Tour

 NIGHTWISH   + Arch Enemy  +Amorphis

29.11 BOLOGNA, Unipol Arena

 

 

Bentornati su Insane-Voices-Labirynth , questa volta ci ritroviamo per il live report della tanto attesa esibizione dell’inaspettata tripletta Amorphis, Arch Enemy, Nightwish, rispettivamente progressive, melodic death e Symphonic metal, che  si è finalmente realizzata lo scorso 29 novembre 2015! Una performance, in particolare quella degli headliner Nightwish, che ha sorpreso assolutamente in maniera positiva le aspettative di tutti. 

Siamo arrivati nel primo pomeriggio ma i cancelli erano già affollati. Alcuni si erano letteralmente accampati davanti alle transenne la sera prima! Nessuno si è lasciato scoraggiare dall’apertura dei cancelli quasi un’ora più tardi del previsto, ma una volta iniziata la corsa per accaparrarsi i posti migliori, il pubblico si è subito dimenticato della lunga attesa e del freddo sopportato per lasciare spazio all’atmosfera che già si stava creando e al sogno che si stava realizzando.

Le luci si spengono e dall'oscurità emergono i finlandesi Amorphis sulle note di Death of A King, la scelta migliore per introdurci gradualmente nel clima denso della serata, che non ha smesso di riservarci emozioni e sorprese fino alla fine! Dopo l'intro strumentale di questo brano anche Tomi Joutsen, il frontman , entra in scena. Tra la meraviglia, senza presentazioni comincia la seconda melodia. Si tratta di Sacrifice. Dopo i l'esecuzione dei singoli è il turno della conosciuta Hopeless Days e successivamente  di Bad Blood, che conferma la bravura di Tomi nel passare velocemente dal growl al cantato pulito. Il pubblico entusiasta era sempre più preso dalla performance. Anche i fan di lungo corso vengono accontentati: Drowned Maid, dal loro terzo full-lenght, viene presentata subito dopo, seguita da Silver Bride! Ed ecco che inizia la bellissima The Four Wise Ones, una delle poche cantate completamente in growl, che lascia il posto alla famosa House of Sleep. 

La scenografia sobria, costituita da tre pannelli che reinterpretano la cover dell'ultimo Full-Leght “Under The Red Cloud”, una occupante tutto il fondale e due pannelli quadrati, più piccoli, ai lati, unita alle luci  soffuse provenienti dall'alto hanno permesso di concentrare maggiormente l'attenzione sul sound complessivo della band, caratterizzato dalla predilezione per una voce clean ovattata.

Il pubblico continua ad affluire. La Sulla sala scende l’oscurità quasi completa nuovamente ,gli Arch-Enemy si preparano, e sulle note della track registrata “Khaos Overture” finalmente salgono sul palco! La seconda esibizione comincia e la set list inizia con un brano  tratto da Khaos Legion , l’ultimo album con Angela Gossow alla voce: yesterday is dead and gone . Passiamo poi alla title track dell’ultimo album War Eternal, ma nemmeno stavolta questa band di lunga data si è dimenticata dei loro primi fan : è il momento di  Ravenous, scritta e cantata fin dagli inizi da Angela Gossow! E ora parte un trittico di canzoni direttamente dall’ultimo album : stolen life, you will know my name e infine la bellissima as the pages burn! E viene il turno ora di Under Black Flags We March e Avalanche, che lasciano il posto a due cavalli di battaglia che chiudono in bellezza la performance: No Gods No Masters e la famosissima Nemesis! Esibizione caratterizzata prevalentemente da canzoni prese dagli ultimi due album con qualche pezzo forte di oramai lunga data, con luci dinamiche non meno della cantante a dir poco indemoniata sul palco, che ha sorpreso il pubblico correndo per tutto il palco portando la bandiera, parte della scenografia, e cantando  senza perdere il fiato!!!! Ma cosa più importante, performance che ha valorizzato decisamente le potenzialità della cantante, con un growl potente e ben riuscito! La scenografia decisamente particolare ha attirato con maggior forza l’attenzione del pubblico. Davvero originale è stata l’dea di rivisitare il tradizionale trittico in chiave moderna inserendo il tema della morte e dell’inferno , invece dell’usuale sacra conversazione. Molto particolare anche la scelta del costume della front man Alyssa White-Gluz che ricordava, almeno nella parte superiore, un’armatura, in tema con il titolo dell’ultimo album che l’ha vista protagonista. La risposta è stata anche stavolta più che positiva da parte dell’assemblea.

Si spengono nuovamente le luci e il pubblico, che proprio ora sta segnando il momento di maggiore affluenza ed è variegato come mai si è visto prima, freme.  Fischi e urli e in seguito cori si innalzano per invitare i tanto attesi headliner sul  palco appena si intravede una sagoma muoversi dietro le quinte. L’atmosfera si fa sempre più tesa e concitata e… ecco l’intro di “Shudder Before the Beautiful”!!!! la line up  appare sulla scena!!!! La folla è sempre più eccitata e la performance inizia subito con un brano perfetto  per immergere con più forza ognuno di noi nella giusta aura creata dai Nightwish. Ma a completare l’ambo formato da due pezzi presenti  in “Endless Forms Most beautiful” è “Your is an Empty Hope” che contribuisce a dare la giusta carica! Arriva poi Ever Dream direttamente dall’album Century Child del 2002,un classico della band estremamente romantico, seguito da un altro grande cavallo di battaglia, che ogni tanto a chiunque capita  di canticchiare… niente meno che Wishmaster! Questa grande scarica di energia viene poi alternata a un brano la cui delicatezza è unica: In my walden.  Alla fine di questo brano rimane solo una luce accesa puntata sul bassista, e all’occasione anche chitarrista, Marco Hietala, seduto su uno sgabello; partono le prime note, tutti la riconoscono: è la magnifica “The Islander”, il pubblico fischia e urla in segno di approvazione estasiato.  La prima parte della canzone è suonata e cantata esclusivamente da lui solo. L’atmosfera diventa sempre più intensa e quasi da sogno che continua nell’ultimo singolo Elan. Ed ecco Weak Fantasy: qualcuno già imita la batteria con le braccia sollevate in aria! È il turno poi di 7 days to the wolves , che molti in platea cantano in coro e Storytime, che ci fa sempre tornare un po’ bambini seguita dalla scatenante “I Want my tears Back”! Ma si passa subito a uno dei loro successi con la famosissima “Nemo” tratta dal meraviglioso album “Once” del 2004, e si ritorna ancora più lontano nel passato con “Stargazers” adorata non solo ai primi fan. Di certo “Ever Dream” non poteva essere l’unica nota romantica della performance : si riparte infatti subito con “Your lips are still red” e “Ghost Love Score” che era già nel cuore di tutti. Ma per finire in bellezza la serata i nostri headliner ci hanno riservato di un’ultima carica “Last Ride of the Day” seguita da una grandissima sorpresa: The Greatest Show on Earth. Partono le prime note della tastiera di Holopainen, la protagonista, ed è subito magia, bellissima la voce lirica di Floor se si interseca perfettamente con gli altri strumenti. Si aggiunge poi la cornamusa di donockley e la voce narrante e di seguito la batteria. Si alternano momenti solo strumentali ad altri cantati. È un brano che pure essendo sostenuto da una base non cade mai nel banale ma regala mille emozioni, la musica arriva ad intrecciarsi persino con i suoni della natura! Ma l’apice arriva proprio alla fine dell’esecuzione che termina con la III parte del brano: mentre tutti in coro si canta l’ultimo ritornello “WE WERE HERE!”, che ci fa sentire testimoni dello spettacolo emozionante dall'inizio alla fine, queste tre parole vengono proiettate fiammeggianti sullo schermo e solo alla fine di questo terzo atto, come gran finale, migliaia di coriandoli dorati cadono su di noi! Un  elemento davvero determinante  è stato la scenografia, costituita da una proiezione sul fondo divisa in due parti, separate da uno spazio utilizzato come espediente per nascondere la struttura delle luci. I temi rappresentati sono stati tratti principalmente dalla natura, dal luna park e dalla concezione fantastica di tempo, come allusione in particolare agli ultimi due album prodotti dalla band. Anche il costume della cantante, nella sua sobrietà richiamava l’elemento naturale. Gli effetti pirotecnici , che tenevano il ritmo dei brani eseguiti, sono stati di forte impatto emotivo. Per quanto riguarda l’esecuzione, Floor ha lasciato davvero tutti a bocca aperta: Floor Jensen, di cui si sapevano già le grandi qualità, ha superato ogni aspettativa, reinterpretando in modo eccellente le canzoni di Tarja Turunen e Anette Olzon, che avevano occupato lo stesso posto precedentemente, confermando un’estensione vocale degna di nota e dimostrando la sua abilità sia come cantante lirica che come cantante clean. La presenza sul palco, rispetto al Live At Wacken del 2013, momento in cui era appena stata coinvolta nell’organico come sostituta, è apparsa meno rigida, pur restando abbastanza statica.

È stato un concerto davvero straordinario e notevole, favorito dall'acustica ottima dell’edificio ospitante della cura per il dettaglio, che si è potuto riscontrare in tutti e tre i casi e dall’ottima forma delle band. Forse il primo gruppo È stato leggermente penalizzato dai volumi ancora non settati correttamente, sistemati in corso d’opera, ma è stata l’unica nota stonata rispetto al complesso. L’organizzazione in fatti era buona come tutti i servizi, ottima l’idea di portare la birra fresca e l’acqua in mezzo alla folla durante il concerto.  

Ci auguriamo di cuore di poter assistere nuovamente ad un evento equiparabile qui in Italia al più presto!

 

 

Siberian Tiger