Fabio Sansalone:

Come e quando avete scoperto di amare la musica metal?

 

 

Hai presente quando, tra una o due birre, il tuo amico accende lo stereo e ti fa ascoltare un disco degli Iron Maiden piuttosto che dei Metallica, etc etc? Ecco, più o meno crediamo sia andata così.

 

 

Igor:

L'artwork di un album è molto importante, forse il primo approccio per un futuro nuovo fan. Voi con il vostro cosa volete trasmettere?

 

 

La copertina del nostro album è un tributo alle feste in casera cui abbiamo partecipato e a tutte le persone che ci hanno sostenuto rendendo possibile la registrazione dell’album stesso. Se non capite è perché non ci siete dentro. Volete capirlo? Venite ad un nostro concerto.

 

 

Karen:

Avete un progetto in particolare come obiettivo? Qual è la vostra massima aspirazione? Come vi vedete da qui a qualche anno?

 

 

Sbronzi. Ahahaha, scherzi a parte siamo un gruppo di amici la cui unica aspirazione è fare musica divertita e divertente. Trovarsi a bere e far festa con il pubblico a fine concerto è una sensazione impagabile. Il metal nella sua forma più pura ed autentica: spensierato, senza confini, democratico. Poi per il resto speriamo che questa enorme festa di musica, alcool e molto altro possa raggiungere un numero sempre maggiore di fans!

 

 

Osten:

Da quale strumento nasce la realizzazione dei brani? Quale componente si occupa del songwriting?

 

 

Quasi tutti i pezzi nascono dalla penna del nostro compositore Carlo De Nart che fino a poco tempo fa suonava anche la chitarra con noi, salvo poi smettere l’attività live per dedicarsi agli studi.

Dopo la prima stesura, la band interviene sui testi e sugli arrangiamenti, il pezzo viene provato molte volte e “limato” fino a raggiungere la forma finale che deve essere eseguibile dal vivo rigorosamente senza basi.

 

 

Edoardo Napoli:

Cosa dovrebbe convincere il pubblico ad ascoltare proprio il vostro materiale in mezzo ad una concorrenza così vasta?

 

 

Ti rispondo come se fosse il trailer di un film: in un mondo in cui il metal underground è sempre più “core”, in cui ormai anche i quindicenni copiano i Meshuggah e tentano di suonare in diciannove quarantunesimi, in cui ormai anche il folk metal che una volta era tutto spadoni e birroni è diventato un genere intellettuale (o almeno ci prova), a chi si rivolgerà il vero metallaro, quello col chiodo, gli anfibi e la maglietta dei Manowar, quando avrà voglia di divertirsi?

 

 

Non che non ci dispiaccia la direzione in cui sta andando la scena underground (a parte al nostro cantante, che ogni volta che sente un breakdown abbassa lo sguardo, scuote la testa e mormora che non vinceremo mai una guerra), ma ogni tanto abbiamo l’impressione che si stia perdendo proprio quella sensazione di vita e quella voglia di tornare a casa sudati, sbronzi e felici tipica del metal più old school.

 

 

Sandro Accardi:

Vivete grazie alla vostra musica? Se non è così, che mestiere fate?

 

 

Purtroppo la nostra terra di montagna è povera di opportunità e nessuno di noi vive di sola musica, bensì ci occupiamo di legna, zattere, chiodi e costruzione di carri armati artigianali. A volte forniamo più di uno dei prodotti sopra riportati. Facciamo buoni prezzi.

 

 

Barabba:

Che effetti usate quando suonate? Sono gli stessi che poi utilizzate per registrare?

 

 

Principalmente effetto Larsen. Ogni tanto qualcuno rutta nel microfono. Seriamente, non siamo un gruppo che ricorre pesantemente ad effetti, piuttosto cerchiamo di sfruttare al massimo quello che i nostri strumenti possono darci. Ad esempio, per quanto riguarda le chitarre, ci piace che abbiano un suono molto old school e valvolare, quindi i nostri chitarristi fanno affidamento solo su testata e preamp, mentre l’uso di stompbox ed effetti digitali è ridotto al minimo, anche in studio.

Per noi è importante che un cd sia eseguibile al 100% in live per arrangiamenti, strumentazione ed effetti, quindi di norma registriamo con lo stesso setup che utilizziamo dal vivo.

 

 

Mystisk Død: 

Qual' è la storia dietro il vostro nome e, se lo avete , dietro al vostro logo?

 

 

Il nostro nome è l’acronimo di Ma Andè In Mona che è la cosa più gentile che potete sentirvi dire dalle nostre parti. Siamo gente un po’ chiusa.

Il logo è stato ricalcato dagli ematomi che abbiamo trovato sulla schiena di un anonimo turista che ha chiesto un’aranciata all’osteria del paese.

 

 

Curse Vag: 

Se doveste associare uno stato d'animo al vostro lavoro per poterlo descrivere,quale sarebbe e perche'?

 

 

Ubriachezza molesta. Se hai sentito anche mezza nostra canzone la cosa si spiega da sé.

 

 

Nicole Clark: 

Avete background musicali simili o differenti?

 

 

Siamo soliti sbronzarci in osterie diverse. Scherzi a parte ognuno di noi ascolta generi differenti (rock, avant-garde, industrial, musica classica, jazz...) e chiaramente nel suo suonare mette un pizzico delle sue influenze. Ciò che ci accomuna è il folk metal. 

 

 

Piero Alchem:

Secondo voi esiste una "scena metal" italiana? Cosa ne pensate a riguardo?

 

 

Esiste eccome e comprende un mucchio di band di qualità! Se solo il pubblico nostrano la smettesse di dedicarsi ai talent show e uscisse di casa a sentire musica dal vivo quel tanto che basta da dare la possibilità al metal italiano, così come a tante altre realtà, di essere scoperte ed apprezzate…

Seriamente, ci capita spesso di andare a sentire qualche band di assoluto valore che suona a due passi da casa nostra e trovare il locale semi deserto.

 

 

StonedLord95:

Quanto è importante per voi la produzione? Pensate che sia un fattore da considerare affinchè anche la musica venga considerata, poichè è sempre più raro trovare gruppi con idee chiare?

 

 

La produzione è molto importante, far suonare una band nel modo “giusto” può fare la differenza tra un grande disco ed uno appena mediocre. Crediamo però che la produzione debba essere anche “onesta” e cercare di rendere quello che la band trasmette dal vivo. Con il nostro album Manere Ombre Briscole crediamo di esserci riusciti: la produzione è ruvida al punto giusto, di ampio respiro e con molte dinamiche e tutto il lavoro odora di birra e sudore.

Per una band alla sua prima esperienza in studio, però non è scontato avere un’idea precisa di cosa vuole ottenere sul disco, quindi è comprensibile che molte band esordienti diano l’impressione di non avere le idee chiare in materia.

I nostri ormai 8 anni di attività ininterrotta, d’altro canto, ci hanno dato occasione di pensare al nostro suono.

 

 

Team:

Per concludere l'intervista:

 

 

Ringraziamo tutti i lettori, i fans e gli alcolisti anonimi che ci seguono. Un grazie speciale a Nicole Clark per l'intervista. Vi lasciamo il link alla nostra pagina facebook. Folk on! https://www.facebook.com/maimbelluno/