Non di facile ascolto questo album degli Idolatry, band canadese che, dopo alcuni ep e split usciti gli anni passati, ha dato alle stampe il primo full length “Visions from the throne of eyes”. Il genere proposto è un black metal vecchia scuola, ed il territorio è quello dell’immaginario pagano/satanico senza troppi fronzoli. I titoli dei pezzi lasciano poco all’immaginazione come anche il logo, rigorosamente illeggibile, e le foto della formazione con tanto di stelle a cinque punte e facepainting, la manna per ogni blackster incallito.

L’album è stato distribuito digitalmente, su CD e su vinile, ma è interessante notare come la tracklist sia stata pensata per quest’ultima versione, con i pezzi “Visions from the throne of eyes” parte I e parte II ad aprire rispettivamente il lato A e B del disco. Al di là dell’apprezzabile accuratezza di questa scelta sui titoli, faccio notare come non si tratti di una scelta casuale, in quanto il tenore dei pezzi è piuttosto differente sui due lati. Se nel lato A riscontriamo un’atmosfera quasi ritualistica, con inserti post black ed in alcuni casi quasi ambient, il lato B risulta più violento e metal-oriented. Questa caratteristica è ben evidente già dai due pezzi sopra citati, che risultano diametralmente opposti negli intenti. “Visions from the throne of eyes Pt.I” apre il disco con una litania, un loop maligno di chitarra pulita ed una voce sussurrata, quasi fosse l’inizio di un rituale, una preghiera oscura che ci guida verso il nero e l’oscurità. Segue la malefica “Thunder from the depths” che con la sua melodia, i suoi cambi di tempo e di atmosfera ricorda non poco i primi Cradle of Filth, quelli ormai dimenticati di “The principle of evil made flesh”. Ma il miglior pezzo del lato A è la successiva “Satanas haxan”, le cui melodie quasi epiche pian piano si trasformano in qualcosa di molto più oscuro e doloroso, a compimento di un rituale sacrilego volto ad invocare l’oscurità. Le urla in falsetto prima della chiusura sono veramente inquietanti. I due pezzi successivi non sono da meno, ed introducono alcuni aspetti inediti. Il ritmo rallentato e le successive accelerazioni di “Anachronistic might of spellcasting” ricordano non poco le buone cose proposte tanti anni fa da certi Satyricon.

Arrivati al lato B, ritroviamo “Visions from the throne of eyes Pt.II”, che, come anticipato, risulta essere l’esatto opposto della prima parte. Se l’introspezione ed il buio erano il tema portante di “parte I”, ora ci troviamo di fronte ad una canzone maestosa, violenta e piena di odio. “Visions from the throne of eyes Pt.II” è forse il pezzo più riuscito dell’album, perché risulta essere quello più equilibrato e completo. I 2 pezzi successivi si focalizzano un poco di più sul “formato canzone”, tralasciando in parte l’ispirazione ritualistica in favore di un approccio leggermente più diretto. Certi passaggi sono ricchi di groove, grazie ad un basso sempre presente, e le chitarre gridano “Norvegia” in ogni istante. Chiusura affidata a “Imperator Nero murmurationis hortum”, che a sua volta risulta essere una progressione con partenza rallentata seguita da parti sempre più intense e cattive fino alle urla finali che chiudono un cammino molto intenso.

Tirando le somme, si tenga presente che i suoni sono volutamente sottoprodotti, tuttavia tutti gli strumenti sono ben distinguibili. La tecnica c’è da parte di tutti i componenti e ogni canzone ha un’anima nera ben definita e riconoscibile. Al di la del messaggio “satanico” e all’immagine proposta, emerge l’attitudine di questi ragazzi. Sono tanti i gruppi che “fanno brutto” ma che poi, tolti quattro fronzoli scenografici risultano innocui e inoffensivi. Questi Idolatry la lezione l’hanno appresa bene, e hanno tirato fuori un album grintoso, completo e che farà la felicità di tanti appassionati di black metal cattivo e occulto. Il voto in calce si riferisce a questa cerchia di estimatori. Chi non è avvezzo a queste sonorità è avvertito, lo troverà “inascoltabile”.

 

 

Sorma

80/100