L'Apocalisse ormai e' giunta, e ha l'espressione accigliata e la furia sonora dei Distruzione.

La storica band di Parma ritorna dopo un silenzio durato 10 anni e ritorna col botto, questo disco che porta il nome della band (probabilmente per segnare il punto di un nuovo inizio) annuncia la prossima fine del mondo, e noi razza umana ne siamo la principale causa.

Ogni testo (cantato come sempre in italiano) e' un cazzotto in faccia sferrato da Devid, e l'impressione e' che parli proprio a TE ascoltatore, che ce l'abbia proprio con TE, parte in causa della rovina del genere umano.

L'album trabocca di riferimenti letterari, peraltro scritti nel booklet, da Orwell a Dante Alighieri passando per Dostoevskij; il tutto mescolato sapientemente ad un Death Metal tirato, compatto ma assolutamente mai banale o scontato.

Strumentalmente il disco ci offre i Distruzione al loro meglio: le chitarre sono rasoiate precise e letali, le martellate di Dave alla batteria ti scuotono come se stesse suonando di fronte a te e non nello stereo, sostenuto dal basso di Dimitri che sorregge egregiamente la ritmica.

Detto gia' della prestazione “monstre” di Devid, il missaggio della voce non predominante rispetto agli strumenti ci offre dei suoni equilibrati dove si possono apprezzare le capacita' del singolo.

La grande prova di maturita' del quintetto sta nei momenti di respiro, non certo di minor violenza sia chiaro, che quasi in ogni pezzo ci viene regalato prima di rituffarsi nel nero e furioso racconto.

Questi preziosi secondi consentono di aprire squarci di atmosfere opprimenti dove respirare istanti di veleno sonoro prima di tornare all'apnea di ritmi vorticosi e senza tregua.

L'album si presenta come una bestia mutante, a tratti un mastodonte che si muove con passo pesante e minaccioso, oppure come un serpente velenoso che non fai in tempo ad accorgertene e gia' ti ha morso.

Questa mutevolezza contribuisce a creare un clima di costante squilibrio, che mescolato all'inquietante narrazione da' come risultato un contesto di incertezza che disorienta e stimola allo stesso tempo, non sapendo mai cosa puo' accadere da un secondo all'altro.

In conclusione non possiamo far altro che consigliare caldamente questo album, classificandolo senza dubbio come una tra le migliori uscite di metallo italico dell'anno.


Grazie Distruzione per essere tornati, vi aspettavamo !!


Alle Rabitti

90/100