Band.   Mist of Misery 

Album. In absence

Year.   2016

Country.  Sweden

 

Un misto di atmosfera, epicità', sinfonia, depressione e tendenze suicide; queste le sensazioni che hanno attraversato il mio animo durante l'ascolto dell album in questione, terzo  full lenght dei Mist of Misery, formazione svedese che percorre con naturalezza e buona originalità il solco tracciato a suo tempo dai maestri che nella scena svedese hanno, sin dalla seconda metà degli anni ottanta, messo in musica, con tutte le differenze del caso,  le percezioni precedentemente scritte in apertura di recensione. 

La band propone un black metal sinfonico tagliente e ricco di tastiere alternato a passaggi in cui le sonorità si fanno improvvisamente cupe fini ad arrivare alle sonorità più tradizionali del genere stesso con un uso dello scream non molto alto di tonalità ma che calza a pennello con la proposta musicale della band. Non starò a recensire singolarmente ogni brano anche perché fondamentalmente tendono un po' ad assomigliarsi rendendo i 43 minuti di ascolto piacevoli ma leggermente prolissi tanto che potrebbe sembrare un concept che gira sempre attorno al solito tema musicale alternando  sinfonie epiche e ricche di sfumature  ad attacchi  improvvisi carichi di groove e riff capaci di scatenare ben più di un headbanging. Tra  quelle che più mi hanno colpito segnalo la strumentale che apre il disco,  molto introspettiva  e perfetta per introdurre l’ascoltatore  a quello che sarà il mood dell album, ed Epitath of evidence, song che presenta al suo interno degli arpeggi di chitarra glaciali e ben congeniali che mettono  in evidenza  le ottime capacità tecniche della band, tra quelle che più mi sono piaciute anche Euthanasia che si rivela da subito una delle migliori con i suoi cambi di tempo, il riffing serrato e un cantato sofferto che sembra provenire dall'interno di un ghiacciaio... Le influenze di band come Dimmu Borgir, Marduk ed Abigail risuonano in tutto l'album a cadenza regolare  ma l'intenzione della band di personalizzare e creare un sound proprio e originale risulta riuscito grazie ad un bilanciamento ottimale tra le parti sinfoniche strumentali e quelle dove parte un assalto all'arma bianca deciso e convinto. Lascia un po' di amaro in bocca la produzione generale dell  album, per i miei gusti un po' troppo asettica, anche se sembrerebbe una scelta voluta per enfatizzare ancor più i temi di isolamento e rifugio dalla realtà quotidiana che i testi sembrano suggerire.  In conclusione un album piacevole che non mancherà di estorcere ben più di un apprezzamento  nell'ambiente e tra gli addetti ai lavori, tre quarti d'ora ben scritti e concepiti dove si sente la mano di una band che ha già degli anni di gavetta alle spalle e che mi sento di consigliare incondizionatamente reputandolo una delle uscite più interessanti dell anno. 

 

 

Emiliano Valente

90/100