C’è qualcosa che non si è ancora detto sugli Hammerfall?

C’è ancora qualche dubbio sul fatto che siano una delle band heavy metal più concrete e brave in circolazione?

La risposta sembra ovvia,eppure,spesso c’è bisogno di rimarcare,alla luce di generi e sottogeneri che partono dall’heavy metal per poi distaccarsene in maniera quasi abissale,quanto di buono ci sia ancora da ascoltare in relazione al genere madre senza il quale nessuna band che si affaccia su questo mondo sonoro avrebbe potuto muovere i primi passi.

 

Ventitre anni di attività (senza contare le band parallele o ‘madri’) non hanno scalfito il catalogo musicale degli Hammerfall,anzi,semmai,ad ogni album,la verve,l’entusiasmo e la granitica conformazione del loro sound li ha resi uno dei gruppi simbolo del metal classico…un heavy metal che (bisogna dirlo,per onestà intellettuale e musicale) spesso si ricalca pur avvalendosi di incursioni nel simil-epic o sinfonico (soprattutto nelle parti vocali),ma che marchia indelebilmente l’ascolto grazie ad arrangiamenti e partiture che diventano una vera e propria firma.

 

E’ difficile dire quando una cifra stilistica collassa su sé stessa o si ripete senza soluzione di continuità,soprattutto nel caso degli Hammerfall,perché talvolta,benché un riff o una canzone diano la sensazione del ‘già sentito’ o del ‘trito e ritrito’ c’è qualcosa che trasporta entusiasmo,forza,coesione,potenza…il tutto orchestrato con tecnica,maestria,esperienza e bravura da vendere.

 

Pertanto,quando hai tra le mani l’anteprima del loro nuovo album,è con emozione e timore reverenziale che ti accingi ad ascoltare e ‘sentire’,con quella paura della delusione mista ad eccitazione della scoperta.

 

“Built To Last” è un disco sentito,vibrante,per alcuni versi ‘nuovo’ e per altri ‘classico’…insomma,è un disco degli Hammerfall e già questo dovrebbe dirla lunga sulla qualità e fattura dell’opera…il titolo dice tutto : “Fatto per durare”,ed è esattamente il ritratto del genere e della band di Goteborg,un sodalizio che dopo il bel “(r)Revolution” del 2014,ritorna possente e più potente che mai.

 

Squadra che vince non si cambia,quindi il disco esce dai Castle Black Studio su Napalm Records;la produzione è quantomeno perfetta,soprattutto nelle voci,dove il modo classico di mettere il cantato ‘nel mezzo’ brilla e non si sovrappone alla parte strumentale.Chitarre graffianti e presenti,drums aperte e possenti,ottima presenza del basso…insomma,un lavorone.

 

Non ci si stupisce quindi se il lavoro è infarcito di ‘inni’ (praticamente ogni traccia può esserlo),a partire dall’iniziale “Bring It!” che accosta ad un riff hard rock lontanamente ‘motorheadiano’ un classico incedere heavy metal melodico che esplode in un ritornello a dir poco esplosivo.Una variante melodicissima ed assoli ‘di mestiere’ condiscono una prima traccia di apertura compatta e che presenta il ritorno di una band che riporta in auge il genere e lo fa con compattezza.

 

“Hammer High” è un inno corale che entrerà di sicuro fra i classici della band,con il suo andamento epico (sarà il secondo singolo estratto dall’album) e le chitarre di Oscar Dronjak e Pontus Norgren in primo piano a dettare legge.Il tipico ritmo da cavalcata rallentata  e i cori che si susseguono lungo tutto il brano trasformano questa traccia in un baluardo musicale da cantare all’unisono nei prossimi live.

 

“The Sacred Vow” (primo singolo estratto dal disco) mette soprattutto in evidenza la grande voce di Joacim Cans,che arriva ad alte vette in un pezzo che racchiude lo scibile degli Hammerfall : inizio acustico,ritmo grintoso che esplode e trasporta la strofa hard rock/heavy sino ad un ritornello che si estende oltre l’orizzonte,assoli di gusto e tecnicamente perfetti,variante acustica,ritornello a tutto spiano e finale da maestri.Che dire di più?

 

Fino ad ora il disco procede alternando atmosfere alle quali gli Hammerfall ci hanno abituato,e il tono del lavoro sembra salire di intensità sempre di più.

 

Ne è una conferma “Dethrone And Defy”,spedita e melodica,dove la batteria di Dave Wallin ed il basso di Fredrik Larsson confezionano una ritmica serrata e di alto profilo.Il tono quasi ‘oscuro’ dei riff portano ad un pre-chorus sincopato dove voce e ritmiche si accoppiano incedendo sugli accenti delle lyrics.Assoli ispiratissimi seppur di stampo classico aprono ad una seconda partitura che vede un coro a salire in puro stile heavy melodico dal  sapore epico e che esplode in un finale a rotta di collo.

 

“Twilight Princess”,che si apre con un duetto tra voce e chitarra sostenuto da atmosfere malinconiche e delicate,spezza il mood del disco portando all’ascolto una ballad (forse un po’ debole,ma di effetto) con un assolo ‘piangente’ di chitarra che rimarrà nelle orecchie dei fans più sensibili.Per quanto drammatica,la song ha un andamento scorrevole e abbastanza standard,il che la fa apprezzare la capacità della band di confezionare piccoli quadretti melodici e soffici pur mantenendo uno stile potente e ‘quadrato’.

 

“Stormbreaker” ritorna alle atmosfere di “Dethrone And Defy” ma con un piglio più hard rock,dove il tutto si poggia sostanzialmente sulla sezione ritmica (passaggio al cardiopalma di drums di Wallin che sembra tuonare dall’alto dei cieli);in un secondo tempo la canzone si fa più heavy metal classico per poi ritornare sul ritornello tutto velocità e melodia…il finale mi ricorda un po’ la schitarrata di Angus Young di “Who Made Who” (riff in dissolvenza),mostrando una vena hard rock (amplificata al sound heavy) che aleggia negli episodi più spediti del lavoro.

 

“Built To Last” title-track aggressiva e corale (e non poteva essere altrimenti),riflette atmosfere sia dure che drammatiche,teatrali,oscure ma tendenti alla luce,in un ritmo epico che trasforma il pezzo in un altro inno da live a squarciagola (alzamento timbrico in conclusione e finale da sipario abbassato).

 

Con “The Star Of Home” si ha un riff motosega da antologia,molto più heavy dei precedenti,e con Cans in grande spolvero.Il pezzo è forse la canzone più compatta,dove sezione ritmica e chitarre si seguono in una roboante corsa (il basso senza sosta di Larsson è un treno!) che si spezza in una variante a metà tra il rock e l’heavy…le chitarre di Dronjack e Norgren sono in perfetta simbiosi,dando alla luce una delle canzoni più riuscite del lotto.

 

E se la precedente era la canzone più heavy del disco,con “New Breed” siamo davanti al pezzo più hard…ritmica serrata,la strofa che ha il piglio da ballad ma alla da corsa all’impazzata lungo un rettilineo,pre-chorus classico e ritornello che unisce cattiveria e melodia,assolo heavy/hard da capogiro che sconfina in un riff quasi ‘maideniano’…il pezzo poi si spegne in una reprise tipicamente hard rock per poi ricollegarsi al riff principale e che riesplode nel ritornello…probabilmente il pezzo preferito del sottoscritto,un pezzo che si potrebbe ascoltare mille volte senza mai stancare.

 

La conclusiva “Second To None” unisce le sonorità da ballad (toni semi acustici brillanti e malinconici ed un simil-clavicembalo a supportare l’intera composizione) ad una parte più heavy melodica che segue comunque la linea della strofa e che quindi risulta essere morbida seppur potente e corale,fino ad arrivare al punto in cui il pezzo ha un piglio più duro e moderno,con un innesto solista chitarristico a metà tra il metal ed il power groove.Il brano riprende poi la sua andatura diventando quasi sinfonico ed andando a sfumare,chiudendo il disco in maniera ottimale.

 

Che dire ancora?

Di certo non è una novità che un gruppo come gli Hammerfall sappiano dare alla luce ottime composizioni e grandi album,ma la sorpresa sta forse in questi innesti rock più marcati…non che non ce ne siano mai stati,ma si sente una componente più granitica e meno pomposa rispetto ad altri lavori del combo di Goteborg;la componente heavy melodica è il loro marchio di fabbrica,e le sconfina ture nell’epic e nel sinfonico sono ben dosate,mai fuori luogo,curate e sapientemente distribuite lungo tutto l’arco del disco.

Il lavoro si fa ascoltare con piacere,e presto molti fan avranno modo di inserire fra gli ‘inni’ della band alcune di queste canzoni…è bello sentire un album che magari ‘non porta niente di nuovo’,ma che consolida un genere,l’heavy metal classico,che ha ancora molto da dire,e che comunque sforna dieci canzoni che hanno un motivo per essere su disco,a discapito di tante ‘novità’ che riescono ad azzeccare due pezzi su dodici.

 

“Built To Last” è un ritorno forse a sonorità meno ‘calcolate’ e più viscerali,nel tentativo di unire uno stile classico ormai consolidato a partiture più sanguigne e meno autocelebrative,una prova che mostra un gruppo solido e che armeggia con sapienza e maestria i propri mezzi,dando alle stampe un disco pieno di bravura ed entusiasmo,dove forse gli episodi considerati ‘minori’ potrebbero essere il vero punto di forza dell’album.

 

Consigliatissimo.

 

 

TRACKLIST:

 

1. Bring It!

2. Hammer High

3. The Sacred Vow

4. Dethrone And Defy

5. Twilight Princess

6. Stormbreaker

7. Built To Last

8. The Star of Home

9. New Breed

10. Second To None

 

 

LINE-UP:

 

Joacim Cans – Lead Vocals

Oscar Dronjak – Lead & Rhythm Guitars

Pontus Norgren – Lead & Rhythm Guitars

Fredrik Larsson – Bass Guitar

Dave Wallin– Drums 

 

 

Ed

88/100