A quattro anni di distanza dall'ambizioso e avvincente Imaginaerum, i Nightwish pubblicano Endless Forms Most Beautiful, il loro ottavo album in studio, il quale rappresenta una svolta nella carriera del gruppo finlandese. Nel ruolo di cantante principale Anette Olzon lascia infatti il posto a Floor Jansen, già cantante dei ReVamp e degli After Forever. Inoltre Troy Donockley, che aveva già suonato come session member della band dal 2007 suonando flauti e cornamuse, diventa componente principale.

Quando si parla di Nightwish ormai è chiaro cosa aspettarsi: Endless Forms Most Beautiful è un album molto ben scritto, composto, orchestrato e suonato, nel quale i tecnicismi e le abilità individuali vengono lasciati in secondo piano in favore di una scrittura complessivamente organica e solida. Anche le orchestrazioni sono perfettamente e minuziosamente dosate in modo da valorizzare ogni singola parte di ogni brano. La differenza con il predecessore è subito palese: al posto della grandiosità e della forza di Imaginaerum l'album offre un mood più pacato e nel complesso meno potente. Certo, le canzoni aggressive e i riff granitici non mancano, ma in generale l'atmosfera è più rilassata e arricchita di pezzi più ricercati e parti strumentali folk sempre più presenti, che donano le canzoni di un ampio respiro e che conferiscono all'album una straordinaria varietà di suoni. Il risultato sarebbe ancora migliore se non fosse per la produzione dell'album, la quale risulta scialba e incapace di rendere la giusta grinta e immediatezza alle canzoni; alcune di queste risultano infatti al primo ascolto leggermente vuote e l'ascoltatore necessita di 4, 5, 6 ascolti per riuscire a comprendere e ad affezionarsi alle melodie proposte. I testi in questo lavoro sono particolarmente ispirati e prendono ispirazione dalla teoria evolutiva di Charles Darwin e da altri testi scientifici come The Ancestor's Tale: A Pilgrimage to the Dawn of Life e The Greatest Show on Earth: The Evidence for Evolution di Richard Dawkins. Endless Form può infatti essere considerato un vero e proprio concept album che ha come tema quello della bellezza e del potere della natura e dell'importanza dell'evoluzione per la creazione di tutti gli esseri viventi.

L'album parte con A Shudder Before The Beautiful, un pezzo che ha la funzione di accogliere e di guidare l'ascoltatore all'interno delle tematiche trattate nel disco. Ma è col secondo pezzo che le cose si fanno davvero interessanti: Weak Fantasy è una canzone aggressiva, dinamica, vivace, capace di catturare quasi immediatamente l'ascoltatore e in cui Floor Jansen da prova della sua versatilità passando frequentemente da voci melodiose a parti molto aggressive. Il ritmo rallenta subito però con Ѐlan, primo singolo dell'album, un pezzo molto orecchiabile farcito di melodie e spunti folk che regalano atmosfere sognanti e che sono in grado di valorizzare ancora di più lo strumentale e il cantato. Le due canzoni successive sono invece molto meno efficaci delle precedenti: Your Is An Empty Hope e Our Decades in the Sun partono infatti molto bene ma non sono però in grado di mantenere tale livello per tutta la durata del pezzo. La prima è la canzone più dura dell'album, con un accattivante riff aggressivo che però risulta troppo ripetitiva sopratutto nei minuti finali; la seconda è una ballad con un atmosfera molto intimista e delicata la quale, sebbene regali varietà e melodia al sound del disco, non riesce ad arrivare all'ascoltatore come dovrebbe, a causa di un ritornello non particolarmente ispirato e di una parte finale strumentale che allunga inutilmente il brodo. My Walden è un pezzo dalle forti tinte folk che può essere considerato la naturale prosecuzione di I want my tears back di Imaginaerum, nel quale la cornamusa di Donockley la fa da padrone e che allarga ancora di più la gamma sonora dell'album. Con la successiva title track il ritmo si riaccende; il pezzo è in perfetto stile Nightwish e presenta riff catchy e un ritornello molto efficace. Edema Ruh è invece un mezzo passo falso: nonostante fosse stato inizialmente scelto come primo singolo esso presenta una struttura e una linea vocale fin troppo banale, con una chitarra troppo legata a pentatoniche blues quanto mai fuori luogo; l'unica cosa che salva il pezzo è il bellissimo intermezzo folk offerto dal solito Donockley. Il disco si riprende poi con Alpenglow, che al contrario del precedente riesce a catturare l'attenzione con un bel ritmo e un ottimo cantato, seguito da The Eyes Of Sharbat Gula. Quest'ultimo pezzo è davvero una bella sorpresa: uno strumentale ispirato dalla foto di Steve McCurry, Afghan Girl, che ritrae il volto di una ragazza afghana di nome Sharbat Gula. La canzone contiene un mood rilassante e malinconico, arricchito da sonorità folk e da cori di bambini che portano l'ascoltatore a chiudere gli occhi e a perdersi completamente all'interno della melodia. The Eyes Of Sharbat Gula funge anche da perfetto intermezzo fra le precedenti canzoni e l'ultima traccia dell'album, la maestosa The Greatest Show On Earth. Questo è il pezzo più lungo e più ambizioso mai scritto dai Nightwish; esso si compone di cinque parti, ognuna delle quali è capace di far venire letteralmente i brividi a chi ascolta. Chitarre aggressive, imponenti parti orchestrali e melodie trascinanti ci accompagnano per 24 minuti di tributo alla natura e alla forza dell'evoluzione. Questo pezzo è semplicemente una spanna sopra a tutti gli altri dell'album.

Riassumendo, con Endless Form Most Beautiful i Nightwish hanno dato vita ad un disco molto valido, ma ovviamente non perfetto. Sebbene l'album infatti presenti alcuni pezzi veramente ben composti ed emozionanti, altri sono dei mezzi passi falsi che, uniti ad una produzione per nulla eccelsa, non permettono all'album di raggiungere le vette che probabilmente avrebbe meritato. Ad ogni modo l'ascolto è assolutamente d'obbligo e consiglio sopratutto di prestare particolare attenzione ai testi, i quali costituiscono una parte essenziale nella comprensione della bellezza di questo disco.

 

 

 

Jacopo Nardini

78/100