L'influenza di Tolkien nel mondo del metal è una di quelle cose che è difficile che passi inosservata, data la mole di band che si ispirano al Professore sia per le tematiche o anche solo per il nome del loro gruppo; questo è il caso dei Cirith Ungol, che nel mondo Tolkieniano significa letteralmente "passo del ragno" e corrisponde appunto a un passaggio sulle montagne dell'Ephel Dúath al di sopra di Minas Morgul. Torniamo alla band che debutta con "Frost and Fire" nel 1981 dopo due demo, il gruppo originario della California rientra nel filone tematico dell'epic metal e ne è l'iniziatore per i suoi testi incentrati sul fantasy pur avendo di fatto come sound quello di un heavy metal classico con influenze doom.

 

Il disco parte in classico stile heavy metal anni'80, ovvero con un brano bello energico e veloce, sarebbe a dire la title track dell'album: basso e batteria scandiscono il tempo per il riff portante che ci introduce la voce acuta e acerba di Tim Baker che esprime tutta la sua carica nel gridare che il gelo e il fuoco bruciano al suo interno. Le parti di basso sono eccelse con un suono bello pieno e i solos della chitarra sono taglienti come spade di fuoco che impattano sul ghiaccio (per restare in tema con la canzone). Il secondo pezzo come giù suggerisce il titolo è una botta di vita che inizia con un bell'assolo di Jerry Fogle che poi si stabilizza su ritmi più lenti per poi esplodere di nuovo con un crescendo progressivo; a chi non verrebbe voglia di alzare il pugno al cielo e gridare "Sono Vivo!". Il disco è composto da canzoni prettamente heavy metal come le due  appena citate, ma anche da altre ancora un po' hard rock oriented come "A Little Fire" (dove di nuovo abbiamo la contrapposizione gelo-fuoco) e "Edge Of A Knife" dal ritmo molto catchy. Presenti anche le tastiere ben in evidenza in "What Does It Take", che si intrecciano con la sezione ritmica alla perfezione dando aria all'onnipresenza del basso che dà un senso di pienezza per tutta la durata del disco, così come la chitarra che ci delizia con i suoi assoli precisi. Altra traccia degna di nota è "Better Off Dead" che torna su un possente sound heavy metal: la batteria scandisce bene il ritmo accompagnata da un basso che ricorda quasi un suono metallico mentre Baker si lamenta convinto che se la passerebbe meglio da morto rispetto alla sua situazione attuale; la chitarra si esprime con un riff granitico, mentre quella solista piange dei corti assoli lasciati in sottofondo. La conclusione è data con una buona strumentale in cui Fogle esprime liberamente i pensieri della sua chitarra lasciandola dialogare e interagire con l'ascoltatore per la durata di sei minuti e poco più. Nella ristampa del '99 abbiamo come aggiunta una bonus track che nient'altro è che la versione live di "Cirith Ungol" presente sul successivo "King Of Dead".

 

Ottimo debutto per i Cirith Ungol, piacevole all'ascolto e suonato in modo preciso; il loro capolavoro "Il Re dei Morti" ha ancora tre anni di riposo e nel 1984 sarà pronto a risorgere. 

 

 

Synth Lord

80/100