Il 15 gennaio 2016 è uscito "Into the Legend", secondo album dei Rhapsody of Fire dopo l’uscita di Luca Turilli. L’album, fortemente atteso è stato anticipato dall’ official video della title-track "Into the Legend", dal lyric video della ballad "Shining star" e dall’audio video di "Distant Sky". A primo impatto, la title-track mi aveva lasciata un po’ perplessa. Non riuscivo a capire se mi piacesse o meno, ero uno po’ combattuta con me stessa, però ho pensato 'magari sentendo l’album cambio idea'. Discorso diverso è stato con "Shining Star" e "Distant Sky". La prima mi è piaciuta fin da subito, per la sua estrema dolcezza e il ritornello incalzante. La seconda mi ha conquistato anima e cuore per il suo evidentissimo 'ritorno alle origini'. Poco dopo, l’album intero. Si parte con "In Principio", intro orchestrale di quasi 3 minuti che non annoia nemmeno per un secondo, anzi, trascina l’ascoltatore verso il primo pezzo, "Distant Sky", sicuramente uno dei preferiti di tutto il full-lenght. Sembra di essere tornati ai tempi di "Emerald sword" e, per quanto io non sia una nostalgica, non ho potuto che felicitarmi di questa scelta. Il ritornello è qualcosa di assolutamente epico, preceduto da un pre-chorus scandito da voce e batteria. Il terzo pezzo è la title-track e primo singolo, "Into the Legend". Se a primo impatto non l’avevo apprezzata più di tanto, nell’ ascolto complessivo ha guadagnato punti, rivelandosi un pezzo travolgente. "Winter’s rain", il quarto pezzo, è ormai mia compagna fedele nei miei viaggi verso l’università. Un brano coinvolgente, combattivo, che fa venire voglia di prendere spada e scudo per affrontare l’ignoto. Brano degno di nota è anche "A Voice in the Cold Wind", uno di quei brani che definisco 'instoppabili'. Chorus in latino e soprani potenti per "Valley of Shadows", dove la voce di Fabio Lione, seguita dal soprano Manuela Kriscak, provoca pelle d’oca non da poco. Un connubio che porta in un’altra dimensione. Su "Shining star" ho avuto dei ripensamenti. Se da sola l’avevo apprezzata molto, nel complesso ho trovato che facesse perdere un po’ di pathos al tutto. Da ascoltare in ogni caso, però tendo a skipparla di più rispetto agli altri brani. L’atmosfera si rialza con "Realms of Light", anche se l’apice lo abbiamo con "Rage of Darkness" e "Kiss of Life". Quest’ultima, una suite di circa 17 minuti, è l’estremo capolavoro di un album che va ascoltato a priori, soprattutto se si è amanti non solo dei Rhapsody, ma soprattutto di quel power metal sinfonico che spesso viene definito come “tutto draghi e cavalieri”. Qui il vero drago è questo pezzo, la cui durata è anche troppo breve per la bellezza di cui è composto. Al primo ascolto mi ero ritrovata a pensare “saranno passati due minuti” e invece ne erano già passati 10. L’equilibrio tra i componenti è ormai sempre più limpido e la qualità di mixing e mastering da' valore aggiunto al tutto. Con album così, una sola cosa viene da dire: bentornati, Rhapsody of Fire. 

 

Irene Eva

89/100