Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Carmine: Ciao è un piacere essere qui e parlarti del nostro progetto. La passione per la musica metal per quanto mi riguarda si intensifica verso i vent’anni. I SF nascono nel 2002, e dopo diverse esperienze in altri generi e una fase iniziale contraddistinta nel suonare cover, abbiamo iniziato a scrivere musica nostra, fortemente influenzata dalle band svedesi melodic death più importanti. Adesso, mi piace ritenere quella prima fase della nostra storia come conclusa e le varie problematiche riguardanti i cambi di line-up, superate. Di quella formazione iniziale siamo rimasti in tre: io, Alessio al basso e Domenico alle chitarre, quindi gli altri membri sono subentrati in quest’ultimo periodo. Il nuovo album “Escape from Leviathan” è da considerarsi come un nuovo inizio per noi e porta con sé diverse novità in ambito stilistico. Adesso abbiamo due vocalist, ed è grazie a Matteo De Bellis che possiamo esprimerci al meglio nelle parti vocali più aggressive. Il nuovo batterista della band è Ruggiero Lanotte e la sua esperienza e la sua tecnica adesso sarà un valore aggiunto, specialmente in sede live. 

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere? 

 

 

Domenico: L'artwork di “Escape From Leviathan” rappresenta in tutti gli aspetti la tematica principale dell’album: la fuga verso la nostra paura principale, il leviatano. Gran merito va dato a Anton Seth Siro, che ha avuto la capacità di racchiudere tutti i concetti in una sola immagine drammatica e futuristica, quella in copertina. Il suo lavoro non ha avuto nessun tipo di direttive da noi imposte e si è basato sulla sua interpretazione dei testi e della musica. Non ti nascondo la nostra reazione alla visione delle prime bozze, abbiamo pensato: “Questa è una delle cover più  belle che abbiamo mai visto!”.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Domenico: Il nostro obbiettivo adesso è quello di promuovere “Escape from Leviathan” con il maggior numero di concerti possibile. Abbiamo preparato il nostro live set in queste settimane e siamo finalmente pronti! La nostra aspirazione è vedere gente che apprezza la nostra musica e non sappiamo davvero cosa accadrà tra qualche anno. Sicuramente presto inizieremo a lavorare sui nuovi brani.

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Carmine: I brani di Escape From Leviathan nascono da mie idee oppure dai riff di chitarra di Domenico. Siamo noi i principali compositori e grande importanza ha avuto il lavoro di Botys Beezart che ha composto tutti i synth e le parti elettroniche, oltre che ad aver co-prodotto l’album con noi. Il suo apporto nella fase di songwriting è stato fondamentale. 

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Carmine: In questo album abbiamo cercato di tirar fuori il massimo dalle nostre capacità e siamo stati supportati a dovere, da professionisti che ci hanno permesso di ottenere una qualità nel prodotto che volevamo raggiungere assolutamente. La produzione è stata curata da Giuseppe Dentamaro ai Golem Dungeons Studios e abbiamo avuto tre grandi guest sull’album come Guillaume Bideau dei Mnemic, Jon Howard dei Threat Signal e Lawrence Mackrory dei Darkane, che ringraziamo. Non dimentichiamoci di Anton Seth Siro che ha firmato l’artwork. Non abbiamo bisogno di convincere il pubblico, chi ci ascolterà, saprà poi dare il proprio giudizio.

 

 

Matt Innerfrost:

Cosa pensate della scena metal attuale italiana?

 

 

Matteo: Penso che la scena metal italiana sia formata da ottime band e buone proposte musicali. Il nostro è sempre stato un paese artisticamente dotato ma sfortunatamente è davvero difficile emergere per una serie di problematiche. Ci sono poche situazioni e locali dove suonare e questo penalizza tutti. Abbiamo bisogno del supporto di tutti a livello underground e che la gente partecipi attivamente ai pochi concerti presenti sul territorio.

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

Carmine: Si, esatto! Sin dalla farse iniziale della pre-produzione volevamo soluzioni che potessero essere proposte in sede live. Quindi ai nostri live proponiamo lo stesso sound che potete sentire su disco.

 

 

Mystisk Død:

Qual' è la storia dietro il vostro nome e, se lo avete, dietro al vostro logo?

 

 

Carmine: Il nome è stato scelto perché piaceva e volevamo raccontare le nostre paure e quelle di una società ingabbiata da schemi e controllata in maniera subconscia. Direi che è questo il concetto principale che si ricollega direttamente alle storie dei nostri brani.

 

 

Silvia Agnoloni:

In che modo vi aspettate di trovare supporto proponendovi in Italia?

 

 

Carmine: Direi, che il nuovo album sta avendo dei feedback molto positivi sia dalla stampa che dagli ascoltatori italiani. Speriamo di vedere un po’ di gente in più ai live.

 

 

Alex Kain:

Qual' e' lo spirito che motiva la vostra musica? Partite dalla composizione dei pezzi o e' un idea, un pensiero, un emozione a motivare la creazione di nuove canzoni?

 

 

Carmine: A partire da “Escape from Leviathan” abbiamo inaugurato un nuovo modo di lavorare in fase di songwriting e anche le tematiche dei brani vertono tutte su un concept che miscela fantascienza, concetti filosofici ed eventi reali. Il titolo “Escape From Leviathan” è nato prendendo spunto dall’omonimo libro di J.C. Lester che è un’opera, molto critica sul libertarismo, cioè esprime un giudizio negativo sulla possibilità dell’uomo di autogovernarsi.  Mentre il filosofo inglese Thomas Hobbes, nella sua opera “Leviatano” descrive lo stato come una creatura primordiale disposto a divorarci, le cui membra sono i cittadini. Da questi due concetti siamo partiti per lavorare al concept del nostro album, immaginando la nostra società nel futuro e in una fase conclusiva di un processo degenerativo che ha portato le macchine a governarci. Quindi la principale paura di divenire vittime del nostro stesso progresso si è concretizzata. In questo scenario apocalittico la società è incapace di autogovernarsi e tutti noi siamo quindi schiavi delle nostre scelte sbagliate e dall’incapacità di riconoscere il male. Una forte influenza sono poi stati film fantascientifici come Terminator, Blade Runnner e Matrix, per citarne alcuni, di cui siamo appassionati.

 

 

Nicole Clark:

Avete background musicali simili o differenti?

 

 

Carmine: Ognuno di noi ha ovviamente un background musicale differente, anche se con gli anni siamo cresciuti insieme con gli ascolti e le influenze. Quest’ultimo album segna un passaggio importante verso la personalizzazione di un sound tipicamente “caratterizzante” dei Subliminal Fear. Abbiamo cercato di inserire nuovi elementi, abbandonando i clichè del death metal melodico di stampo svedese, quindi questo è stato un processo consapevole. Direi che il sound si piazza a dovere tra il metal estremo e quello melodico, con parti ben equilibrate che rispetto al passato sono più groove oriented, e soprattutto la novità di “Escape from Leviathan” è costituita dalla musica elettronica.

 

 

Team:

Per concludere l'intervista...

 

 

Carmine: Vi ringraziamo per lo spazio e salutiamo tutti i lettori. Spero vi siate incuriositi e verrete ad ascoltare “Escape From Leviathan” sui nostri social e su Spotify! stay metal!