I Lustravi sono una band black metal proveniente da Panama City (Florida, Usa); dopo un demo nel 2015 intitolato "The Ritual", e uno split album dal titolo "Musick for Sick Minds Vol. 2",  nel 2016 i Lustravi escono con il loro primo album dal titolo "Cult Of The Blackened Veil", il sound proposto ovviamente è un black metal oscuro e satanico, a tratti anche un po' pacchiano.

La peculiarità di questo gruppo sta nel fatto che a la vocalist è una simpatica signorina dal nome Morgan Weller che oltre a cantare suona anche il basso.

Andiamo ora ad escutere il platter in questione, che si compone di undici brani per una lunghezza di circa quarantacinque minuti, una lunghezza corretta per un album black metal duro e puro.

 

In Nomine Cultus (Intro): sinth lugubri ed un vociare che diventa a poco assordante apre questo album, iniziamo già bene dunque...

Evil Incarnate: batteria potente e chitarra distorta lo scream è sufficientemente caustico, il pezzo inizialmente non è velocissimo, anzi raramente prende quota, diventa abbastanza melodico e poi il fatto che davvero mi ha poco convinto è la batteria, che in alcuni tratti  sembra siano stati usati dei fustini di detersivo, rendendo il suono decisamente fastidioso.

Nell'insieme il brano non è brutto ma lo trovo molto acerbo, e poco deciso.

The Nineteenth Key: lo scream ora è un semi growl che nel complesso rende bene, anche la batteria sembra risorta, dopo il brano precedente, anche qui la velocità non è esagerata ma il suono è più compatto ed è anche abbastanza dinamico tanto che arriviamo ad avere un'assolo di chitarra.

Il brano diventa anche abbastanza melodico senza comunque perdere il filo conduttore ovvero il black metal.

Salute to the Angels: partenza massiccia, la batteria è piena e le chitarre sono affilate, mi piace, la potenza è tanta ed anche il riff di chitarra è interessante senza tenere conto dello scream lacerante e compulsivo.

Et Plebs Tua Laebitur in Te: interludio, che spezza un po' l'album, campane, preghiere, estratti operistici, una mescolanza di tutto....

Dona Nobis Chaum: la bella violenza del black metal, finalmente, questo pezzo decisamente, esplode nelle casse dello stereo lo scream/growl la batteria pesta, le chitarre sono su degli standard accettabili, vai di assolo... e pure il basso risponde presente, il brano è buono mi piace mi intriga, violento potente, a tratti ferino.....

The Rites of the Goatchrist: l'intro è quasi doom, il ritmo incalzante, un pezzo comunque un po' atipico in quanto non si può completamente inquadrare nel black puro che caratterizza praticamente tutto l'album.

Dreams Haunt My Sleep: un'altro interludio completamente acustico, solo chitarra, molto carino, ma che non ha gran coerenza con tutto l'album.

O, Sanctifier: si va giù belli secchi di batteria e chitarra, lo scream è, direi, roco e straziante, interessanti i cambi di tempo, ricorda un po' il black metal di stampo nord europeo, un buon pezzo ma nulla di esagerato.

Terminus Est Aetas: il penultimo pezzo....un' ennesimo interludio.

Sabrina: questo è il brano più lungo dell'intero album quasi otto minuti, il riff di chitarra è l'intero arrangiamento, è tutto sommato piacevole, ma sa di minestra riscaldata, e risulta molto piatto, salvo svegliarsi male a circa 4:30 dove la velocità aumenta, tornano purtroppo i fustini di detersivo, ed il brano crolla miseramente con un finale di tastiere molto triste e sconsolato.

 

Impressioni finali il disco è ben prodotto nulla lasciato al caso, a questo punto suppongo che i fustini di detersivo siano voluti, anche se qualche dubbio mi rimane.

Sulla bravura e sulla tecnica dei Lustravi, non credo ci sia nulla da dire anche se comunque non esprimono nulla di particolare.

Quello che salta immediatamente all'occhio, o meglio all'orecchio, che questo album risulta piatto, tranne che per "Dona Nobis Chaum"  brano che in effetti rifulge di luce propria, mentre il resto è fatto senza alcuna passione e coinvolgimento, si cavalcano i fasti di un black metal ormai obsoleto, l'originalità non esiste se non per il fatto di avere un cantante donna, che obbiettivamente è brava, il contorno comunque è come, anzidetto, pacchiano, partendo dalla copertina e passando per il songwriting.

 

 

Igor Gazza

60/100