E' sempre triste e clamoroso essere catapultati, di botto, in una situazione critica come quella del terremoto. Innanzitutto ci tenevo a fare i miei più sentiti auguri a quelle persone colpite e devastate dal terremoto nella zona di Amatrice, di Accumuli e nelle zone del Reatino, nella speranza che possano riprendersi in tempi record.

 

Purtroppo queste tristi evenienze colpiscono tutti ahimè. In ogni caso andrò a parlare dei Monkey3, nome piuttosto singolare direi. Band ( anche se preferirei chiamarlo in questo preciso caso, un collettivo) che nasce nel 2001 come una comunità dedita alle jam-session, influenzata decisamente da molto hard rock anni Settanta e da parecchia psichedelia, ed ispirata a gruppi come Kyuss, Pink Floyd e Black Sabbath. Insomma, roba per gente piuttosto stagionata o quanto meno, per chi ama farsi i viaggioni senza spendere tantissimi soldi per andare in luoghi sperduti.

 

Dopo ben quattro album alle spalle Monkey3 (Marzo 2003), 39 Laps (Novembre 2006) Undercover - EP (Ottobre2009) ,Beyond the Black Sky (Maggio 2011) ,The 5th Sun (Ottobre 2013), i nostri rilasciano un nuovo album intitolato Astra Symmetry per la Napalm Records. Bella roba eh? 

 

Dopo questi dati noiosi ma certamente interessanti, andiamo a vedere di che cosa si tratta, alla luce di quanto detto sopra, di certo non ci aspettiamo del materiale grezzo e violento. Infatti il quartetto forgia ( termine non usato a caso) ben dodici tracce, per un totale di settantadue minuti di Musica.

 

“Abyss” è la prima delle dodici e da subito verremo catapultati in un mondo che non ci appartiene, attraverso sonorità sperimentali che suggeriscono visioni oniriche dal sapore piuttosto orientale. Una voce inizia a salmodiare, e dei tamburi iniziano a tuonare. Deserto, sole alto nel cielo ed è subito Indiana Jones alla ricerca di qualche manufatto sperduto nelle piramidi. Questo immagino personalmente, quando ascolto questo tipo di sonorità. Chitarra distorta, synth e batteria incalzano, riff si intrecciano ed una tastiera evoca cori dal sapore arcano. La voce diventa rauca ed un solo di chitarra si sviluppa su un tema sempre orientale. Finita la sezione più “orchestrale” i nostri iniziano a cambiare atmosfera, con un synth in primo piano. Esplorazione di un luogo misterioso, l'abisso è quasi percorso del tutto. Tastiere e pad che ci accompagnano...ed una voce narrante ci parla.

 

“Moon” è il giusto sequel per un trailer come il precedente. Dopo l'abisso la luna, sempre vista dall'oriente. Tastiere e synth che creano atmosfera e sezione ritmica non distante dal resto della rappresentazione teatrale; i nostri ci trasportano in altri posti della nostra immaginazione...

Forti di un ritmo incalzante e trascinante, tra riff decisi e ben incastrati con il resto degli strumenti, il gruppo ci porta nella loro visione dello stoner psichedelico. Paesaggi, ambientazioni raffigurate in musica, trasposte in assoli o sezioni di tastiera non proprio anonime. Chitarra in wah-wah, ed il viaggio continua con questa colonna sonora creata appositamente. Con chiari riferimenti a band come Ozric Tentacles, questo brano è degno di essere chiamato “capolavoro”.

 

“Endless Ocean” e si prosegue con questa avventura tra ambient e sonorità psichedeliche, che risvegliano quell'ultimo neurone che mi è rimasto. Pad e synth si intrecciano, batteria essenziale e diretta. Chiudo gli occhi e lascio scorrere questo brano, senza aggiungere altro...chiudete gli occhi ed esplorate i meandri della vostra mente. Silenzio.

 

Ripresa coscienza, fatto un profondo respiro, andiamo avanti con “Water Bearer”. Basso in sottofondo, linea melodica di tastiera ed atmosfera. Ci stiamo preparando per qualche tipo di avventura particolarmente interessante, attraverso i meandri del tempo e dello spazio. Il basso diventa sempre più presente, e le tastiere più trascinanti ed epiche. Entra la batteria, rombi di tuono...Strofa cantata in armonia con il resto degli strumenti, tra riff intrecciati con i vari synth e le tastiere sempre presenti; parte un assolo di chitarra, melodico e tecnicamente curato in moltissimi aspetti. Fill di batteria ed apertura di “Crossroads”, brano che si presenta meno ambient rispetto ai precedenti, con un approccio più Hard Rock. Batteria sempre incalzante, tastiere essenziali, chitarre e basso in primo piano. Groove pazzesco che trascina ed un cantato si uniscono in unico muro sonoro, d'impatto ma sempre preciso e rilassante, per nulla invadente.

Probabilmente il miglior assolo sentito finora...e nuova avventura da affrontare.

 

“Mirrors” è la sesta traccia e quindi siamo a metà dell'opera, ma non ci siamo stancati ( vero?) perchè ne abbiamo da fare di strada. Primo brano in acustico del disco ma ci sta veramente la tastiera ( o flauto...?) che sorregge il tutto. Questa è tipo una notte stellata, ecco... però sta per accadere qualcosa perchè c'è un rumore in sottofondo che sicuramente non è per nulla positivo. Questa notte stellata sta per essere interrotta, anche se ancora c'è quella tranquillità...tra tastiere e synth, i nostri si sono sbizzarriti. C'è poco da fare, questo brano è chiaramente un piccolo capolavoro all'interno di un disco clamoroso.

 

Quello che abbiamo visto negli specchi è a dir poco clamoroso, “Dead Planet's Eyes”. E questa traccia è incredibilmente travolgente, tra un cantato tipicamente stoner ed atmosfere orientali. 

Sezione ritmica intrigante sorretta da un buon tappeto di tastiere, sempre presenti ma non troppo invadenti, per poter permettere ai nostri di concentrarsi su uno stoner diretto, a tratti influenzato dall'Epic Doom che ricorda i Solitude Aeturnus.

 

Andiamo avanti con “Seeds”, traccia da otto minuti all'incirca, nella quale i tedeschi si cimentano in una prova interessante, più concentrati nell'evocare un'atmosfera di relax e di un momento di riflessione. Predominanti sono le melodie di chitarra, seppur ad un certo punto la band dimostra un approccio più tendente al Rock Psichedelico, tralasciando per un attimo le atmosfere alla “Indiana Jones”. 

 

“Astraea” non è la classica canzone da riempimento che in tanti gruppi inseriscono, bensì è una traccia di transizione vera e propria. Durante l'ascolto si percepisce il cambio di atmosfera, di situazione. Insomma, un vero e proprio brano che serve a preannunciare qualcosa. Tutto molto ambient, tra percussioni e pad/synth più o meno onirici.

 

Con la successiva “Arch” invece si ritorna ad ascoltare la band nelle sue sonorità più classiche, che abbiamo già assimilato. Basso onnipresente, tastiere varie in primo piano e batteria essenziale ci trascinano in quest'altra avventura. Di nuovo tra psichedelia, stoner e ambient, i nostri riescono a trasmettere altre sensazioni. E' come essere in viaggio verso una meta che non conosciamo, ci muoviamo perché è così, ma non sappiamo dove andiamo...in balia di un oceano di suoni, accompagnati da un misterioso sentimento di curiosità. L'assolo sempre tra pentatonica e wah-wah, forse è quello che stiamo cercando...ma non lo sappiamo.

 

Abbiamo trovato un guardiano, un custode, insomma qualcuno che ci blocca la strada. “The Guardian” è così, impenetrabile tra le sue armonie a volte distanti. Ci lascia un po' interdetti, anche se poi il brano evolve e ci trascina inevitabilmente tra le sue spirali oniriche. Assolo incredibile per quanto mi riguarda, non tanto per la complessità ma perchè all'interno del brano si incastra da paura e niente...clamoroso. Bellissima l'idea di mantenere il feedback dell'ultima nota di chitarra, per poi tornare ad un arpeggio molto espressivo seppur semplice.

 

E siamo già nelle terre della luce, con “Realms of Light”. L'arpeggio di prima viene usato come introduzione, batteria che si prepara a travolgerci. Qui c'è una componente più o meno orchestrale e sinfonica, dove in background dei synth iniziano a definire le linee melodiche del pezzo, sempre più in evoluzione. Incessanti sono gli stravolgimenti del brano, che via via diventa più veloce, in modo da permettere al batterista di eseguire i fills, ed alla sezione ritmica di dare corpo al tutto. Un tripudio di suoni ci travolgeranno come una tempesta, e rimarremo inermi di fronte così tanta corposità e densità sonora. Un flusso interminabile di sensazioni, di percezioni e di immagini ci avvolgeranno in questa grandissima traccia e quasi ci dispiace che sia l'ultima. Poiché dovrebbe essere illegale suonare così bene verso la fine dell'opera, in modo da dire “Ehi...abbiamo finito, e l'abbiamo fatto meglio di moltissimi altri gruppi. E ora cosa farai? Ci ascolterai di nuovo, magari ad occhi chiusi e con una birra in mano?”

 

C'è poco altro da aggiungere ad una domanda come questa. Ovvero il mio personalissimo consiglio, cioè quello di andare a vederli dal vivo, consapevoli che magari un live del genere potrebbe essere troppo per un metallaro qualsiasi, che non abbia mai avuto esperienze psichedeliche dal vivo.

Da ascoltare di notte, in un monte sperduto e se possibile dopo aver fumato una bella canna ( o dopo essersi bevuti qualche litrozzo di birra).

Ascoltatemi... per una volta, non fate i “trve”. Ascoltatemi ed ascoltate loro!

Sto per dare un ottantasette, perchè a primo impatto potrebbe sembrare dura assimilare questi suoni, ma fidatevi. Ascoltatelo tre al massimo quattro volte senza pretese, e scoprirete un tesoro. 

 

 

StonedLord95

87/100