black Metal con la camicia hawaiiana (già fatto) ed in quel momento, quando tutti sono vestiti allo stesso modo, io sono l’anticonformista, non loro! Se poi ci sono degli sfigati che per sentirsi trasgressivi devono uniformarsi ad un codice comportamentale stabilito da altri sfigati allora è un problema loro: io sono me stesso e non ho bisogno di fingere di essere un altro, perché mi piaccio così. Tornando alla scena, in un mondo di social network in cui qualsiasi poveraccio può fare “successo” se ha una buona rete promozionale oppure doti alternative (come non pensare alle qualità di gente tipo Sabrina Sabrok che, sventolando culo e tette finte, attira il consenso di persone per le quali la musica è secondaria); io non sto a dire “dovete ascoltare la musica fatta bene” (che me ne fotte a me di quello che ascolta la gente?), dico solo che penso che ci sia ancora un po’ di gente appassionata di musica, dai gusti molto esigenti, e spero che loro apprezzeranno quello che facciamo a prescindere dalla “scena” e dalle “amicizie” opportunistiche e dall’ipocrisia.



IMMAGINATE LA VOSTRA BAND FRA DIECI ANNI…



Bella domanda, non ce l’avevano mai fatta! Una cosa è come vorremmo che fosse, un’altra e come immaginiamo realisticamente che sarà… Penso che ognuno di noi avrà i propri impegni lavorativi e con la famiglia (non siamo esattamente dei ragazzini, specialmente Pierluigi è anziano); il gruppo sarà quel momento in cui svestire i panni dei seri professionisti e tornare a divertirsi come dei ragazzini dementi facendo quello che ci piace (non quello che piace a “laggente” o alla “scena”). Sicuramente sarà cambiato ulteriormente lo stile musicale e probabilmente diventerà sempre più un progetto da studio visto l’aumentare degli impegni di ognuno. Non pretendiamo certo di vivere suonando Metal estremo e sperimentale, sono folle ma non così tanto, ma vogliamo che la nostra musica sia principalmente passione da vivere noi stessi e da condividere con gli altri: solo suonando davvero per passione può uscire fuori qualcosa di bello. Vogliamo che si veda la differenza tra le cose insipide che si fanno per inseguire le esigenze commerciali, e le cose che si fanno per inseguire la passione.



PER OGNUNO DI VOI, C’E’ UN MOTIVO IN PARTICOLARE PER CUI AVETE SCELTO DI UTILIZZARE QUEL DETERMINATO STRUMENTO MUSICALE?



Per quanto mi riguarda, essendo negato con qualsiasi strumento, ho iniziato a cantare che era l’unica speranza che mi restava, ma anche perché nel mio intimo, probabilmente, avevo già la voglia di stare al centro dell’attenzione, tipica del cantante. Penso che il canto sia la cosa più versatile nella musica, benché molti cantanti siano monotoni e cantino allo stesso modo per decine di anni.



QUESTE ULTIME RIGHE PER DIRE QUELLO CHE VI PIACE E A CHI VOLETE…



Ne approfitto per ringraziare la redazione di I.V.L. per l’occasione di fare questa chiacchierata, mi dispiace per i poveracci che si sono auto inflitti il supplizio di leggere tutto fino a questo punto (ve la siete cercata voi) e – visto che si vogliono già tanto male – come colpo di grazia scrivo di seguito l’indirizzo della pagina del gruppo in modo che sappiano come trovare la nostra musica (da ascoltare e scaricare), video, foto e contatti: http://secretpath.weebly.com/ perché dopo tutte queste parole servono dei fatti.