Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Non è qualcosa che si scopre, accade e basta, spesso per caso. In ogni caso tutti noi ci siamo avvicinati al genere attraverso il rock classico e/o mainstream.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

L’artwork di Back To Aleph è tratto da un’opera anonima di Zdzisław Beksiński. Non c’è dietro nessun messaggio particolare, semplicemente ci piaceva l’idea di utilizzare un quadro e questo ci è sembrato in linea con il concetto di rinascita a cui ci riferiamo nel titolo. 

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Suonare, sempre di più e sempre meglio. Non abbiamo massime aspirazioni né possiamo fare pronostici, continueremo a fare ciò che facciamo ora, migliorandoci.

 

 

Irene Eva:

Il vostro è un lavoro autoprodotto o vi siete affidati ad un produttore? Perché questa scelta? Se vi siete affidati ad un produttore, come lo avete scelto? Con quali criteri avete compiuto le scelte di produzione?

 

 

Il nostro EP è autoprodotto, perché essendo il nostro primo lavoro non avevamo idea di come cercare un produttore che fosse interessato a collaborare. In realtà poi il sound engineer a cui ci siamo affidati, Giacomo Iannaci, ci ha dato molte idee in fase di produzione e si è rivelato una figura a metà fra produttore e fonico.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Ogni nostro brano nasce da un’idea di uno dei due chitarristi (Salvatore Leonardi e Luca Longo) che portano in sala qualche riff, su cui in seguito lavoriamo insieme per dare forma alla canzone. 

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Non è per niente facile attirare attenzione in questo oceano che è la produzione musicale negli ultimi anni.  Una caratteristica che credo ci possa distinguere da altri è che cerchiamo di rendere il nostro sound meno derivativo possibile, senza forzarci di far parte di un determinato (sotto-) genere o di un altro. Chiaramente le nostre influenze sono ben presenti e non avrebbe senso autoproclamarsi innovativi, ma di sicuro stiamo attenti a non riciclare i soliti riff e le solite tematiche.

 

 

Alle Rabitti:

Rispetto a quando avete iniziato, com'è cambiata la vostra percezione di musica, considerato chi la compone e chi ne usufruisce?

 

 

Sicuramente ci stiamo rendendo conto di quanti aspetti collaterali siano presenti nel mondo della musica. Stampa, produzione, promozione, distribuzione e mille altre cose possono confondere chi è alle prime armi, ma senza tutto ciò sarebbe impossibile farsi conoscere, uscire, essere una vera band. 

 

 

Chris M.:

Guardando al vostro passato e da dove siete partiti, come vi vedete nel presente? Cosa possiamo aspettarci nel futuro?

 

 

Il nostro passato è breve e siamo appena partiti, quindi il nostro presente è quello di una qualsiasi band esordiente, e il nostro futuro è come quello di una qualsiasi band esordiente: incerto.

 

 

Vale:

Rivolgendomi ad ognuno di voi: che altri hobby o passioni avete oltre alla musica?

 

 

Tra le passioni che accomunano tutti noi, o alcuni di noi, citerei sicuramente cinema, videogiochi e certa letteratura. Poi ognuno ha le sue: io (Francesco Paladino, batterista) sono appassionato di storia, linguistica e lingue straniere, Luca di informatica, Liliana (Teobaldi, bassista) è una pugile, Salvo un ottimo cuoco (di mestiere, in realtà).

 

 

Matt Innerfrost:

Cosa pensate della scena attuale italiana?

 

 

In generale c’è un quantitativo enorme di band meritevoli, anche se la maggior parte non ha modo di “uscire”, specie chi sta al Sud. In ogni caso non abbiamo nulla da invidiare ai Paesi in cui il metal è molto più radicato.

 

 

Davide Cantelmi:

Secondo voi cosa rende una band meritevole di aver successo?

 

 

Banalmente direi  produrre buona musica, ma a questo è necessario che si aggiungano le giuste capacità organizzative, saper pianificare bene la progettualità della band anche a lungo termine, avere la forma mentis adatta e molta attitudine.

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

No, è quasi impossibile per i grandi, figurarsi per i piccoli. Attualmente due di noi frequentano l’università e due lavorano nell’ambito del commercio e della ristorazione.

 

 

Francesco "Laemoth" Peruzzi:

Cosa vi ha spinto ad iniziare a suonare? E come siete giunti alla scelta del genere da proporre?

 

 

Come tutti, siamo nati dall’incontro di alcuni amici che avevano da poco preso in mano gli strumenti. Non so se si possa dare una risposta al “perché”, ognuno lo fa per motivi disparati, chi per veicolare un qualcosa di interiore che ha bisogno di fuoriuscire, chi semplicemente per divertirsi e fare casino. Il genere che suoniamo è venuto da sé, in base agli ascolti che abbiamo sviluppato e alle altre esperienze musicali che ognuno di noi ha avuto.

 

 

Matteo D'ermes:

Com'è il vostro rapporto con giornalisti e/o recensori e critici?

 

 

Il nostro primo EP è uscito da poco e finora abbiamo ricevuto buone, buonissime recensioni anche da webzine di un certo peso. Il parere di chi ascolta è fondamentale, soprattutto quello di chi ha sviluppato un’esperienza tale da scrivere per una testata.

 

 

Possenreisser:

Se è senz'altro vero che di solito si porta il vissuto nella proposta musicale, come e in che misura è vero anche il contrario?

 

 

Non c’è una reale corrispondenza tra il tipo di musica che suoniamo e le nostre vite, il nostro genere è abbastanza oscuro eppure noi siamo dei cazzoni di prim’ordine. Allargando il discorso, l’essere musicista influenza sicuramente la tua personalità, ma anche in questo caso ognuno la prende a modo suo. 

 

 

Siberian Tiger:

A proposito dei testi: quanto il vostro luogo di origine ha influenzato voi e ciò che scrivete e componete? volete lasciare qualche messaggio in particolare attraverso i vostri brani?

 

 

Vivere in Sicilia non ci influenza particolarmente, perché (almeno sino ad ora) i nostri testi o si basano su problematiche interiori all’essere umano, o si ispirano ad opere letterarie. Anche considerato ciò, non vogliamo veicolare alcun messaggio particolare, semplicemente perché non ne siamo in grado.

 

 

Robin Bagnolati:

Ad oggi, quante release avete pubblicato? Se sono più di uno, quale consigliereste ad un possibile nuovo fan per iniziare a conoscervi ed avvicinarsi alla vostra musica?

 

 

Back To Aleph è il nostro EP d’esordio, ma presto avrà un successore che sarà ben più corposo, sia come durata sia come songwriting.

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

Non sono il membro della band giusto per rispondere alla domanda, ma in generale non utilizziamo una pesante effettistica, giusto qualche distorsore nelle chitarre per rendere il suono pesante come si confà al genere. Per contrasto, il basso è sempre al naturale, il che gli permette di ritagliarsi un suo spazio.

 

 

Team:

Per concludere l'intervista...

 

 

Grazie per lo spazio concessoci sulla vostra webzine, alla prossima!