Draconian, band gothic doom metal originaria della Svezia, formatasi nel lontano 1994.

All'attivo hanno, oltre a qualche demo, quattro full lenght. Imminente è l'uscita del loro quinto album: Sovran.

Ma oggi, mentre fuori piove e c'è un vento terribile, essendo a casa a non fare un cazzo, ritrovo l'ispirazione per buttare giù qualche riga sul loro secondo lavoro: Arcane Rain Fell.

 

Ciò che ha sempre contraddistinto la band, sono le melodie decadenti e malinconiche, tipiche del doom metal. Queste sono accentuate dalla fusione delle voci dei due cantanti, particolarmente emotive a mio avviso. La voce growl di Anders Jacobsson, il quale è anche l'autore dei loro testi, e la dolce e influente ugola di Lisa Johansson.


Questo full di cui vi parlo oggi, rispetto al loro album d'esordio "Where lovers mourn", è più duro ed ha sonorità più maestose. Diciamo che con questo secondo loro lavoro conquistano una buonissima fama.

Già dall'opener track: "A Scenery of Loss" si può assaporare quella atmosfera decadente e malinconica di cui parlavo poco prima. Le voci sono molto accentuate e fanno da contorno arrangiamenti complesse e con vari cambi di tempo. 

Daylight misery è quasi una ballad, infatti presenta sonorità ancor più decadenti della precedente. Il cantato pulito iniziale di Anders, quasi come se parlasse direi, ti apre già l'udito ad una dolce melodia, in seguito il suono cristallino delle chitarre emerge seguito dal suo growl in duetto con Lisa. Presenti anche in questa canzone dei bei giri di chitarre. 

La terza traccia, "The apostasy canticle", inizia con un classico giro di chitarra, seguito dal suono pulito della batteria. Parte il cantato molto imponente circondato di tanto in tanto da giri di tastiere a volte malinconiche e dolci e a volte con suono cupo e minaccioso. In seguito a questa canzone troviamo un intro con atmosfere alquanto cupe con la voce narrante di Anders. Subito dopo una delle canzoni più belle dell'album:  Heaven Laid in Tears (Angels' Lament), che parte subito con delle dolci tastiere in sottofondo accompagnate dalla batteria. Di lì la voce di Lisa inizia con la sua dolce ugola. Da' il cambio al growl del collega che viene sottolineato dalle chitarre. 

L'album prosegue con  "The abhorrent rays", dove possiamo notare un ritmo più veloce sia delle batterie che delle chitarre. Non da meno il lavoro del basso che, in questa soprattutto, ma anche nelle altre canzoni è molto avvincente.

"The everlasting scar", penultima traccia, ritorna alle sonorità più doom e malinconiche trovate in precedenza. Molto bello il giro di chitarre che danno inizio alla canzone e l'accompagnano alla grande. 

Arrivati alla fine, l'ultima canzone: "Death come near me", è ritenuta dai fan una delle canzoni più belle che abbiano mai composto i nostri Draconian. Inizia in modo molto dolce con suoni di tastiere che ti immergono nel loro mondo di maestosa bellezza. Arrangiamenti molto piacevoli e che ti catturano da subito l'udito.

 

In conclusione, posso affermare che questo album è molto coerente con se stesso. Non dà segno di nessuna pretesa, è tipico della originalità gothic doom che la band ci aveva donato già col precedente. Scorre in modo fluido e non da' mai segni di calo musicale nè di momenti veramente esaltanti e all'apice del contesto. Ritengo, inoltre, e questo gli amanti del genere non possono negarlo, che gode di una buona dose di sensazioni alternanti tra: malinconiche decadenti e cupe. Ottima produzione per un concept complesso ed articolato dove prevalgono i suoni oscuri di questa band. Sarà magari necessario ascoltarlo più di una volta e in assoluta concentrazione per assimilare a fondo ciò che i nostri vogliono trasmetterci, e di sicuro stiamo parlando di uno dei loro album più riusciti ed ispirati. Un'ombra satura di espressivita', un lavoro che è carico di pathos e tentenna dall'inizio alla fine tra disperazione e rabbia. Provare per credere.


Fabio Sansalone

85/100