A un primo ascolto questi ragazzi ungheresi fanno un ottimo tecnical death metal, i musicisti sanno il fatto loro e sanno aumentare o diminuire la potenza a loro piacimento, senza rinnegare il genere. La voce del cantante è potente, il suo gore  bello profondo e le linee musicali che tessano in questo album sembrano quasi una ragnatela senza sbavature. In questo full ci sono tutte le sfaccettature del genere senza mai rinnegarlo o modificarlo più di tanto, questa band ha dato una nuova linfa vitale a un genere chiuso con le sue regole; loro le hanno modificate per adattarle al loro stile, il loro death metal è molto personale.

L'artwork dell'album è molto particolare e ad impatto visivo molto forte, con cadaveri, scheletri e croci rovesciate, a me piace molto la copertina di questo cd, nulla è lasciato al caso. Il futuro acquirente potrebbe rimanere scioccato al primo impatto. E' un album composto da nove tracce per una durata di 38 minuti tutti tirati al massimo.

Si apre con The Emerald Tablet, una buona intro. Lugubri le chitarre belle distorte e un buon passaggio di batteria; la voce ha un buon attacco e le gore si sente; la canzone procede alienare anche per la seconda strofa, aumenta di velocità, quando ci si avvicina al ritornello, è bella tirata. Ora un buon arpeggio per il finale.

Proseguiamo con Phosphorus, intro molto veloce tirata con batteria e chitarra, buoni scambi tra i tom della batteria, i passaggi abbastanza puliti e veloci, la voce è aggressiva ancora di più della traccia precedente, un assolo velocissimo con la batteria che segue alla stessa velocità, un rallentamento minimo dopo il bridge, e ora con la velocità massima ci avviciniamo al secondo assolo e la velocità rimane costante fino al finale. 

L'album procede con Ignis Infernalis... Illuminate Us, un intro classica di death metal mono chitarra e poi entra di prepotenza la seconda chitarra, batteria e voce con velocità costante e in aumento, questa canzone è molto tecnica, con allenanti e aumenti di velocità improvvisi. Un buon bridge a circa metà canzone   che porta verso il finale; la voce del cantante si sente bella pesante e aggressiva con tutta la potenza che questo genere può scatenare.

Quarta traccia dell’album dal titolo Loss Leads into Impiety, intro aggressiva al massimo con la batteria potentissima, il gore del cantante ancora più tombale, le tessiture di chitarre e il basso si sentono alla grande. La batteria è martellante di cassa, il cantante non ti fa respirare e i tecnicismi del assolo si sentono; la parte ritmica è ben amalgamata con il resto degli strumenti. Nel finale aumentano un pochino la velocità e la voce tombale ti accompagna verso la traccia successiva.

Quinta traccia Aenigmata traccia che dà il titolo all'album, velocità e tecnicismi danno vita al litro di questa canzone, l'attacco del cantante entra prepotente alle orecchie dell’ascoltatore e la batteria con scambi velocissimi e tecnici; un piccolo rallentamento per pochi secondi poi tornano alla velocità iniziale. Un bridge a tutti gli strumenti ti trasporta alla seconda parte della canzone, un assolo di chitarra pulita  ti porta verso la terza parte e verso il finale. Title track molto potente e da una vena alla seconda parte dell’album.

L'ascolto continua con Altered States of Chaos un intro lenta ed arpeggiata, con tecnicismo; la pace dura solo per i secondi dell’intro poi inizia il feedback e la batteria e voce entrano di prepotenza nella testa. Canzone meno tecnica delle precedenti, la voce è potentissima e ti fanno capire che questa traccia è potenza pura con scambi veloci senza respiro. Seconda parte di canzone più tecnica, la voce tombale fa si che l'ascoltatore sia nel caos, assolo molto tecnico con la chitarra potente e gli altri strumenti che fanno da sottofondo; la voce ancora baritonale ti accompagna verso il finale.

Terz’ultima traccia dal titolo Deus Metamorphosis, intro senza respiro veloce, potente e mortale; traccia tecnica e gli effetti distorti delle chitarre si amalgamano benissimo alla batteria, buon tecnicismo al bridge che ti porta alla seconda strofa ed al ritornello, i passaggi sui piatti della batteria sono ben calibrati, i musicisti hanno messo il tecnicismo prima della potenza e un ben finale.

Penultima traccia The Great Lion Devours the Sun tecnica e potenza si mescolano perfettamente e ti porta direttamente alla strofa, l'ascoltatore può rimanere sconvolto da tanta potenza e tecnica che si respira nei riff  fino a un rallentamento per far riprendere fiato una seconda parte di canzone sempre più tecnica che ti porta verso un finale calmo.

L'album si chiude con The Human Worm un intro di batteria e voce. Le chitarre entrano taglienti ed aggressive, la batteria la fa da padrona e il basso si sente molto di più, una linea molto complessa che si amalgama perfettamente al testo della canzone, riff meno tecnici e voce meno potente, poi si sveglia la bestia e la velocità e la potenza non mancano, chitarre tagliente alle seconda parte di canzone; sembra che il verme umano stia parlando dal sottosuolo e che si voglia liberare. Verso la metà  velocità potenza e tecnica la fanno da padrona, riff lento e la batteria diventa lenta, la doppia cassa martella come un compressore, il finale è molto complesso come il testo stesso della canzone.

Questi ragazzi ungheresi hanno molta tecnica e potenza. Hanno trovato un modo per far evolvere il tecnical death metal e lo hanno plasmato a loro piacimento giocando sul genere, un album che consiglio a chi si vuole avvicinare a questo genere. Possono ancora migliorare la voce del cantante che comunque è bella ma per i testi che  si capiscano di più. Continuate così.

 

 

Lucyfer

68/100