Gli Amon Amarth sono una band melodic death metal proveniente dalla Svezia e formatasi nel 1988, il loro genere è spesso erroneamente definito Viking Metal, per i forti riferimenti alla mitologia norrena presenti nei loro testi e la scenografia che li accompagna nei concerti.

Dopo una pausa di 3 anni dall'ultimo album (“Deceiver of the Gods” del 2013) la band ha da poco pubblicato l'ultima creazione che, come sempre, non delude le aspettative dei fans: Jomsviking, il Concept Album, composto di 11 tracce, che narra le vicende di un uomo colpevole di omicidio costretto a fuggire dalla sua terra e diventare un mercenario: questo erano i Vichinghi di Jomsborg.

 

Il primo brano è “First Kill”, l'evento focale che stravolge la vita del protagonista: dopo un intro di batteria e chitarre la voce di Johan irrompe in modo cupo accompagnato inizialmente da una linea di chitarra e basso che gradualmente aumentano intensità fino a raggiungere il sound inconfondibile che caratterizza lo stile della band. Verso la fine il tono torna narrativo per concludere con un ritornello incalzante.

Anche in “Wanderer”, seconda track, non manca una potente intro che precede l'intervento della voce. La sonorità di questo brano ricordano molto le ritmiche dei passati album facendo però notare un lieve calo di intensità nella presenza del cantante, comunque eccellente. Sul finale una chitarra sembra dover concludere il pezzo quando, quasi come da un girone infernale, arriva Johan in pulito a stravolgere il tutto: la dichiarazione dell'uomo di dover diventare quello che oggi si può definire come rinnegato.

“On A See Of Blood” non da spazio a “sentimentalismi”, molto tirata dall'intro fino alla fine. Anche questa è pienamente il linea con le sonorità usuali della band.

Passando alla traccia “One Against All” si sentono alternare battute veloci e molto presenti dal punto di vista degli strumenti e della voce e altre quasi drammatiche: caratteristiche che rendono gli Amon Amarth una band musicalmente molto buona.

“Rise Your Horns”, oltre ad essere perfettamente inserita nel contesto dell'album, sia musicalmente che per i contenuti, potrebbe essere una delle vie che portano a considerare “viking” il genere portato avanti dagli svedesi in quanto si parla di bere in onore di una vittoria e di compagni caduti. Johan sembra quasi moltiplicarsi per cantare a nome di un clan intero alzando il proprio calice verso l'alto (sfido chiunque a non mimare il gesto durante tutta la canzone!), il brano è spezzato, per così dire, da un assolo di basso e in seguito di chitarra che annunciano le battute finali che non fanno altro che inneggiare ancora all'onore.

La sesta traccia, “The Way Of Vikings”, sembra quasi una dichiarazione degli intenti e le tecniche di combattimento dei vichinghi: combattimenti all'ultimo sangue, dimostrazioni di forza, armi contro armi. Ritmi incalzanti che rimandano proprio a scene di lotta.

“At Dawn's Firts Light”. Uno dei brani più sorprendenti di tutta la pubblicazione: nell'intro la potenza degli strumenti si scontra con la pacatezza quasi inquietante della voce che irrompe come proveniente dalle tenebre consigliando agli uomini di scappare, tema che viene ripresa a metà del pezzo, l'intensità aumenta di colpo subito dopo la prima strofa per dare spazio alla descrizione dell'invasione del villaggio con scene cruente e di devastazione accompagnate dal giusto tono di musica.

Con la settima traccia si torna a sonorità più tranquille, infatti, in “One Thousand Burning Arrows” si ha la descrizione di un funerale vichingo: Drakkar in fiamme, bevute silenziose in onore dell'uomo d'onore che ha lasciato questa terra per raggiungere il Valhalla. Il tono è volutamente rispettoso.

Tale caratteristica viene presto abbandonata con l'inizio di “Vengeance Is My Name” che, come si evince facilmente dal titolo, richiama alla vendetta per il capo ucciso. L'unione del guerriero con la propria spada nel farsi giustizia. La voce di Johan torna graffiante e tutto rientra nelle linee originali che sono un po' la firma degli Amon Amarth

il concept album volge al termine, gli ultimi due brani sono particolari:

“A Dream That Cannot Be” vede presente la strabiliante voce di Doro Pesch che interpreta il personaggio femminile di cui il Jomsviking in questione è innamorato. Le due voci si alternano dando vita ad un dialogo in cui il guerriero tenta di convincere la donna a seguirlo spiegandole tutto ciò che ha fatto per lei, ma fallisce. La donna lo minaccia di morte chiedendogli di sparire e lasciarle vivere la propria vita liberamente.

La musica è perfettamente accordata con i sentimenti contrastanti dei due personaggi.

L'ultima traccia unisce toni di rivincita personale e consapevolezza di dover lasciare il passato alle spalle conducendo il guerriero verso un ultima battaglia dalla quale non si tirerà indietro per onore e per la vittoria che egli stesso vuole. La presenza vocale è accostata ad una batteria molto veloce e chitarre incalzanti.

Così, con un riff di chitarra, si conclude l'album degli Amon Amarth uscito lo scorso 25 Marzo e da subito molto apprezzato dagli amanti della band che, pur notando delle differenze evidenziate anche dai membri nelle varie videointerviste, hanno saputo cogliere il meglio anche da questa nuova pubblicazione.

A mio modesto parere gli Amon Amarth sono una band davvero degna di essere nello scenario mondiale, trasmettono le emozioni attraverso ogni elemento che li contraddistingue, dai testi fino alla scenografia e la cosa li rende meravigliosi, ai miei occhi.

Citando qualche youtuber direi un bel “9 out of 10” più un bonus per l'immagine di copertina (che vi invito ad osservare) e la bellezza del Drakkar in rilievo presente nella versione in vinile.

 

 

La Paladina

95/100