Gli Emperor sono da sempre una delle band più influenti della scena symphonic black e non solo, anche del black metal stesso, molto amati quanto criticati per l'oscuro passato di alcuni dei loro membri.

 

Ma fare un album violento, oscuro e atmosferico come "In the nightside eclipse" avendo una media di età di neanche 20 anni non è da tutti.. e loro hanno colto in pieno quella che era allora l'essenza del black metal.

 

L'album si apre con un intro che altro non è che la quiete prima della tempesta, colei che apre le porte del male ad "into the infinity of thoughts", pezzo che parte con quella carica di velocità, male, energia che ti porta totalmente in un altro mondo.. lo scream di Ihsahn da' quel tocco in più alle blastate di batteria e ai riff incisivi e tirati, seguiti successivamente da una parte di tastiera molto atmosferica a rallentare il pezzo ma senza togliere nulla alla malvagità del brano. A seguire troviamo "the burning shadows of silence" a mantenere fede alla linea intrapresa, questa canzone rispetto alla precedente segue un filone molto più sul black tradizionale in quanto a ritmiche, tenendo fede alla loro originalità però coi continui cambi di ritmi della batteria.. questo filone si protrarrà anche con "cosmic keys to my creation and times" e "beyond the great vast forest" lasciando un attimo di respiro con "towards the pantheon" che si apre con una parte acustica seguita dalla tastiera per poi tornare nel chaos, pochi blast beat ma piazzati bene in questo pezzo, che non tolgono certo la grinta con la quale è iniziato l'album.

Il terz'ultimo pezzo "The majesty of the night sky", da' molto più spazio alle atmosfere che prima facevano solo da "sfondo" ai pezzi.

Per concludere, i due "cavalli di battaglia degli Emperor, "I am the black wizard" e "Inno a satana", due dei pezzi che qualunque amante del genere dovrebbe ascoltare e godersi fino in fondo, il livello di grinta, carica e violenza si è alzato ancora, molto dinamici e pestati. Il finale di "Inno a satana", accompagnato dai cori esclusivamente in clean, ti trasporta fino alle ultime note.

Che dire, un capolavoro se si pensa che siano stati dei ragazzini a comporlo, in un periodo dove la scena metal, grazie a loro, è arrivata laddove nessuno si era mai spinto. 

 

Matt Innerfrost

95/100