Circa 10 anni fa usciva "in sorte diaboli" dei Dimmu Borgir, esponenti di punta del genere symphonic Black metal, un album che all'epoca divise la critica; alcuni gridarono al capolavoro, altri invece decretarono con questo disco la fine della band norvegese.

A dieci anni di distanza mi sento di parlare di questo disco come un caposaldo dell'evoluzione artistica della corazzata Dimmu Borgir. Di certo non sono più quelli degli esordi, For all tid e Stormblast sono lontani; il gruppo norvegese ha avuto il coraggio di mettere da parte gli elogi per il capolavoro Enthrone darkness triumphant e nel corso degli anni ha saputo rileggere la già loro personalissima versione del Black metal.

Nel 2007 i Dimmu Borgir si presentano dopo l'insuccesso commerciale e di critica della nuova versione di Stormblast con una line-up di tutto rispetto; sempre presenti i padri fondatori Shagrath e Silenoz, il fedele Galder alla chitarra, Mustis alle tastiere, Ics Vortex al basso e alla voce clean e infine la vera sorpresa dell'album cioè Hellhammer alla batteria.

Con questa formazione il sestetto norvegese ci regala In Sorte Diaboli, settimo album in studio, mixando in maniera perfetta le orchestrazioni sinfoniche di Mustis con dei riff chitarristici che sovente fanno l'occhiolino al trash metal, il tutto supportato dalla batteria di un Hellhammer in piena forma.

Il disco è un concept album che racconta la trasformazione di un uomo di chiesa nell'Europa medievale che si rende conto di aver sempre più punti in comune con le forze oscure, lettura dell'odierna paura dell essere umano di guardare dentro se stesso.

Ma andiamo alla musica: in The serpentine offering l'overture sinfonica lascia presto spazio ad una ritmica sferzante che non da tregua all'ascoltatore, lo scream di Shagrath è quello dei giorni migliori;  alcuni cambi di ritmo ci portano all'apice della canzone dove la voce di Vortex da al brano un pathos e un atmosfera indimenticabile. 

The chosen legacy e The conspiracy unfold aprono il gas della band con ritmiche serrate su violenti riff di chitarra.

The sacrilegious scorn è un altra perla di questo disco, il blast di Hellhammer incorniciato dall'ottimo Mustis colpisce al cuore; ci pensa ancora Vortex a cambiare climax al pezzo con un altra prestazione canora di altissimo livello che riesce a far passare in secondo piano il lavoro di Shagrath.

The fallen arise è un brano strumentale che ci porta in pieno medioevo e fa da apripista ad altri due pezzi tiratissimi come The sinister awakening e The foundamental alienation.

The invaluable darkness ci conferma un ottimo Mustis con un ipnotico riff tastieristico; le chitarre fanno il loro sporco lavoro, superbo Shagrath ed ennesima conferma delle qualità vocali di Vortex che danno un tocco in più alla band.

La chiusura con The foreshadowing furnace dopo quasi 1 ora di ritmi martellanti intervallati da sprazzi di melodia mi lasciano sempre soddisfatto di questo lavoro dei Dimmu Borgir...inutile mentire, questo gruppo continuerà a dividere gli ascoltatori...chi li ama, chi li odia; ovviamente non sono più quelli di "Enthrone", ma dove è scritto che tutto ciò sia un male?

 

SANDRO ACCARDI 

80/100