Lacrimosa, ah i Lacrimosa, che band!

Non hanno di certo bisogno di presentazione alcuna. Band ormai attiva da circa 25 anni, che vide la luce nei meravigliosi anni '90, epoca d'oro per moltissime band metal. Capitanata da Tilo Wolff, formidabile pluristrumentista, compositore di quasi tutto ciò che hanno sfornato in moltissimi anni di carriera. Dico quasi perchè Anne Nurmi, attuale compagna del leader, ha preso parte al progetto dal 1995, con l'uscita del capolavoro che risponde al nome di "Inferno". Da allora, Anne, ci ha regalato ad ogni release, una canzone scritta e cantata in inglese esclusivamente da lei.

La band che agli esordi ci proponeva un dark metal, via via nel tempo, ha modificato il suo stile, proponendoci oggi un simphonic-gothic metal di alto calibro tecnico e compositivo.

"Hoffnung", per l'appunto l'ultima freschissima release di cui mi occupo oggi di scrivere qualche riga, è il loro dodicesimo lavoro in studio. Molto precisi, devo dire, con le loro tempistiche di pubblicazioni, dal momento che , fin dagli esordi, ogni due anni suonati sono usciti allo scoperto con una nuova proposta musicale. Anzi, i primi tre album hanno avuto una uscita annuale piuttosto che biennale. 

 

Questo loro nuovissimo full lenght, reso pubblico nei primi di dicembre 2015, non comporta quasi nulla di cambiato in tutto ciò che i nostri ci hanno proposto negli anni. Tanto per iniziare, come è loro solito, la opener track è la classica canzone di lunga durata altamente orchestrale. Con molteplici sinfonie che sovrastano e incutono quella sensazione di malinconia che Tilo ci trasmette col suo cantato struggente e particolarmente incisivo.

Dopo questo lungo ascolto ci si immerge nelle sonorità caratterizzate da chitarre  ritmiche esplosive e dalle atmosfere alquanto piacevoli da udire. Nella seconda traccia possiamo notare la dolcissima e ineguagliabile ugola di Anne che duetta insieme al suo compagno in modo molto sincronizzato e contrastante nella voce. L'album procede in modo tipicamente Lacrimosa, con un inserto di lento a metà concept, come loro solito proporre per spezzare un pò l'ascolto. Così un susseguirsi di sonorità a volte cupe, quasi doomeggianti, altre volte rabbiose e oppressive e con influenze dark quasi come un ritorno al passato.

 

Devo ammettere che, da amante e collezionista di questa band, nonchè la mia preferita in assoluto, trovo più accentuate le varie sonorità presenti, rispetto agli altri lavori. Contrariamente a quello che possiate immaginare, è stupendo scoprire l'originalià e la coerenza con la quale una band ci rivela nuove canzoni col passare del tempo e della esperienza musicale.

I Lacrimosa, a mio avviso, sono una di quelle band che hanno saputo mantenere il loro stile col passare degli anni e, oltre questo, riescono perfettamente a creare composizioni originali pur restando coerenti con il loro essere. 

E' magnifico ascoltare sinfonie e assoli, ritmiche e inserti di tastiere e di piano che non hanno alcuna pretesa perchè molto fluide nell'ascolto. Ma..., dico ma..., come ogni buon artista e musicista, i Lacrimosa, con il loro ennesimo ottimo lavoro, ci hanno voluto rendere partecipe di quel pizzico di cambiamento, soave, di una linea leggerissima di nuove sonorità di cui a stento si può assaporare l'essenza. Magari chi li conosce poco potrebbe anche dare per certo di ascoltare la solita roba, i soliti pezzi classici e tipici del loro sound; ma chi, come me, li segue da moltissimi anni e li ama per tutto ciò che propongono, riescono a recepire le sottilissime note che differenziano le varie release, facendo si che non si abbia l'impressione di sentire suoni già uditi nel passato; oppure non si sente affatto la necessità di poter dire di essere annoiati. Non si hanno, nel modo piu' assoluto, cali di sonorità. Ogni singolo musicista esprime la propria bravura, ogni singolo strumento è ben udibile e distinguibile dagli altri, tanto da provocarci non uno, non dieci, ma cento attimi di puro godimento musicale per le proprie orecchie. Quando si suol dire che ogni tassello è piazzato alla perfezione nel punto giusto. Ecco, proprio questo apprezzo dei Lacrimosa: la loro immensa creatività nel comporre buona musica non ha mai modo di deludere gli ascoltatori. Perchè una cosa è certa, quando si giunge ad avere 25 o più anni di carriera musicale alle spalle, c'è sono un modo per classificare una band di questo tipo:

Perfettamente in linea e in coerenza con le loro proposte, regalandoci sempre nuove ed entusiasmanti sensazioni nell'ascoltare ciò che suonano. Band, la quale, ancora oggi, dopo svariati decenni di attività, dimostra creatività, fantasia e ottima tecnica musicale.

 

Fabio Sansalone

85/100


Ciò che ne emerge da questo concept è un richiamo al precedente "Inferno", solo sviluppato con superiore tenacia e maggiore imponenza nei riff di chitarra e negli arrangiamenti orchestrali. 

Con "Stille", i Lacrimosa, giungono all'apice della loro maestosità, riuscendo perfettamente ad amalgamare le parti Heavy con gli inserti di piano.

Già dall'opener ci si può fare una idea di che pasta è fatto il full lenght. "Der erste tag" inizia con un lungo intro di struggente melodia, seguito dalla voce di Tilo che dolcemente si immerge nei vari suoni.

Ecco così che il dolce suono della batteria inizia ad accompagnare e a completare il quadro. Dopo qualche minuto è la volta delle chitarre che imponenti si aggiungono al tutto.

Tra aumenti di ritmo, momenti di quiete dedicati alle sinfonie del piano e cori soavi, posso, da amante dei Lacrimosa, affermare  che abbiamo a che fare con una delle più belle canzoni mai scritte  da Tilo Wolff. Oltre dieci minuti di estasiante godimento che ti trasporta, ti carica di emozioni e ti soddisfa l'ascolto.

Spiazzante è la seconda traccia che, dopo una carica acquisita dall'opener e  immersi di già in determinati ritmi, ci troviamo ad ascoltare una ballad interamente cantata da Anne Nurmi. Ad accompagnare la sua voce una soave fisarmonica e delle chitarre struggenti. Con la terza traccia: "Siehst Du Mich Im Licht?" riprende il ritmo intrapreso dall'opener. Batteria imponente, cantato duettato da Tilo ed Anne e assoli di chitarra in sottofondo emanano dolci suoni. Classico giro di tastiere completano il tutto.

Dopo questa canzone ritmata e carica di suoni, sussegue un'altra delle più belle canzoni firmate Lacrimosa. "Deine Nahe". Si alternano momenti di carica emotiva  con altri di struggente melodia. Il piano fa da cornice per quasi tutto il percorso, lasciando di tanto in tanto spazio alle sfuriate di chitarre quasi graffianti.

A concludere la canzone una stupenda sfuriata di assoli di piano e chitarra, accompagnati  alla grande da giri di batteria molto maestosi.

Ottimo intro di duetto piano-Tilo, iniziano il percorso della successiva traccia.

Anche stavolta si ha una mistura di chitarre graffianti, melodie di piano e alternanza  di voce tra lo struggente ed il pulito.

Giunti alla sesta traccia, semi ballad che fa da ponte, come se fosse il momento di fare una pausa. Ed effettivamente c'era bisogno di riposare un pò l'ascolto perchè già dalla canzone successiva ritornano i riff graffianti di chitarre. Al cantato ritorna Anne Nurmi,  che riesce benissimo a tenere testa ad una canzone dove non mancano suoni più soft  ma che ha, per gran parte, uno sfondo cupo e abbastanza ritmato.

In conclusione ci ritroviamo una canzone molto lunga, circa 15 minuti di assoluto godimento artistico. Qua le sonorità ritornano quasi all'opener track, come in un seguito.

Suoni molto vari, alternanza di tristi melodie con soavi ritmi di chitarre e batteria.

La dolce voce di Anne e i cori che di tanto in tanto si immergono nel contesto ti catapultano con la mente quasi a sognare.

Il cantato di Tilo molto pulito e a tratti malinconico. Verso la fine il ritmo aumenta, trasformando quella malinconia in suoni quasi allegri.

E dopo più di un'ora di ascolto, tra sbalzi di melodie tristi e allegre, ritmi  graffianti e struggenti con alternanza di dolci sinfonie di pianoforte e cori,  possiamo affermare che Stille è l'apice artistico dei Lacrimosa.

Composizioni assolutamente di alto livello, mai noiose o di scarsa qualità.

Senza ombra di dubbio l'album più intrigante e bello che abbiano mai sfornato.

 

Fabio Sansalone

100/100